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	<title>Blog di Alessandro Furnari &#187; osteoporosi</title>
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	<description>Il blog di Alessandro Furnari, ambiente, salute, energia rinnovabile, informazione, rifiuti zero, mobilità sostenibile, acqua pubblica, sicurezza alimentare, diritti dei lavoratori, controinformazione. Le soluzioni sostenibili per il Comune di Taranto. La lista civica cinque stelle di Beppe Grillo a Taranto</description>
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		<title>Sano come&#8230;il Latte</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[latte]]></category>
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Recenti       ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali       presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne       vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei       paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img class="alignnone size-full wp-image-1190" title="latte" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/latte.jpg" alt="latte" width="215" height="300" /></p>
<p align="left">Recenti       ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali       presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne       vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei       paesi dove viene consumata una maggiore quantità di latte e formaggio:       Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo in cui       il consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente, sono anche       quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente diffusa fino a diventare una       piaga sociale.<br />
Sembra       quasi che i medici che consigliano il latte come prevenzione       dell’osteoporosi, non siano a conoscenza che l’assunzione del calcio       derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto, inibita dalla       presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte stesso.<br />
Inoltre,       fatto non meno importante, il latte tende ad “acidificare” il nostro       organismo, mentre è risaputo che per essere assimilato il calcio necessita di       ambiente alcalino.<br />
Anche il       nostro organismo, per funzionare perfettamente, ha bisogno di un Ph       neutro, se non leggermente alcalino. Il latte ingerito (assieme ad altri       alimenti acidi quali carne, pomodoro, zucchero, farine raffinate, ecc..)       crea un ambiente acido, che porta a innumerevoli malattie come       indebolimento del sistema immunitario, colon irritabile, gastriti,       emicranie, sinusiti, indebolimento del fegato e del sistema linfatico,       ambiente favorevole alla proliferazione di infiammazioni urinarie e       dell’orecchio. La medicina cinese insegna che l’ambiente acido       facilita la proliferazione di cellule tumorali.<br />
Il       discorso viene a complicarsi ulteriormente per i bambini allattati con       latte vaccino: il latte di mucca, contenendo molecole più grandi rispetto       al latte materno, tende a supernutrire il corpo ed a SOTTONUTRIRE il       cervello ed il sistema nervoso. In generale i bambini allattati al seno       sono più brillanti, più sensibili e più svegli di quelli nutriti con       latte vaccino: inoltre il latte materno aiuta lo sviluppo corretto del       sistema immunitario, che poi verrà distrutto in parte dalla bomba a       orologeria dei vaccini obbligatori, ma questo è un altro triste discorso.</p>
<p align="left"><em>Il latte materno prepara il corpo ad       albergare<br />
l’anima e lo spirito.<br />
Porta l’essere umano<br />
sulla terra e gli fa percepire<br />
l’unità con il genere umano<br />
(Haushka</em>)</p>
<p>Per       complicare ulteriormente la situazione, molto spesso vengono assunti vari       tipi di proteine durante il pasto: è procedura usuale fornire ai bambini       un bel bicchiere di latte durante il pranzo a base di carne oppure di       pesce, oppure proporre ricette contenenti carne e formaggio formulati       assieme. Anche se il gusto ne guadagna, proporre il latte ai bambini       piccoli assieme ad altre proteine equivale a disorientare, sconquassare il       loro povero fegato, che non sa più che enzima secernere: alla fine il       nostro intestino si troverà con un amalgama di proteine digerite (cioè       quelle cui fegato ha prodotto l’enzima corrispondente, dato che ne può       fornire uno solo per digestione) e un altro amalgama di proteine       indigerito (che tende ad andare in putrefazione). Quindi si avrà       inizialmente un’irritazione sul tratto digerente e conseguentemente, se       la dieta persiste, un’irritazione cronica sulle pareti dell’intestino       (con sintomi quali diarrea, stitichezza, stanchezza oppure iperattività):       e come ulteriore conseguenza, avremo un malassorbimento delle sostanze       nutritive, delle vitamine, degli enzimi e dei minerali.<br />
Al       giorno d’oggi nessuno è immune da carenze vitaminiche, vuoi per dieta       sbagliata, vuoi per intestino irritato (che spesso passa inosservato),       vuoi perché oramai anche le verdure biologiche si sono impoverite.<br />
Altro       punto importante: la causa determinante per lo sviluppo delle malattie       infettive non è dovuta, come opinione comune, esclusivamente       dall’aggressione di virus e batteri che ci giungono dall’esterno.       Occorre per prima cosa un terreno stressato (il nostro corpo nutrito in       modo errato) su cui tali batteri possano impiantarsi e svilupparsi, ed in       secondo luogo un sistema nervoso stanco e/o stressato. Studi recenti hanno       dimostrato che togliendo latte e latticini (in quanto immuno-influenti,       che vanno cioè a influenzare l’apparato immunitario) dalla dieta di 100       persone (senza alcuna spiegazione per evitare il famoso effetto placebo) e       lasciando altre 100 con la loro dieta normale, si è notato che delle       prime 100 solo 15 si sono ammalate durante il periodo freddo, mentre fra       le altre 100 le malattie da raffreddamento hanno colpito più dell’85%.<br />
Nand       Kishore Sharma, uno studioso contemporaneo, avvisa che nel latte di mucca       ci sono troppi ormoni, residuo della loro alimentazione industriale       contenente (fra le altre “prelibatezze” varie) l’ormone della       crescita, per produrre vacche grasse. Basta poca, pochissima immaginazione       per immaginare quali effetti hanno sull’organismo dei bambini allattati       con tale prodotto: crescita ponderale esagerata, gonfiore del corpo,       coliche intestinali. Analogo discorso avviene per gli adulti, ma in       maniera più sottile, in quanto chi cresce non è il corpo, ma ciò che si       presta alla crescita all’interno del nostro organismo, come per esempio,       i tumori.<br />
Poche       persone sono a conoscenza che buona parte della popolazione dei paesi       industrializzati è esposta ad concentrazione di diossina tali da avere       effetti sull’efficienza riproduttiva di uomini e donne (da notare come       siano in aumento le tecniche di inseminazione artificiale) e da provocare       casi di cancro in una persona su 1.000. L’assunzione di diossina avviene       per ingestione con il cibo, soprattutto latte, latticini e carne.<br />
Ancora       a proposito di cancro: in uno studio, condotto presso la Harvard       University su 145 donne di Boston si è riscontrato che le donne che       consumano yogurt e formaggi freschi hanno una probabilità tre volte       maggiore di contrarre cancro alle ovaie. A tal proposito è utile       ricordare che la Danimarca (paese in cui si fa un elevato consumo di       grassi e latticini) ha un’incidenza di cancro alle ovaie di ben sei       volte maggiore rispetto al Giappone, dove si consumano pochissimi       latticini.<br />
Esiste       un test per capire se si è consumatori di latte e formaggio. Alcune delle       domande proposte sono:<br />
1)       Tendete ad avere la pressione alta?<br />
2)       Sentite il bisogno di lavarvi spesso?<br />
3)       Avete forfora o perdete capelli?<br />
4)       Avete foruncoli attorno alla bocca o sulle guance?<br />
5)       Soffrite di osteoporosi?<br />
6)       Avete dolori addominali?<br />
7)       Avete problemi di pelle?<br />
8)ecc..</p>
<p>Un       libro molto interessante, “La cucina del diavolo” di Gunter Schwab,       porta alcuni passi interessanti:<br />
“il       latte delle mucche che ricevono prodotti coltivati con concime artificiale       (composto da protidi sintetici ed altri preparati chimici) non può essere       considerato alimento protettivo, e cagiona nell’organismo eczemi e       disturbi intestinali che possono avere conseguenze mortali”<br />
“nel       latte di mucche nutrite con farina di soia, fu riscontrata la presenza di       tricloroetilene, usato nell’estrazione dell’olio dai suoi semi”       molto tossico!<br />
“mi       è nota una disposizione, secondo la quale il latte di mucche trattate con       penicillina, può essere venduto solo 3 giorni dopo la cura”<br />
“DDT       e composti esavalenti, i nostri più energici veleni, impiegati nelle       campagne, si ritrovano nel grasso del latte”<br />
Nei       ristoranti và di moda la panna: aiuta a non far attaccare il cibo       dimenticato in padella, lega con gli ingredienti, fa consistenza, ed       inoltre piace al cliente. Il cibo cucinato ad alte temperature con la       panna è una delle cose più dannose che esistano: chi ha fatto il       lavapiatti sa quanta fatica ci vuole a scrostarla dalle padelle una volta       che è a temperatura ambiente. Lo stesso discorso vale per le nostre       pareti dell’intestino. (da C.Corvino, “L’arte di cucinare in armonia       con le stagioni – Estate” ed. Macroedizioni)<br />
Il       dott. Roberto Marrocchesi, esperto in nutrizione, avvisa che tra il 70% e       il 90% dell’umanità non digerisce il latte. Questa intolleranza venne       individuata e descritta con enorme ritardo nei circoli scientifici a       partire dal 1958. Finora sono stati individuati quattro tipi di       intolleranza al latte: 1) la più importante, e cioè quella di       intolleranza al lattosio 2) quella di sensibilizzazione alle proteine 3)       l’intolleranza psicogena, cioè pura e semplice avversione da disgusto e       4) quella causata da microinquinamento batterico o chimico in un latte       industrialmente trattato (residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari,       antimuffe, coloranti, ecc..).<br />
La       sensibilità del pubblico al problema delle allergie causate dai latticini       è ancora scarsa: è stata così potente e capillare la pubblicità da       parte delle fonti più autorevoli e “al di sopra delle parti” che il       parere dominante è che non solo il latte è un cibo valido, ma che è un       cibo perfetto per grandi e piccini. Ne consegue che la causa degli       innumerevoli problemi di salute contemporanei rimane “sconosciuta”.
</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tratto da: www.disinformazione.it</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo di Susanna Berginc</em></p>
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