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    Un nuovo giornale: ‘il Fatto Quotidiano’

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | settembre 24th, 2009

    ilfatto20090923-1Nessun contributo pubblico, nessun azionista di controllo, “saremo sottoposti solo al giudizio dei nostri lettori”.

    Ecco come queste ambiziose premesse sono state realizzate: – No ai contributi della legge sull’editoria. Il Fatto Quotidiano non ha e non avrà gruppi parlamentari di riferimento. – Nessun azionista di controllo. Lo statuto della società editrice prevede che il capitale sociale, oggi di 600.000 Euro, sia costituito da tre tipi di azioni: – La categoria A destinata agli azionisti imprenditori che non possono nel complesso detenere più del 70% del capitale; ciascuno di loro non può possedere più del 16%; – La categoria B destinata ad azionisti operatori (fino ad ora giornalisti) con complessivamente il 30% del capitale; – Le azioni speciali destinate ai lettori ed agli abbonati che partecipando alle Assemblee potranno verificare dall’interno la veridicità dello slogan “Questo è il vostro giornale”.

    Linea politica la Costituzione

    (editoriale del direttore – Antonio Padellaro)

    Ci chiedono: quale sarà la vostra linea politica? Rispondiamo: la Costituzione della Repubblica. Non è retorica ma drammatica realtà. Prendete il principio di legalità sancito dall’articolo 1. Cosa c’è di più rivoluzionario in un Paese dove ogni giorno la legge viene adattata ai capricci dell’imperatore e dei suoi cortigiani? E l’articolo 21 quando afferma che l’informazione non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure? Vi sembra che il direttore del Tg1 ne tenga conto, quando decide che gli italiani non devono sapere né delle prostitute a casa Berlusconi né degli insulti di Brunetta? Ci dicono: che bisogno c’è di un altro giornale? Eppure questo bisogno lo sentiamo talmente da avervi investito il nostro mestiere e i nostri risparmi. Quando Indro Montanelli fu costretto a lasciare il “suo” Giornale e fondò la Voce, spiegò di aver giurato a se stesso: “Mai più un padrone”. Ne aveva abbastanza dei trombettieri al servizio dell’uomo di Arcore. Anche noi possiamo dire che qui di padroni non ne abbiamo. La proprietà del Fatto Quotidiano è ripartita in piccole quote equivalenti tra un gruppo di soci che hanno come unico scopo quello di garantire l’autonomia del giornale e di far quadrare i conti. Piccoli azionisti ai quali in tanti chiedono di aggiungersi per dare una mano. Ricchi non siamo ma non chiederemo un solo euro di sovvenzioni pubbliche o di partito. Sono già 30mila coloro che ci sostengono in questa scelta con i loro abbonamenti. Una prova di fiducia senza precedenti, visto che il giornale lo vedranno solo oggi. Grazie. Il Fatto sarà un giornale di opposizione. A Berlusconi, certo, perché ha ridotto una grande democrazia in un sultanato degradante. Ma non faremo sconti ai dirigenti del Pd e della multiforme sinistra che in tutti questi anni non sono riusciti a costruire uno straccio di alternativa. Troppi litigi. Troppe ambiguità. E poi vedremo se Di Pietro riuscirà, davvero, a creare qualcosa di nuovo, liberandosi dei riciclati soprattutto al Sud. Lo abbiamo chiamato il Fatto in memoria di Enzo Biagi che ci ha insegnato a distinguere i fatti dalle opinioni. Un grande giornalista e un uomo perbene epurato, come Montanelli, dalla compagnia dei servi e dei mediocri. Pensando al loro coraggio ci facciamo coraggio.

    Un giornale per i giovani

    Il target si annuncia giovane: “infatti il 60% degli abbonati ha scelto la versione pdf del giornale” , segno che anche i giovani sono interessati alla politica e all’approfondimento. Il Fatto Quotidiano si presenta come un caso, raro in Italia nel cartaceo, di editoria pura: la proprietà è dei redattori e dei piccoli azionisti e non verranno percepiti i finanziamenti pubblici. Perchè è giusto che sia così, è eticamente corretto che un giornale si mantenga con i guadagni derivanti dal consenso dei lettori, è la qualità dell’informazione che deve emergere, deve emergere il giornalismo. Se un giornale non vende, allora deve chiudere, perchè vuol dire che “non è gradito” dai lettori. Attualmente in Italia quasi la totalità dei giornali vende pochissime copie e chiuderebbe se non percepisse i finanziamenti pubblici, questo è il segno evidente che in Italia “non si fa buon giornalismo”. Quei giornali non ci servono, dovrebbero chiudere. Come dice Clay Shirky: “la società non ha bisogno dei giornali, ha bisogno di giornalismo“.

    Alessandro Furnari

    Tags: Antonio Padellaro, Clay Shirky, giornale, giornalismo, il fatto quotidiano, Marco Travaglio

    L’ importanza di internet per l’ informazione

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | agosto 10th, 2009
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    I dati audiweb del 20 maggio 2009 mostrano che in Italia circa 30 milioni di persone hanno un accesso a internet e di queste circa l’80% ha una connessione veloce. Tra questi c’è addirittura un valoroso 6% che ha abbandonato la televisione a favore della rete, ma nonostante questi dati siamo ancora lontani da Paesi come Inghilterra, Germania, Francia in cui la percentuale di persone che usa internet abitualmente, usufruendo di una connessione veloce, è nettamente superiore ai dati del nostro Paese. In Italia c’è una parte di persone che non naviga in rete in quanto non sa usare il computer. E’ importante invece avviare un processo di alfabetizzazione informatica affinchè si possa superare il digital divide che ancora ci appartiene. La rete offre informazioni senza censura, in tempo reale e, soprattutto, in rete esiste un feedback che in televisione non c’è. Se in rete si dice una “bugia” si viene subito smentiti. Ci sono stati politici che hanno provato ad aprire un loro blog, ma hanno ricevuto talmente tanti commenti negativi che hanno deciso subito di chiuderlo. Per loro l’unico posto dove possono continuare a dire bugie (ancora per poco) è la televisione. Oggi in Italia “la televisione è il luogo delle bugie in cui si omettono le informazioni “scomode” e si costruiscono false verità e si distorce l’informazione. In Italia l’informazione è parzialmente libera, è il dato ufficiale espresso da Freedom House, un istituto di ricerca situato a Washington che ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo. Nel rapporto 2009 di F.H. il nostro Paese viene declassato da Paese “libero” a “parzialmente libero”, siamo l’unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia. Tra le cause di questa situazione Freedom House cita le continue intimidazioni ai giornalisti e i tanti processi per diffamazione a carico di altrettanti giornalisti, tra cui ne cita alcuni tra i più eclatanti, tra i quali quelli a carico di Alexander Stille e di Marco Travaglio. In Italia i giornalisti “subiscono intimidazioni” tali da indurli ad “essere condizionati”. Ecco perchè la televisione ed i giornali sono diventati dei mezzi di comunicazione al servizio del potere. Per questo motivo la televisione ed i giornali non servono più. Milioni di euro “regalati” dallo Stato per finanziare giornali che non fanno vero giornalismo. Occorrono informazioni reali, occorre giornalismo vero. “La società non ha bisogno dei giornali, ha bisogno di giornalismo (Clay Shirky)”. In questa Italia in cui “l’informazione è malata“, la rete è la nostra unica speranza per informare e per resistere. La rete ci salva e ci salverà.

    Alessandro Furnari

    Tags: Clay Shirky, Freedom House, informazione