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	<title>Blog di Alessandro Furnari</title>
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	<description>Il blog di Alessandro Furnari, ambiente, salute, energia rinnovabile, informazione, rifiuti zero, mobilità sostenibile, acqua pubblica, sicurezza alimentare, diritti dei lavoratori, controinformazione. Le soluzioni sostenibili per il Comune di Taranto. La lista civica cinque stelle di Beppe Grillo a Taranto</description>
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		<title>Gli inceneritori &#8220;uccidono&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inceneritori e tumori]]></category>

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		<description><![CDATA[

La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana.
Se chi parla di termovalorizzatori è un politico, probabilmente è ignorante; se è un tecnico, vi sta prendendo in giro. La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana e serve per non spaventare i cittadini. Il loro vero nome è: “inceneritori di rifiuti con recupero energetico”. Incenerendo i materiali dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-1343" title="INCENERITORE" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/INCENERITORE.jpg" alt="INCENERITORE" width="388" height="264" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Se chi parla di termovalorizzatori è un politico, probabilmente è ignorante; se è un tecnico, vi sta prendendo in giro. La parola <em>“termovalorizzatore” </em>è un’invenzione tutta italiana e serve per non spaventare i cittadini. Il loro vero nome è: <em>“inceneritori di rifiuti con recupero energetico”</em>. Incenerendo i materiali dopo il loro uso si recupera solo un quarto dell’energia usata per produrli. Il vero recupero energetico si ottiene invece con il riutilizzo di tali materiali il maggior numero di volte possibile. Secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per <em>“valorizzare” </em>un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo, mentre l’incenerimento (anche se con recupero energetico) costituisce semplice smaltimento. Il termine <em>“termovalorizzatore” </em>non viene mai utilizzato nelle normative europea e italiana di riferimento, nelle quali si parla solo di “inceneritori”. Ad esempio, Decreto Legislativo 133/2005 definisce <em>“impianto di incenerimento: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento, con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione.”</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>Nulla si crea, nulla si distrugge…</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Purtroppo tutti gli inceneritori rispondono ad una delle principali leggi della Fisica <em>“nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” </em>(Principio di Conservazione della Massa). Se immettiamo nell’inceneritore 100 mila tonnellate di rifiuti (più l’aria necessaria per dare vita alla combustione), necessariamente dall’inceneritore devono uscire 100 mila tonnellate di qualcosa d’altro… e questo <em>“qualcosa d’altro” </em>sono ceneri e gas. Senza contare che gli inceneritori, per funzionare, utilizzano anche altri materiali (calce, carbone attivo, ammoniaca, filtri in tessuto&#8230;) che diventano rifiuti e vanno smaltiti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>Con l&#8217;inceneritore si elimina il problema delle discariche? Niente di più falso…</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Ogni 100 tonnellate bruciate, un moderno inceneritore <em>“produce” </em>25 tonnellate di ceneri pesanti che devono essere collocate in discariche speciali (a meno che non si voglia combinare disastri, utilizzandole per la produzione di cemento o asfalto… pratica assolutamente legale che però vari studi dimostrano essere molto nociva per la salute). In aggiunta vengono <em>“prodotte” </em>circa 3 tonnellate di ceneri volanti (quelle che rimangono intrappolate nei filtri) che sono ceneri altamente tossiche da collocare in discariche per rifiuti pericolosi! Anche i fanghi derivati dalla depurazione dell’acqua utilizzata dall’impianto vanno posti in discarica, così come i filtri esausti, intrisi di ogni genere di veleni.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: normal;"><strong>Aumento rifiuti</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">L’aumento dei rifiuti non è un fatto inevitabile!!! Certo, se non si fa nulla, è chiaro che aumentano. Se invece si lavora per ridurre la produzione dei rifiuti allora si può ottenere gradualmente un forte calo! E&#8217; quello che è successo, ad esempio, al Consorzio Priula di Trevisio (240.000 abitanti) dove la quantità di rifiuti per abitante all’anno è passata da 440kg nel 2000 a 364 nel 2007! Basta volersi impegnare, ad esempio, incentivando l’uso di pannolini lavabili, la realizzazione delle <em>“Case dell’Acqua” </em>(minor utilizzo di bottiglie di plastica), la vendita di prodotti sfusi e alla spina (detersivi, shampoo&#8230;), i mercatini dell’usato, il compostaggio domestico e disincentivando <em>“l’usa e getta”</em>, gli imballaggi inutili e i sacchetti di plastica.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>Raccolta differenziata</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Il Consorzio Priula della Provincia di Treviso, serve 240.000 abitanti e 10 Comuni, con un raccolta differenziata del 80%!!! Novara, capoluogo di provincia di 110 mila abitanti è al 70% di raccolta differenziata…  <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">La raccolta differenziata a </span><span style="color: #000000;"><strong><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">Taranto</span></strong></span><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;"> è ad un livello “inesistente”, si potrebbe fare moltissimo con poco sforzo, basterebbe volerlo!</span> Secondo gli esperti ogni territorio può arrivare tranquillamente minimo al 75% di raccolta differenziata, <em>ma dopo cosa si butta nell&#8217;</em>inceneritore?</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>Impianti di nuova generazione</em></strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><em>Gli impianti moderni“</em>, <em>”di nuova generazione”</em>, come quelli vecchi, continuano ad emettere in atmosfera centinaia di sostanze inquinanti, tra cui, le più pericolose sono: ARSENICO, BERILLIO, CADMIO, CROMO ESAVALENTE, NICKEL, COBALTO, MANGANESE, VANADIO, MERCURIO, TALLIO, ZINCO, PIOMBO, BENZENE, ETRACLORURO DI CARBONIO, CLOROFORMIO, CLOROFENOLI, TRICLOROETILENE, DIOSSINE, FURANI e POLVERI ULTRAFINI (fonte IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). Quello che cambia è la concentrazione di questi veleni per ogni metro cubo di fumi emessi, decisamente inferiore negli impianti nuovi (va però detto che gli impianti nuovi sono più grandi di quelli vecchi, quindi emettono in atmosfera un maggior numero di metri cubi di fumi). Questo è sufficiente per dire che sono sicuri per la salute dei cittadini? La parola al Professor Luigi Bisanti, Presidente dell’Associazione Italiana Epidemiologia: <em><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">“Gli impianti d’incenerimento di vecchia generazione hanno sicuramente comportato l’esposizione  ambientale della popolazione residente a livelli elevati di sostanze tossiche. Si può concludere che esistono prove convincenti dell’associazione tra l’esposizione alle emissioni degli impianti d’incenerimento di vecchia generazione (in particolare a diossine) e l’aumento di frequenza di tumori in alcune sedi.”</span></em><em> </em>A dimostrazione di tutto questo, nel 2007 l’Unione Europea ha finanziato un rigoroso studio scientifico sulla popolazione residente a Forlì, per almeno 5 anni, entro 3,5 km da due inceneritori (rifiuti solidi urbani e rifiuti ospedalieri):  <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">l’esposizione ai metalli pesanti ha prodotto un aumento di mortalità per tutti i tumori nelle donne da +17% a +54% a seconda del tipo di tumore (mammella, stomaco, colon, retto…)</span>. </span></span></p>
<p><a href="http://www.alessandrofurnari.it/2009/08/18/forli-inceneritori-e-tumori/" target="_blank">http://www.alessandrofurnari.it/2009/08/18/forli-inceneritori-e-tumori/</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Per quanto riguarda gli impianti di nuova generazione? <em>“A causa del poco tempo trascorso dall’introduzione delle nuove tecnologie d’incenerimento </em>– sostiene Bisanti &#8211; <em>non sono ad oggi disponibili evidenze chiare di rischio legato agli impianti di nuova costruzione.” </em>Quindi chi sostiene che i nuovi inceneritori sono sicuri, MENTE, in quanto nessuno può saperlo oggi. Si saprà tra 20/30 anni, quando verranno fatti degli studi sulle popolazioni che avranno vissuto per lungo tempo nei pressi di questi impianti. Non so voi&#8230; ma a noi l’idea che i nostri figli facciano da cavie non piace molto. Comunque qualcosa sugli inceneritori di nuova generazio<span style="font-style: normal;">ne </span><em>già oggi si può dire: nel maggio 2006 la Federazione Italiana </em>Medici di Medicina Generale (FIMMG) ha scritto sul suo notiziario: <em><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">“Gli inceneritori di ultima generazione con le loro alte temperature nei forni contribuiscono grandemente all’immissione nell’ambiente di polveri finissime che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10. L’incenerimento dei rifiuti, tra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l’ambiente e per la salute umana.”</span></em><em> </em>In questi ultimi anni, molte altre associazioni mediche si sono schierate contro l’incenerimento dei rifiuti (anche tramite gli impianti di ultima generazione), tra cui, l’ARTAC (associazione francese per la ricerca terapeutica contro il cancro), la Società Britannica di Medicina Ecologica, l’ISDE (International Society of Doctors for the Environment) e la FRER (federazione regionale ordine dei medici dell’Emilia Romagna). Anche il WWF e Greenpeace sono contro gli inceneritori.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il rispetto dei limiti di legge non è garanzia di sicurezza sanitaria!!!</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Il dott. Paolo Crosignani, direttore del Registro Tumori di Milano, durante la sua conferenza a Bovisio Masciago sul tema <em>“Inquinamento ambientale e danni alla salute”</em>, ha detto chiaramente che <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">i limiti di legge hanno un valore puramente tecnico e non sanitario</span>. I limiti di legge non sono sinonimi di sicurezza, rispecchiano solo le prestazioni possibili con le migliori tecnologie oggi esistenti e, come recita la norma, compatibili con i costi di esercizio. <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">Questo significa che il rispetto dei limiti di legge per le emissioni di un impianto non significa che quell’impianto è sicuro!</span> Sarebbe come dire che chi fuma 60 sigarette al giorno è a rischio tumore al polmone e chi ne fuma solo 10 non corre rischi! Ne corre certamente di meno, ma non è al sicuro! <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">D’altronde anche i vecchi inceneritori, all’epoca in cui sono entrati in funzione rispettavano i limiti di legge vigenti a quel tempo&#8230; oggi sono considerati molto inquinanti e pericolosi.</span> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: normal;"><strong>Polveri sottili</strong></span><span style="font-style: normal;"><strong>: </strong></span><strong>le polveri più pericolose, quelle più piccole, non sono filtrabili!</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">Il vero problema degli inceneritori di nuova generazione è che, bruciando i rifiuti a temperature elevatissime, producono polveri molto sottili (di dimensioni inferiori al PM2,5), che sono le più aggressive per la salute umana!</span> </span></span></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ume1dVPXuHo&amp;feature=player_embedded" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=Ume1dVPXuHo&amp;feature=player_embedded</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Queste <em>“nanopolveri” </em>non sono catturabili dai filtri applicati agli inceneritori e si liberano in atmosfera aggiungendosi alle polveri emesse da altre fonti inquinanti (traffico urbano, industrie, la Pedemontana&#8230;). Trasportate dal vento per chilometri, una volta respirate, passano il filtro dei polmoni ed entrano nel sangue, accumulandosi in modo irreversibile nel nostro organismo e provocando l’aumento di malattie del polmone, cardiache, cerebrali, tumori e malformazioni dei feti. <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">Purtroppo le attuale leggi in materia di inceneritori non prendono in considerazione questo tipo di inquinante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che l’inquinamento dell’aria causa in Italia 8000 morti all’anno.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>RIFIUTI FONTE RINNOVABILE DI ENERGIA?</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>Falso, lo sono diventati grazie alla solita legge fantasiosa <em>“all’italiana”</em>.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">I rifiuti non sono una fonte rinnovabile di energia!! Dal 1992 gli inceneritori hanno usufruito degli incentivi (CIP6) che erano stati previsti a sostegno delle fonti rinnovabili di energia (sole, vento, geotermia..). Tutto ciò grazie ad una <em>“fantasiosa legge all’italiana” </em>in cui, inserendo la parola <em>“e assimilate” </em>prima della sua approvazione, i rifiuti e gli scarti del petrolio sono stati magicamente trasformati in <em>“assimilati alle fonti rinnovabili”</em>. Così si devia circa l’82% dei fondi che dovevano finanziare le vere energie rinnovabili (mediamente 60 euro l’anno per ogni cittadino) e che sono prelevati dalla bolletta elettrica (tassa del 7% sui consumi) che tutti noi paghiamo. Un’altra forma di incentivo agli inceneritori sono i Certificati Verdi. Si tratta di certificati che corrispondono ad una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas, carbone ecc.) perché <em>“da fonti rinnovabili”</em>, il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente. Poiché gli impianti di incenerimento vengono in Italia considerati come <em>“da fonte rinnovabile”</em>, le società che li gestiscono sono fra quelle che possono vendere i certificati verdi, ottenendo quindi questo ulteriore tipo di finanziamento. La Commissione Europea ha <em>contestato gli incentivi concessi dalla normativa italiana alle fonti </em><em>“assimilate” </em>alle rinnovabili, fra cui la combustione della frazione non biodegradabile dei rifiuti negli inceneritori. In realtà, secondo la normativa europea, solo la parte organica dei rifiuti potrebbe essere considerata rinnovabile; la restante parte può essere considerata esclusivamente una forma di smaltimento del rifiuto, escludendo esplicitamente la valenza di <em>“recupero”</em>. Pertanto, <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per gli incentivi dati dal governo italiano per produrre energia bruciando rifiuti inorganici considerandoli </span><em><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">“fonte rinnovabile”</span></em><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">.</span> <em><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">“In Italia è certo, senza le sovvenzioni delle famiglie italiane, tutti gli inceneritori, chiuderebbero il giorno dopo. Proprio come  è successo negli Stati Uniti all’inizio degli anni ‘90.”</span></em><em> </em>(Professor Federico Valerio, Istituto Tumori Genova)<em>.</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>Risparmio energetico?</em></strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">L’energia elettrica prodotta con l’incenerimento dei rifiuti è dalle 4 alle 10 volte inferiore all’energia risparmiata con il riciclaggio dei materiali (energia non utilizzata per produrre nuovi materiali). A conferma di questo esiste una vasta letteratura scientifica. Proprio per questo anche le normative europee privilegiano chiaramente il riciclo dei rifiuti all’incenerimento con recupero energetico.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><strong>L’inceneritore di Brescia è un ecomostro…</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">Il premio ricevuto dall’inceneritore di Brescia è stato assegnato da una università americana che, tra i suoi finanziatori, annovera anche una delle aziende che hanno costruito l’inceneritore!!</span> Ricordiamo inoltre che <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">nelle fattorie nei pressi dell’inceneritore (e di molte industrie pesanti) il latte prodotto dalle mucche al pascolo è stato sequestrato dai Carabinieri perché contaminato dalla diossina&#8230;</span> Alti livelli di diossina sono stati rilevati nell’aria anche in agosto,  quando tutte le fabbriche sono chiuse e l’inceneritore continua a funzionare. Altra chicca: tra coloro che avevano la responsabilità di gestire il  Registro Tumori di Brescia, c’era anche un rappresentante della società  che gestisce l’inceneritore! Inoltre l’Italia è stata condannata dall’Unione Europea in quanto i gestori non avevano presentato la Valutazione di Impatto Ambientale per la terza linea del forno (i gestori l’hanno presentata quando la linea era già in funzione!). Dalla ciminiera dell’inceneritore escono 4 miliardi e mezzo di metri cubi di fumi all’anno e la città di Brescia ha i più alti livelli di polveri sottili PM10 e PM2,5 della Lombardia, addirittura superiori a quelli di Milano! Contrariamente a tutte le altre città lombarde, l’allarme polveri sottili a Brescia scatta anche d’estate, quando le caldaie domestiche non funzionano!</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><strong>In Europa la gestione dei rifiuti del futuro non va verso l&#8217;incenerimento.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">L’Austria nel 2001 riciclava e compostava il 60% dei sui materiali post consumo, ne inviava a discarica il 30% (dopo biostabilizzazione con trattamenti meccanico biologici) e ne inceneriva solo il 10%. <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">L’Italia è l’unico paese al mondo che sovvenziona l’incenerimento di rifiuti con soldi pubblici, mentre in altri paesi europei tale pratica è tassata perché considerata contraria agli interessi collettivi</span>. Nel 2005 in Germania erano operativi 73 inceneritori e 64 impianti di trattamento meccanico biologico TMB (cioè il tipo di impianto che bisognerebbe costruire al posto degli inceneritori); mentre la maggior parte degli inceneritori è stata realizzata tra gli anni ‘80-’90, gli impianti TMB si sono imposti alla fine degli anni ‘90 e sono in forte crescita. <span style="background: #ffd320 none repeat scroll 0% 0%;">I rifiuti di Napoli spediti in Germania, contrariamente a quanto è stato scritto dai giornali, non sono stati bruciati negli inceneritori tedeschi ma trattati negli impianti TMB, recuperando materie prime secondarie che l’Italia ha poi comprato!!!</span> Con i nuovi inceneritori previsti, l’Italia diventerà il paese più</span></span> “<span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><em>inceneritorista” </em>d’Europa, dopo la Danimarca.</span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;"><em><strong>Non bruciare salute e futuro si deve, si può.</strong></em></span></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
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		<title>Ogm e Clonazione: la Bomba è nel Piatto!</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 04:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Brigo]]></category>
		<category><![CDATA[la bomba è nel piatto]]></category>
		<category><![CDATA[Ogm e clonazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli alimenti geneticamente modificati sono ormai una bomba innescata nel piatto di ciascuno di noi e potranno prima o poi esplodere se non getterete anche voi la vostra piccola pietra nello stagno della consapevolezza. La clonazione non è più una favola, ma un incubo riuscito, uno dei tanti inquietanti aspetti di una scienza cresciuta troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__Ogm_e_Clonazione.php?pn=1126" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1324" style="margin: 20px;" title="ogm-clonazione" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/ogm-clonazione.gif" alt="ogm-clonazione" width="113" height="158" /></a>Gli alimenti geneticamente modificati sono ormai una bomba innescata nel piatto di ciascuno di noi e potranno prima o poi esplodere se non getterete anche voi la vostra piccola pietra nello stagno della consapevolezza. La clonazione non è più una favola, ma un incubo riuscito, uno dei tanti inquietanti aspetti di una scienza cresciuta troppo in fretta e che non ha saputo dire di no alle sirene ammaliatrici del delirio espansionistico di pochi uomini che vogliono cambiare in peggio la vita di molti. Per imparare a dire di no alle nuove dilaganti tecnologie distruttive di manipolazione genetica alimentare e umana occorre innanzitutto conoscerle. Questo manuale di sopravvivenza ecologica fornisce preziosi spunti per risvegliare in ciascuno una conoscenza individuale e di gruppo.</p>
<p><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__Ogm_e_Clonazione.php?pn=1126" target="_blank"><strong><span style="color: #003300;">Acquista presso Macrolibrarsi.it</span></strong></a></p>
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		<title>Curarsi Senza Antibiotici</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 04:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[curarsi senza antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[Leon Chaitow]]></category>

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		<description><![CDATA[Danni e Alternative naturali
«Senza alcuna difficoltà, a ogni più piccolo sintomo di febbre o infiammazione, medici e dentisti prescrivono antibiotici, soddisfacendo così il nostro bisogno di risolvere il più velocemente possibile ogni nostro malessere. Allo stesso modo, per assicurarci costi minori, accettiamo il loro uso nella produzione della carne e del pesce, che ogni giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Danni e Alternative naturali</h2>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__curarsi_senza_antibiotici-nuova_edizione_2007.php?pn=1126" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1318" style="margin: 20px;" title="curarsisenzaantibiotici" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/curarsisenzaantibiotici.gif" alt="curarsisenzaantibiotici" width="113" height="160" /></a>«Senza alcuna difficoltà, a ogni più piccolo sintomo di febbre o infiammazione, medici e dentisti prescrivono antibiotici, soddisfacendo così il nostro bisogno di risolvere il più velocemente possibile ogni nostro malessere. Allo stesso modo, per assicurarci costi minori, accettiamo il loro uso nella produzione della carne e del pesce, che ogni giorno sono sulle nostre tavole. Per questo nel nostro organismo si sono sviluppati batteri fortemente resistenti agli antibiotici e questi farmaci, un tempo autentici salvavita per casi disperati, hanno perso la loro efficacia».</em></p>
<p></span><span style="font-size: x-small;"></span></span><span><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Un grido d&#8217;allarme ben documentato in questo libro, che ci pone di fronte anche agli innumerevoli effetti collaterali di questi farmaci, spesso ritenuti &#8220;secondari&#8221;.<br />
Eppure gli antibiotici:<br />
- rendono ricorrenti le infezioni;<br />
- aumentano il tasso di colesterolo;<br />
- danneggiano il fegato e la vescica;<br />
- abbassano le difese immunitarie, facilitando in particolare l&#8217;insorgere del cancro;<br />
- causano problemi digestivi e intestinali danneggiando seriamente la flora batterica;<br />
- aumentano il rischio di osteoporosi e artrite; &#8211; aggravano le sintomatologie premestruali, della menopausa e ginecologiche in genere.</span></span></span><br />
<span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
<strong><em>Curarsi senza Antibiotici</em></strong> presenta metodi alternativi efficaci per potenziare il nostro sistema immunitario, combattere infezioni già in atto e prevenire gli effetti a lungo termine degli antibiotici, che abbiamo preso o stiamo prendendo, e in particolare: <em>idroterapia, digiuno</em> (un programma di 3 giorni per la prevenzione e la cura delle infezioni), <em>uso di antibiotici naturali</em> fra cui echinacea e aglio, <em>vitamine, minerali e integratori, acidophilus e yougurt.</em> Una parte specifica è dedicata al trattamento della candida, considerata una vera e propria &#8220;peste&#8221; di questo secolo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__curarsi_senza_antibiotici-nuova_edizione_2007.php?pn=1126" target="_blank"><strong><span style="color: #003300;">Acquista presso Macrolibrarsi.it</span></strong></a><br />
</span></span></p>
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		<title>Crudo &amp; Semplice &#8211; Film Documentario &#8211; DVD</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 04:17:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film/Documentari]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Ortner]]></category>
		<category><![CDATA[crudo e semplice]]></category>
		<category><![CDATA[film documentario]]></category>

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		<description><![CDATA[Ridurre il diabete in 30 giorni &#8211; Disintossicati con frutta e verdura
Un film documentario indipendente che testimonia un esperimento unico al mondo per guarire il diabete, una malattia sempre più diffusa tra adulti e bambini a causa di scorrette abitudini alimentari ed esistenziali.
Con una dieta naturale basata su cibo biologico, frutta e verdure crude è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__mangia-crudo-dvd.php?pn=1126" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1336" style="margin: 20px;" title="crudo-semplice-dvd_27128" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/crudo-semplice-dvd_27128.jpg" alt="crudo-semplice-dvd_27128" width="112" height="160" /></a>Ridurre il diabete in 30 giorni &#8211; Disintossicati con frutta e verdura</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un film documentario indipendente che testimonia un esperimento unico al mondo per guarire il diabete, una malattia sempre più diffusa tra adulti e bambini a causa di scorrette abitudini alimentari ed esistenziali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con una dieta naturale basata su cibo biologico, frutta e verdure crude è possibile prevenire e ridurre il diabete. Cinque pazienti cronici di diabete accettano e portano a termine la sfida di smettere di mangiare carne, latte e derivati, zucchero, carboidrati, caffè, soda, cibo spazzatura, cibi confezionati e persino gli abituali cibi cotti, pur di disintossicarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza alcool né sigarette, al bando ogni tipo di dipendenza, per ben 30 giorni si avventurano con sorprendente coraggio in una radicale disintossicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dr. Cousens, nutrizionista e medico olistico americano, sottopone i pazienti a visite e check up completi due volte al giorno: i progressi dei pazienti vengono monitorati costantemente, per incoraggiarli a continuare anche nei momenti di difficoltà. Senza nemmeno la dose di farmaci quotidiani, i pazienti riescono a ridurre il tasso di zucchero nel sangue e il bisogno di iniezioni di insulina. Il film segue il viaggio toccante e vero di questi protagonisti, mostrandoci le trasformazioni fisiche ed emozionali che la dieta ha portato loro, insieme ad un nuovo stile di vita, più sano e gioioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una dieta semplice e ricca di frutta e verdure crude può guarire i disturbi fisici e cambiare la vita! Un film che ci mostra che dalla Natura viene sempre la migliore e più vera medicina!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__mangia-crudo-dvd.php?pn=1126" target="_blank"><span style="color: #003300;">Acquista su Macrolibrarsi.it</span></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il Mal di Latte</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 04:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Acerra]]></category>
		<category><![CDATA[mal di latte]]></category>

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		<description><![CDATA[La competenza e l’autorevolezza di Lorenzo Acerra per quanto riguarda gli studi di medicina naturale sono indiscusse e questo libro ne è una prova: unico nel suo genere,  &#8220;Il mal di latte&#8221; rappresenta una guida essenziale per tutte quelle persone che soffrono di intolleranze e allergie al latte.
La letteratura scientifica che riguarda questi disturbi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_mal_di_latte.php?pn=1126" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1309" style="margin: 20px;" title="mal-di-latte" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/mal-di-latte.jpg" alt="mal-di-latte" width="105" height="160" /></a>La competenza e l’autorevolezza di <strong>Lorenzo Acerra</strong> per quanto riguarda gli studi di medicina naturale sono indiscusse e questo libro ne è una prova: unico nel suo genere,  <em><strong>&#8220;Il mal di latte&#8221;</strong></em> rappresenta una guida essenziale per tutte quelle persone che soffrono di <strong>intolleranze e allergie al latte</strong>.</p>
<p>La letteratura scientifica che riguarda questi disturbi è ormai ricca: da tempo sono ben conosciuti gli <strong>effetti dannosi che il latte pastorizzato e i suoi derivati</strong> possono provocare alla salute e in particolare a neonati, bambini, anziani, persone sensibili e immunodepresse o di debole costituzione.<br />
Mai fino ad ora però era stato elaborato e sistematizzato, ad uso del lettore non esperto, un numero così alto di <strong>prove a dimostrazione dell’esistenza del mal di latte.</strong></p>
<p>Attraverso la propria vicenda e quella di molte altre persone, tra cui anche numerosi personaggi famosi, l’autore di due bestseller come <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__denti_tossici.php?pn=1126" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><em>Denti Tossici</em></span></span></a> e <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__magnesio.php?pn=1126" target="_blank"><em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">Magnesio</span></span></em></a>, affronta con competenza e puntualità scientifica, uno dei temi più attuali della medicina naturale.</p>
<p>In questo prezioso manuale l’autore raccoglie e cataloga, a seconda della patologia, centinaia di studi della medicina ufficiale in cui si dimostra come gli elementi contenuti nel <strong>latte lavorato</strong> dall’industria alimentare (fenilalanina, tirosina, fosfati, ADH, IGF-I ecc.) possono essere collegati all’insorgere di diabete, problemi di permeabilità intestinale, allergie, otiti, tonsilliti, coliche, sinusiti, orticarie, disturbi al sistema vascolare, osteoporosi, disturbi ormonali, e di altre conseguenze a lungo termine come l´aterosclerosi, la crescita accelerata ma dilatata degli organi e la resistenza insulinica.</p>
<p>Oltre alla descrizione dettagliata dei meccanismi attraverso cui il latte agisce in modo negativo sull’organismo, il libro contiene un’intera sezione dedicata ai test allergici e di intolleranza, compilata alla luce delle più aggiornate ricerche scientifiche, e una ricca selezione di ricette alternative a base di latte di mandorle, di cocco e di riso e latti vegetali.</p>
<p><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_mal_di_latte.php?pn=1126" target="_blank"><strong><span style="color: #003300;">Acquista presso Macrolibrarsi.it</span></strong></a></p>
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		<title>Il Latte. Un Alimento da Evitare</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 03:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Anne Laroche de Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Latte alimento da evitare]]></category>

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		<description><![CDATA[«Presento con grande piacere il lavoro di Anne Laroche de Rosa, poiché si tratta di uno dei migliori studi mai realizzati sul latte di vacca. L’autrice espone con notevole chiarezza e buon senso le numerose ragioni che dovrebbero portarci a eliminare dalla nostra alimentazione il latte di vacca e i suoi derivati: burro, formaggio, panna, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_latte_un_alimento_da_evitare.php?pn=1126" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1334" style="margin: 20px;" title="latte2" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/latte2.gif" alt="latte2" width="108" height="160" /></a>«Presento con grande piacere il lavoro di Anne Laroche de Rosa, poiché si tratta di uno dei migliori studi mai realizzati sul latte di vacca. L’autrice espone con notevole chiarezza e buon senso le numerose ragioni che dovrebbero portarci a eliminare dalla nostra alimentazione il latte di vacca e i suoi derivati: burro, formaggio, panna, yogurt e gelati. Anne Laroche de Rosa conosce perfettamente la composizione del latte materno umano e quello della vacca, e mette bene in rilievo le maggiori differenze esistenti tra queste due bevande, la prima assolutamente adatta al lattante umano, la seconda al vitello, ma non a un bambino.»</p>
<p>Dottor Jean Seignalet, gastroenterologo e immunologo presso la facoltà di Medicina all’Università di Montpellier</p>
<p>Da sempre il latte animale è ritenuto un alimento sano, nutriente, fortificante e rimineralizzante grazie al calcio che contiene.</p>
<p>In realtà, diverse ricerche hanno portato medici e ricercatori a considerarlo nocivo per l’uomo e responsabile di numerose patologie – fra cui demineralizzazione, decalcificazione, problemi digestivi, intestinali, ormonali – oltre che di formazioni cistiche e tumorali.</p>
<p>In questo libro, Anne Laroche de Rosa espone, con rigore e chiarezza, le molteplici ragioni che consigliano di eliminare dalla nostra dieta il latte animale e i suoi derivati.</p>
<p>L’autrice sottolinea le differenze esistenti fra il latte materno, molto salutare per il bambino, e quello di vacca, perfettamente adatto al vitello ma non al bebé.</p>
<p>Il libro contiene inoltre i pareri e le esperienze in materia di numerosi medici, e le testimonianze di tante persone che hanno avuto grande giovamento dall’abolizione dei latticini dalla loro dieta.</p>
<p>Signora G. N. (Tolosa)<br />
« Dovevo sottopormi alle analisi del sangue ormonali per verificare alcuni valori (sterilità), e sono rimasta sorpresa nell’apprendere dal laboratorio che dovevo astenermi dai prodotti lattieri un giorno prima dell’esame. Di fronte al mio stupore, mi hanno risposto che questi ultimi alterano il sistema ormonale! »</p>
<p>Signora G. L. (Parigi)<br />
« Dietro raccomandazione di mia madre (naturopata), ho sospeso l’assunzione di prodotti lattieri. Avevo delle cisti alle mammelle, che sono scomparse. Poi ho ripreso a consumare latticini per golosità, e ho visto ricomparire le cisti. Mi sono quindi convinta della loro origine. »</p>
<p>Signora A. L. W. (Gers)<br />
«Ero affaticata da un fibroma emorragico, da artrosi, colite, colesterolo e angine croniche. I medici mi proponevano pillola, antibiotici e medicine. Una prima rettifica alimentare ha migliorato le mie condizioni, ma l’elemento determinante è stato la soppressione totale dei i prodotti lattieri. Sei mesi dopo è rientrato tutto nella norma. Oggi ho 54 anni, ho cicli regolari e la mia vitalità mi consente di scalare le montagne. Sono 15 anni che non assumo farmaci di sintesi. Che cosa ne penserebbe la Previdenza sociale?»</p>
<p>Dal libro</p>
<p><strong>Introduzione</strong><br />
La gloriosa reputazione del latte di vacca come bevanda fortificante e rimineralizzante grazie al calcio in esso contenuto sta per cadere dal suo antico piedistallo. Numerose ricerche hanno portato innanzitutto medici, igienisti e ricercatori a supporre la sua nocività, poi ad affermare e considerare il latte di vacca un alimento non adatto all’uomo. Tali conclusioni si scontrano con le nostre convinzioni. Eppure…</p>
<p>Così come gli alcolici, il tabacco, lo zucchero bianco e i grassi cotti, il latte di vacca è un prodotto nocivo. Noi consumiamo tutti i prodotti lattieri e ne abusiamo, senza guardare oltre l’immediata soddisfazione dei nostri bisogni. Poiché non è semplice liberarsi dalle abitudini alimentari, per noi è difficile cambiare dieta. Abbiamo perduto l’istinto profondo, garante del nostro equilibrio e del nostro interesse vitale.</p>
<p>In questo modo, ci siamo abituati progressivamente a un’alimentazione carente e non specifica per le nostre esigenze. Dopo aver raccolto numerose informazioni scientifiche nell’ambito della salute e dell’alimentazione, e grazie alla mia esperienza di igienista nutrizionale, ho constatato i cambiamenti benefici sopraggiunti nei miei pazienti in seguito all’abbandono totale del consumo di latticini. Questi risultati dal mio punto di vista sono prove inconfutabili.</p>
<p>Il presente libro, naturalmente, non riguarda le rare tribù primitive (hunza, ecuadoriani, caucasici) che esistono ancora nel mondo e vivono in armonia con la natura. Contrariamente a noi, questi uomini consumano pochissimi latticini, si nutrono in modo leggero con alimenti sani e senza l’aggiunta di prodotti chimici o di additivi. Essi respirano aria pura, bevono acqua non inquinata e praticano un’attività fisica quotidiana, lontano dallo stress e dalla vita frenetica. Possiedono dunque una vitalità e una resistenza che spesso permette loro di vivere fino ai cent’anni.<br />
Questo libro si rivolge a noi, vittime della sovrabbondanza di beni e della sovralimentazione proprie della nostra società sedentaria.</p>
<p>[…]</p>
<p>Certo, sarebbe semplicistico incriminare tutti i prodotti lattieri dei vari tipi di patologie. Vi sono altre cause o ragioni oltre ai latticini, ma essi, a mio parere, restano responsabili di un gran numero di patologie, e se li si elimina dalla dieta, una buona metà dei disturbi può scomparire spontaneamente, a patto, beninteso, che non si commettano altri errori. Un individuo con una grande energia vitale potrebbe consumare latte senza per questo ammalarsi, ma a poco a poco egli noterà una diminuzione del proprio potenziale più rapida di quanto non avverrebbe se non avesse assunto i latticini. In compenso, con un consumo maggiore di quanto necessario sarà esposto a diverse patologie.</p>
<p>Per un individuo dotato di una debole energia vitale (soggetto ad allergie), anche una modesta quantità di latte basterebbe a scatenare una crisi o una malattia. Potete ben constatare che ogni individuo è diverso dagli altri, reagisce a suo modo, segue la propria ereditarietà e l’insieme delle proprie esperienze. Per tale ragione, è saggio non generalizzare mai in materia di nutrizione: quest’ultima deve corrispondere a un individuo specifico, in funzione della sua natura, dell’ambiente, dell’età, del lavoro e, aggiungerei, della sua coscienza.</p>
<p>[…]</p>
<p><strong>La transizione</strong></p>
<p>Nonostante tutto ciò che abbiamo affermato a proposito dei danni alla salute provocati dai prodotti lattieri, questi ultimi in determinate circostanze possono costituire tuttavia una risorsa temporanea, anche se non ideale. Per esempio, chi non ha sentito parlare di qualche neonato salvato da un latte sostitutivo (vacca o capra) per l’intolleranza a quello materno o per l’assenza di quest’ultimo?</p>
<p>Il latte di capra, più leggero e meno grasso, è meglio tollerato dai bambini rispetto a quello di vacca. L’ideale sarebbe somministrare loro latte d’orzo o di mandorla, i cui valori nutritivi si adattano perfettamente all’essere umano. Il latte di riso è di grande beneficio in caso di diarrea.</p>
<p>Sebbene lo yogurt (inseminato con batteri lattici) sia più digeribile e assimilabile del latte e abbia un’azione efficace sulla flora intestinale, rimane comunque un alimento acido. E una quantità eccessiva di acido lattico nell’organismo è dannosa. Bisognerebbe ridurne il consumo, e addirittura evitarlo in caso di spasmofilia. Lo yogurt alla soia naturale può sostituirlo, anche se in piccole quantità, poiché non bisogna dimenticare che questa pianta contiene purine. La migliore fonte di acido lattico si trova nei crauti, nelle carote e nelle barbabietole lattofermentate, sempre in piccole quantità.</p>
<p><strong>Gli alimenti sostitutivi</strong></p>
<p>La soia<br />
La soia è un alimento ricco di ferro, povero di grassi, privo di colesterolo e contiene proteine, in particolare otto amminoacidi. Certi organismi non la tollerano. In tal caso, provate ad allungarla con un po’ d’acqua sorgiva, oppure evitatela. In ogni modo, siate prudenti nel consumo (contiene purine) e nella scelta della qualità di origine biologica, e non transgenica.</p>
<p>Il filtrato o «latte» di soia<br />
Il filtrato di soia sostituisce molto bene il latte di vacca in tutte le preparazioni culinarie (crema, besciamella, minestre, sformati, crêpe, torte). Si trova in cartoni nei negozi di prodotti dietetici e nei grandi supermercati; ne esistono diverse marche. Scegliete filtrati senza zucchero aggiunto. Potete anche fabbricarvelo da soli a casa, tritando nel frullatore, con aggiunta di acqua sorgiva, semi di soia gialla in precedenza lasciati in ammollo e accuratamente decorticati. È spesso ben accetto dai bambini a guisa della sacrosanta tazza di latte mattutina. Essi l’apprezzano molto con l’aggiunta di polvere di carruba, che nei primi tempi può mascherare il sapore per loro insolito. Il filtrato di soia garantisce una crescita armoniosa e, pur senza eguagliarlo, può sostituire il latte materno.</p>
<p><strong>Le creme dessert</strong><br />
Alcune preparazioni pronte di crema dessert in diversi gusti sono deliziose. Esse sostituiscono benissimo quelle al latte di vacca: sono molto digeribili e hanno sapori gradevoli (vaniglia, cioccolato, nocciola, carruba, caramello). Queste creme, senza zucchero aggiunto, sono le preferite dai neonati.</p>
<p><strong>Il tofu</strong><br />
Il tofu, ottenuto cagliando il latte di soia con il nigari (cloruro di magnesio e altri derivati del sale marino), non possiede il sapore intenso dei formaggi di vacca; con un po’ di tamari (salsa di soia), aromi e verdurine diventa delizioso. Si trova sotto forma di crocchette, polpettine, bistecche e pâté vegetale, e fa parte di tutte le basi culinarie dei vegetariani.</p>
<p><strong>Gli yogurt</strong><br />
Si possono preparare a casa propria, con fermento bulgaro. Gli yogurt di soia sono meno acidi di quelli del latte vaccino, ma in ogni caso limitatene il consumo. Si trovano anche alla frutta; evitate quelli contenenti frutti troppo acidi (agrumi).</p>
<p><strong>Il latte vegetale e oleoso</strong><br />
Il latte vegetale e quello oleoso sono una buon alternativa al latte di vacca. Molto meno allergizzanti di quest’ultimo, sono più digeribili e più ricchi di minerali, glucidi e lipidi di buona qualità. – Tra i vegetali, troviamo l’orzo, il riso, l’avena, il grano, il farro, il mais e la soia nelle leguminose. Consigli d’uso: far bollire i semi in acqua sorgiva, schiacciarli o frullarli e poi filtrare. – Tra gli oleaginosi, abbiamo le mandorle, le nocciole, i girasoli, le noci di anacardio, le noci di cocco e i semi di sesamo. Consigli d’uso: mettere a bagno i semi e lasciare riposare per 24 ore in acqua sorgiva, schiacciarli o frullarli e poi filtrare.</p>
<p><strong>Il latte di sesamo</strong><br />
Lasciare a bagno in acqua sorgiva per tutta la notte 7 cucchiai da minestra di semi di sesamo crudi. Lavare i semi, scolarli e frullarli con 2 tazze d’acqua sorgiva. Aggiungere 5 datteri senza noccioli oppure sciroppo d’acero. Frullare.<br />
Sono possibili anche altre miscele:<br />
– 2 cucchiai da minestra di sesamo + 3 di soia cotta<br />
– 2 cucchiai da minestra di sesamo + 3 di noci di cocco<br />
– 2 cucchiai da minestra di sesamo + 3 di girasole<br />
– 2 cucchiai da minestra di sesamo + 3 di anacardio<br />
– 2 cucchiai da minestra di sesamo + 3 di mandorle senza polpa.</p>
<p>Il sesamo è molto ricco di calcio. La miscela di grano e mandorle è fattibile e anche benefica, perché le loro qualità sono complementari.</p>
<p><strong>Il latte di mandorla</strong><br />
Il latte di mandorla è il più simile a quello materno. Sbucciate le mandorle dopo averle lasciate 24 ore in acqua sorgiva o qualche minuto in acqua tiepida. Asciugatele e poi frantumatele grossolanamente. Frullate le mandorle con acqua sorgiva. Se avete fretta, potete ottenere il latte di mandorla o di sesamo mescolando 3 cucchiai da minestra di passato di mandorle bianche o di tahin bianco con 300 grammi d’acqua.</p>
<p>Questi tipi di latte vegetale vanno mantenuti al fresco e non si conservano più di un giorno, tranne i filtrati di soia o di riso acquistati in cartone.<br />
Il latte vegetale biologico è gradevole da bere e presenta diversi vantaggi:<br />
– sono più leggeri e digeribili, caratteristica che li rende meno allergizzanti;<br />
– sono ricchi di minerali e vitamine, e privi di prodotti chimici. Non contengono alcun germe o microrganismo. I loro grassi sono ricchi di acidi grassi insaturi.</p>
<p>Dinanzi all’eterna domanda delle persone alle quali propongo di ridurre o addirittura di eliminare i prodotti lattieri dalla loro dieta: «Ma allora dove troverò il calcio?» rispondo che il consumatore di latte e formaggio ha bisogno di un apporto di calcio ben maggiore in quanto, per l’appunto, i latticini demineralizzano. Si trova del «buon calcio» assimilabile nelle alghe, nei frutti, nei prodotti oleaginosi, nei cereali, nella verdura fresca, nelle carni e nel pollame di buona qualità. Per i bambini, esistono in commercio tipi di latte privi di lattosio, biologici al cento per cento. Essi sono perfettamente adatti al loro transito intestinale.</p>
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		<title>Gli Additivi Alimentari</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 03:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Additivi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Mariani]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Testa]]></category>

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		<description><![CDATA[Indagine su conservanti, edulcoranti, coloranti, addensanti e aromatizzanti
I problemi di sicurezza alimentare sono ormai all&#8217;ordine del giorno. Pasta alle micotossine, latte all&#8217;inchiostro, polli e maiali alla diossina sono protagonisti di molti scandali. Ma c’è qualcos’altro, di altrettanto pericoloso per il nostro benessere, di cui non si è ancora parlato abbastanza: gli additivi alimentari.
Sostanze come conservanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Indagine su conservanti, edulcoranti, coloranti, addensanti e aromatizzanti</h2>
<p><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-cucina-del-diavolo.php?pn=1126" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1291" style="margin: 20px;" title="Gli additivi alimentari" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/Gli-additivi-alimentari.gif" alt="Gli additivi alimentari" width="104" height="160" /></a>I problemi di sicurezza alimentare sono ormai all&#8217;ordine del giorno. Pasta alle micotossine, latte all&#8217;inchiostro, polli e maiali alla diossina sono protagonisti di molti scandali. Ma c’è qualcos’altro, di altrettanto pericoloso per il nostro benessere, di cui non si è ancora parlato abbastanza: gli additivi alimentari.</p>
<p><strong>Sostanze come conservanti, coloranti, edulcoranti, addensanti, stabilizzanti e aromatizzanti vengono abitualmente utilizzate dall’industria alimentare durante la preparazione del cibo. Ma conosciamo davvero i loro effetti sulla nostra salute?</strong></p>
<p>La nuova edizione di <strong>Gli Additivi Alimentari</strong> offre una panoramica completa, approfondita ed estremamente aggiornata dal punto di vista scientifico per tutti coloro che ogni giorno hanno la responsabilità di scegliere cosa portare a tavola.</p>
<p>Grazie a tabelle riassuntive facili e veloci da consultare, queste pagine ci insegnano finalmente a distinguere i &#8220;buoni&#8221; dai &#8220;cattivi&#8221;, i naturali dai sintetici, i dannosi dagli innocui, affrontando anche l’analisi dei cibi che contengono enzimi geneticamente modificati, solfiti, acrilamide, diossina, pesticidi ecc.</p>
<p>Un libro scritto da <strong>Marina Mariani</strong> e <strong>Stefania Testa</strong>.</p>
<p><strong>Marina Mariani</strong> è laureata in scienze agrarie e da oltre quindici anni si occupa di sicurezza alimentare. Ha collaborato con numerose industrie alimentari e tour operator, per i quali ha impostato e gestito il controllo di qualità e il sistema di auto controllo aziendale. È autrice di testi tecnico-scientifici e divulgativi sugli alimenti e tiene corsi di formazione.</p>
<p><strong>Stefania Testa </strong>è laureata in scienze agrarie e si occupa da diciassette anni di formazione nel campo dell&#8217;igiene alimentare e ambientale. Collabora con enti pubblici, agenzie di comunicazione e associazioni no-profit per lo sviluppo di progetti e la realizzazione di eventi di sensibilizzazione verso le tematiche di salvaguardia del patrimonio ambientale e lo sviluppo sostenibile.</p>
<p id="comment-11003" title="11003"><strong>Recensione per <em>Gli Additivi Alimentari</em> scritta da:</strong> Simona</p>
<p>Libro utilissimo, composto principalmente da tabelle che riportano i significati delle varie sigle che si trovano sulle etichette. Si può comodamente tenere in borsa per consultarlo al supermercato!</p>
<p id="comment-6724" title="6724"><strong>Recensione per <em>Gli Additivi Alimentari</em> scritta da:</strong> rocchina</p>
<p>eccezionale,risveglia le coscienze di noi consumatori!</p>
<p id="comment-2593" title="2593"><strong>Recensione per <em>Gli Additivi Alimentari</em> scritta da:</strong> Fabio</p>
<p>Semplicemente grandioso, meraviglioso. Grazie mille Günther Schwab per averci donato quest&#8217;opera. Io la inserire come libro da studiare obbligatoriamente in tutte le scuole&#8230;(elementari, medie, superiori, universita&#8217;). Una mera utopia!!!</p>
<p><strong></strong><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-cucina-del-diavolo.php?pn=1126" target="_blank"><strong><span style="color: #003300;">Acquista presso Macrolibrarsi.it</span></strong></a></p>
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		<title>Autorizzata alimentazione con bovini clonati</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 16:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione autorizzata]]></category>
		<category><![CDATA[bovini clonati]]></category>
		<category><![CDATA[Food and Drug Administration]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Food and Drug Administration ha recentemente annunciato che è sicuro mangiare carne e bere il latte del bestiame clonato. Se lo dicono loro&#8230;
L&#8217;UE ha acconsentito (ovviamente) alla decisione degli Stati Uniti.
Molti consumatori ritengono la clonazione animale innaturale e una minaccia per una delle regole fondamentali dell’allevamento selettivo: il mantenimento di un elevato livello di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1280" title="carne" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/carne.jpg" alt="carne" width="222" height="140" /></p>
<p>La Food and Drug Administration ha recentemente annunciato che è sicuro mangiare carne e bere il latte del bestiame clonato. Se lo dicono loro&#8230;</p>
<p>L&#8217;UE ha acconsentito (ovviamente) alla decisione degli Stati Uniti.</p>
<p>Molti consumatori ritengono la clonazione animale innaturale e una minaccia per una delle regole fondamentali dell’allevamento selettivo: <strong>il mantenimento di un elevato livello di variabilità genetica</strong>.</p>
<p>I consumatori sono sempre più consapevoli del cibo che mangiano e dei fatti riguardanti i suoi ingredienti e le fonti. I mercati sono più frammentati che mai ed i consumatori stanno diventando sempre più sofisticati nelle loro scelte alimentari. Ciò si evince dai sondaggi recenti che suggeriscono un aumento degli acquisti di alimenti biologici e la preoccupazione dei consumatori sulla sicurezza alimentare quando si prendono decisioni di acquisto.</p>
<p>Forse la cosa più importante a questo punto è il dibattito sulla etichettatura degli alimenti. Bisogna informare i consumatori per dare loro modo di scegliere.</p>
<p>Ogni consumatore deve sapere se il latte o la carne che compra (personalmente evito di mangiare sia carne che latte) provengono da animali clonati.</p>
<p>Il benessere dei consumatori dovrebbe essere il centro decisivo di una politica nuova che introduce un nuovo prodotto alimentare sul mercato.</p>
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		<title>Lidl, formaggio contaminato da listeria 7 morti</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 16:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Lidl]]></category>
		<category><![CDATA[listeria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Lidl ha emesso un secondo avviso ai clienti di non mangiare due prodotti caseari Prolactal, dopo che le autorità sanitarie hanno confermato un collegamento a sette morti per avvelenamento da cibo.
Le autorità sanitarie austriache e tedesche hanno tracciato sette morti di listeria, cinque austriaci e due tedeschi, contaminati con formaggio acido fresco prodotto da Prolactal.
Lidl [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1275" title="lidl" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/lidl.jpg" alt="lidl" width="608" height="380" /></p>
<p>Lidl ha emesso un secondo avviso ai clienti di non mangiare due prodotti caseari Prolactal, dopo che le autorità sanitarie hanno confermato un collegamento a sette morti per avvelenamento da cibo.</p>
<p>Le autorità sanitarie austriache e tedesche hanno tracciato sette morti di listeria, cinque austriaci e due tedeschi, contaminati con formaggio acido fresco prodotto da Prolactal.</p>
<p>Lidl ha ritirato i formaggi dai suoi scaffali il 23 gennaio, quando i sospetti di un collegamento sono stati suscitati.</p>
<p>La catena di supermercati ha ribadito il suo avvertimento di evitare di mangiare due sospetti formaggi di marca Reinhardshof. Prolactal ha detto attraverso la direzione: “siamo profondamente scioccati” dai casi di listeria.</p>
<p>Al momento Prolactal ha cessato la produzione nel suo stabilimento Stiria Hartberg in attesa di una indagine completa.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://www.43zero58.com/" target="_blank">http://www.43zero58.com/</a></p>
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		<title>Kellogg, violazioni in materia di igiene degli alimenti</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Kellogg]]></category>

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		<description><![CDATA[
Kellogg Company (più semplicemente Kellogg o Kellogg&#8217;s) è una multinazionale americana che produce cibo per la prima colazione, snacks, biscotti e crackers, con sede legale a Battle Creek, nel Michigan, negli Stati Uniti.
Kellogg è stata avvertita su una serie di violazioni in materia di igiene degli alimenti dopo la scoperta della contaminazione da Listeria diffusa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1268" title="Kellogg_C1_2o" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/Kellogg_C1_2o.jpg" alt="Kellogg_C1_2o" width="604" height="345" /></p>
<p><strong>Kellogg Company</strong> (più semplicemente <strong>Kellogg</strong> o <strong>Kellogg&#8217;s</strong>) è una multinazionale americana che produce cibo per la prima colazione, snacks, biscotti e crackers, con sede legale a Battle Creek, nel Michigan, negli Stati Uniti.</p>
<p>Kellogg è stata avvertita su una serie di <strong>violazioni in materia di igiene</strong> degli alimenti dopo la scoperta della contaminazione da <strong>Listeria</strong> diffusa in un impianto di cialde.</p>
<p>Nella lettera di avvertimento della Food and Drug Administration Kellogg era colpevole di “significativi scostamenti dalle current Good Manufacturing Practice (cGMP)” nell&#8217;impianto in Georgia.</p>
<p>L’elenco delle violazioni includono <strong>spazzatura lasciata scoperta a pochi centimetri dalle materie prime</strong>, che consente all’acqua potenzialmente contaminata di sgocciolare su linee di prodotti alimentari, e un certo numero di metodi di pulizia insoddisfacenti da parte dei dipendenti.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: http://www.43zero58.com/</p>
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		<title>Nestlè, salmonella in bocconcini al cioccolato</title>
		<link>http://www.alessandrofurnari.it/2010/03/01/nestle-salmonella-in-bocconcini-al-cioccolato/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 20:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Nestlé salmonella]]></category>

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		<description><![CDATA[
La multinazionale Nestlé ha dichiarato che un campione di bocconcini di cioccolato sono risultati positivi alla salmonella qualche settimana fa.
Una portavoce della società ha detto che lei non può confermare la fonte dei batteri presenti presso l’impianto di Burlington, Wisconsin.
Il prodotto non è mai stato distribuito per la vendita.
Fonte: http://www.43zero58.com/



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<p>La multinazionale Nestlé ha dichiarato che un campione di bocconcini di cioccolato sono risultati positivi alla salmonella qualche settimana fa.</p>
<p>Una portavoce della società ha detto che lei non può confermare la fonte dei batteri presenti presso l’impianto di Burlington, Wisconsin.</p>
<p>Il prodotto non è mai stato distribuito per la vendita.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://www.43zero58.com/" target="_blank">http://www.43zero58.com/</a></p>
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		<title>Settimo decesso legato al formaggio Prolactal</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 19:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[formaggio Prolactal]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;azienda austriaca Prolactal ha ritirato dal mercato otto tipi di formaggio di sua produzione, contaminati dai batteri della listeria (listeria monocytogenes).
Le autorità austriache hanno confermato ieri, una settima persona è morta dopo aver mangiato formaggio prodotto da Prolactal contaminato da Listeria.
L’ente austriaco di sicurezza alimentare ha detto che 12 persone sono state ricoverate dall’inizio dell’anno con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1259" title="cheese" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/cheese.jpg" alt="cheese" width="484" height="380" /></p>
<p><span style="font-size: small;">L&#8217;azienda austriaca <em>Prolactal</em> ha ritirato dal mercato otto tipi di formaggio di sua produzione, contaminati dai batteri della listeria (listeria monocytogenes).</span></p>
<p>Le autorità austriache hanno confermato ieri, una settima persona è morta dopo aver mangiato formaggio prodotto da Prolactal contaminato da Listeria.</p>
<p>L’ente austriaco di sicurezza alimentare ha detto che 12 persone sono state ricoverate dall’inizio dell’anno con malattie legate al consumo di formaggio fresco acido di Prolactal.</p>
<p>Una portavoce della agenzia austriaca di sicurezza alimentare, AGES, ha detto che ci sono attualmente un totale di 21 casi di Listeria collegati al focolaio in Austria.</p>
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		<title>A RIVEDER LE STELLE</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 02:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[A riveder le stelle]]></category>

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		<description><![CDATA[

LORO NON
SI ARRENDERANNO MAI.
NOI NEMMENO.
La rivoluzione del MoVimento Cinque Stelle
per restituire la politica italiana ai cittadini.
“Fuori tutti. In quindici anni avete riportato il Paese al dopoguerra.” 

Sono in milioni, in Italia, a pensarla così su chi oggi governa la nazione. E in milioni ad avere priorità politiche ben diverse da quelle che dominano i dibattiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="A Riveder le Stelle" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__a-riveder-le-stelle.php?pn=1126" target="_blank"></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__a-riveder-le-stelle.php?pn=1126" target="_blank"><img style="border: 0pt none;" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/big/a/a-riveder-le-stelle_31320.jpg" alt="" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LORO NON<br />
SI ARRENDERANNO MAI.<br />
NOI NEMMENO.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La rivoluzione del MoVimento Cinque Stelle<br />
per restituire la politica italiana ai cittadini.</strong></p>
<p><em>“Fuori tutti. In quindici anni avete riportato il Paese al dopoguerra.” </em>
</p>
<p style="text-align: justify;">Sono in milioni, in Italia, a pensarla così su chi oggi governa la nazione. E in milioni ad avere priorità politiche ben diverse da quelle che dominano i dibattiti nello stagno di Montecitorio. Avere un Parlamento pulito, senza condannati in primo e secondo grado, nipoti, ballerine, mogli, avvocati e lacchè. Smettere di vedersi propinare leggi ad personam, o quando va bene ad castam. Non ritrovarsi con 30.000 euro di debito a testa grazie al genio dei ministri dell’Economia Creativa. Sapere oggi se il tuo impiego precario ci sarà, non dico tra un anno, ma almeno domani.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi le quisquilie: crescere un figlio a Milano senza avvelenarlo; comprare una bistecca a Viterbo senza farla venire da Buenos Aires; riscaldare casa senza dover fare un altro mutuo per pagare la bolletta. E lavorare per vivere, non il contrario. Banalità. I problemi di tutti. Non però dei nostri dipendenti, eletti dai partiti e non da noi, che in teoria paghiamo perché facciano i nostri interessi. In teoria. In questo libro si distilla una fulminante, amara, satirica, appassionata disamina di tante vergogne che gli italiani continuano a inghiottire (tante, perché tutte è impossibile).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la denuncia non basta più: occorre un programma per uscire dal tunnel della cattiva politica. Grillo, con il suo <strong>MoVimento Cinque Stelle</strong>, ce l’ha, ed è un programma nato dal basso dei bisogni reali. Proposte per un’economia più equa, per un traffico più sensato, per un’istruzione di qualità e un progresso reale, sostenibile, a misura della persona e del territorio. Pagine rivoluzionarie per riportare finalmente la concretezza e l’onestà al potere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__a-riveder-le-stelle.php?pn=1126" target="_blank"><strong><span style="color: #003300;">Acquista presso Macrolibrarsi.it</span></strong></a></p>
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		<title>La raffineria paghi prima il suo debito con i tarantini</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 16:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento a Taranto]]></category>
		<category><![CDATA[Eni Taranto]]></category>

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“L’Eni smobilita e dirotta, grazie agli accordi tra Italia e Libia, gli impianti di raffinazione nel Paese di Gheddafi”. Lo avevamo scritto lo scorso 4 febbraio dando voce ad una fonte tanto competente quanto autorevole. Evidentemente abbiamo colto proprio nel segno: oltre a non aver registrato alcuna smentita da parte della raffineria jonica, ci ritroviamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-539" title="NOENI" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/09/NOENI.png" alt="NOENI" width="320" height="320" /></p>
<p>“L’Eni smobilita e dirotta, grazie agli accordi tra Italia e Libia, gli impianti di raffinazione nel Paese di Gheddafi”. Lo avevamo scritto lo scorso 4 febbraio dando voce ad una fonte tanto competente quanto autorevole. Evidentemente abbiamo colto proprio nel segno: oltre a non aver registrato alcuna smentita da parte della raffineria jonica, ci ritroviamo oggi a commentare un intervento del presidente dell’Unione Petrolifera più che possibilista su quanto da noi annunciato. Per di più, proprio nelle scorse ore, il parlamentare jonico del Partito Democratico, Ludovico Vico, ha presentato una interrogazione al Governo per cercare di ottenere qualche delucidazione in più sulla questione. L’auspicio, a questo punto, è che anche il resto di quanto riportato in quell’articolo diventi realtà. Il riferimento è alla realizzazione a Taranto di una riserva strategica di petrolio dello Stato. Solo in questo modo, infatti, verrebbe garantito il lavoro alla totalità degli attuali occupati. In realtà c’è un passaggio di quell’articolo, del nostro direttore Marcello Di Noi, che sarebbe davvero bello non si tramutasse in realtà: quello che fa esplicito riferimento al rischio che l’Eni vada via da Taranto senza sborsare neanche un quattrino.Chi pagherà, infatti, i costi di bonifica del territorio occupato in questi anni? Chi ripagherà i tarantini di quel disastro ambientale che anche la raffineria Eni ha contribuito a regalarli? E’ sicuramente questo il passo successivo che ci aspettiamo dall’on. Ludovico Vico (e dagli altri parlamentari del territorio, sempre in ritardo sulle questioni strategiche per Taranto). Oggi è giusto comprendere bene cosa l’Eni ha intenzione di fare e su cosa, soprattutto, il Governo è disposto a cedere alla multinazionale a capitale pubblico. Una volta garantiti i lavoratori, prepariamoci ad una battaglia affinché Taranto, stuprata e carne da macello, non paghi ancora<br />
una volta per gli interessi di altri.</p>
<p>TarantOggi &#8211; Venerdì 12 Febbraio 2010</p>
<p><strong>Gianluca Coviello</strong></p>
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		<title>Le truffe di Stato: Forze Armate, Telecom, Equitalia, Enel</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 00:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Truffe di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Enel]]></category>
		<category><![CDATA[Equitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Forze armate spa]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom]]></category>

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		<description><![CDATA[
Premessa. La privatizzazione degli enti pubblici e la sistematica truffa dello Stato ai danni dei cittadini
Innanzitutto c&#8217;è da premettere che la vecchia gestione dello Stato, centralizzata, aveva i suoi difetti innegabili, ma aveva anche molti pregi.
La trasformazione in Spa, quando non la privatizzazione completa, di enti statali che si è avuta in questi ultimi anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignnone size-full wp-image-1237" style="margin: 20px 105px;" title="BLACKWATER" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/02/BLACKWATER.jpg" alt="BLACKWATER" width="400" height="358" /></div>
<div><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-size: 130%;">Premessa. La privatizzazione degli enti pubblici e la sistematica truffa dello Stato ai danni dei cittadini</span></strong></span></p>
<p>Innanzitutto c&#8217;è da premettere che la vecchia gestione dello Stato, centralizzata, aveva i suoi difetti innegabili, ma aveva anche molti pregi.</p>
<p>La trasformazione in Spa, quando non la privatizzazione completa, di enti statali che si è avuta in questi ultimi anni non ha raggiunto l&#8217;obiettivo di rendere più efficienti gli apparati statali, ma ha invece aumentato l&#8217;inefficienza, aumentato le truffe ai danni dei cittadini, e aumentato lo sperpero dei soldi pubblici.</p>
<p>Ci avevano raccontato la favoletta che la privatizzazione, o la trasformazione in SPA, sarebbe servita a rendere più snelli e produttivi gli enti pubblici.<br />
E noi, docenti e giuristi, ci eravamo cascati come deficienti. Qualche anno fa pubblicai un manuale di Diritto amministrativo dove, insieme alle altre pecore che belano, anche io ho scritto le consuete cazzate sulla privatizzazione formale e sostanziale, sul modello di PA più efficiente, e stronzate varie.</p>
<p>Ora quando rileggo quelle pagine, mi sembrano scritte da un cerebroleso, anche se poi mi consolo quando vedo che le stesse puttanate sono scritte su tutti i manuali, senza distinzioni.</p>
<p>La verità è che ci hanno fottuti. La trasformazione in SPA è stata una delle più grandi truffe mai perpetrate ai danni dei cittadini. Vediamo alcuni esempi.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-size: 130%;">La truffa Telecom</span></strong></span></p>
<p>Il passaggio da Sip a Telecom ha aumentato i costi delle bollette; aumentato l&#8217;inefficienza, e aumentato le truffe. Migliaia sono i cittadini che si sono visti arrivare bollette farlocche, cambi di tariffe non richiesti, ecc.</p>
<p>Siccome poi lo Stato ha inventato quella meravigliosa tassa da 40 euro che bisogna pagare per poter fare ricorso, con la conciliazione obbligatoria, il meccanismo processuale per difendersi è diventato impossibile da praticare, perlomeno quando si tratta di somme modeste.</p>
<p>Il risultato è che Telecom e TIM incassano somme esorbitanti perché rubando piccole somme il cittadino ha difficoltà a difendersi; siccome il meccanismo è applicato a centinaia di migliaia di utenti, con questo sistema si realizzano guadagni illeciti per milioni di euro.</p>
<p>I sistemi escogitati sono tanti. Dai famigerati numeri con prefisso 144, alle ricariche per internet che terminano alla mezzanotte del 30 esimo giorno senza possibilità di ricaricare in anticipo (così l&#8217;utente si scorda la scadenza e spende un capitale), alle carte vacanze che danno diritto a chiamare 500 minuti gratis (ma non ti dicono che allo scadere dei 500 minuti paghi una tariffa enormemente superiore e quindi va a finire che paghi un salasso senza accorgertene); poi abbiamo le bollette gonfiate, i cordless e i telefoni inviati a chi non ne ha fatto richiesta con l&#8217;addebito in bolletta; la fantasia degli amministratori dell&#8217;azienda è senza limiti. Uno dei sistemi migliori poi è quello di dare in appalto a una ditta privata esterna la vendita di alcuni servizi truffa in modo che poi il truffato non possa rivalersi su TIM ma debba far causa alla ditta di servizi (che o ha cessato di operare, oppure è introvabile perché l&#8217;utente non riesce a ritrovare il numero).</p></div>
<div>E che dire di quella genialata dello scatto alla risposta? Così se sei in una zona con scarsa copertura in cui la linea salta dopo pochi secondi e devi richiamare dieci volte, paghi dieci scatti senza motivo.</p>
<p>Telecom e TIM sono state condannate più volte a pagare milioni di euro, ad esempio 2,4 milioni di euro per le truffe dialer, 6,5 milioni di euro per le truffe mediante sms che comunicavano che esistevano messaggi nella segreteria telefonica mai attivata dall&#8217;utente; ma i soldi incassati con queste truffe superano immensamente le multe che hanno dovuto sborsare.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-size: 130%;">La truffa Equitalia</span></strong></span></p>
<p>Fantastico anche il meccanismo di trasformazione in SPA di Equitalia, con le conseguenti leggi per riscuotere i tributi.</p>
<p>Che fa Equitalia? Manda cartelle pazze a migliaia di cittadini.</p>
<p>Su 1000 cittadini che ricevono tasse arretrate senza giustificazione, 200 pagano senza fiatare; magari sono risparmiatori che hanno da parte qualche decina di migliaia di euro e per evitare noie e il costo di un avvocato pagano e zitti.</p>
<p>Una buona parte protesta e spesso ottiene una consistente riduzione della somma da pagare, e quindi si accontenta di pagare la riduzione, felice di poter evitare un contenzioso sborsando &#8220;solo&#8221; poche centinaia di euro anziché le migliaia che erano state richieste all&#8217;inizio. Tempo fa vennero mandate ad alcuni pensionati delle cartelle per trentamila euro, adducendo un errore nel calcolo della liquidazione. Molti pagarono; chi andò a protestare si vide immediatamente ridurre a 500 euro la cartella originaria (quindi molti pagarono, felici di cavarsela con una somma inferiore); solo chi ha impugnato la cartella è riuscito a non pagare nulla.</p>
<p>Un sistema che ha fruttato ad Equitalia milioni di euro.</p>
<p>Una parte delle cartelle finisce invece in tribunale; il contribuente vince la causa, ma a conti fatti, nel complesso dell&#8217;operazione, Equitalia ci guadagna sempre somme esorbitanti.</p>
<p>In molte zone d&#8217;Italia poi Equitalia ha pignorato centinaia di case, auto, e beni dei contribuenti; contribuenti che spesso sono addirittura all&#8217;oscuro della richiesta di pagamento.</p>
<p>Vengono recapitate tasse arretrate per essere proprietari di immobili mai posseduti; per aver esercitato mestieri mai fatti; o aver esercitato la professione in periodi in cui le persone erano disoccupate, o addirittura&#8230; in carcere.</p>
<p>In pratica con questo meccanismo Equitalia si assicura un enorme flusso di capitali, che sono illeciti perché si tratta di somme non dovute, ma trattandosi di una società privata nessun amministratore rischia alcunché.</p>
<p>La guardia di finanza e alcune procure hanno spesso iniziato indagini, ma esse non portano né porteranno mai ad alcun risultato, perché il reato ipotizzato (la truffa) è troppo blando e i tempi di prescrizione sono troppo brevi.</p>
<p>Peraltro Equitalia ha il completo appoggio dei politici al governo, perché le leggi in vigore consentono ad Equitalia di espropriare immobili di qualsiasi cittadino anche a fronte di tasse arretrate per 5000 euro, con un procedimento rapidissimo e fuori da ogni regola di logica giuridica che ha come conseguenza il fatto che spesso al cittadino viene venduto l&#8217;immobile, anche quando poi il tribunale dà tardivamente torto ad Equitalia.</p>
<p>Su un giornale ho letto di un tizio di Salerno, tale Nunzio Birra, cui è stata espropriata e venduta la casa per un credito (non dimostrato) di 15.000 euro; la casa (che valeva 400.000 euro) è stata acquistata all&#8217;asta per 56 mila euro, dopodiché la società che aveva acquistato la casa ha proposto al Birra di riacquistarla per 200.000 euro. Una truffa colossale. Ed è una truffa di Stato.</p>
<p>Nella sola provincia di Napoli gli immobili ipotecati sono 200.000. E spesso sono ipotecati a persone che ignorano di avere la casa ipotecata, e lo scoprono solo al momento in cui questa viene messa in vendita.</p>
<p>Un altro metodo geniale è quello di inviare mini cartelle da 10-20 euro. Così il contribuente paga e zitto, perché è impossibile ricostruire la correttezza delle somma. A me ad esempio arrivano ogni anno tasse arretrate di 40-50 euro&#8230; per un professionista (le cui tasse si determinano con un calcolo complicato che tiene conto di tutte le fatture in entrata e in uscita, le detrazioni, ecc&#8230;) è impossibile rifare tutti i conti e sapere se quelle 40 euro sono giuste o meno; d&#8217;altronde sono sicuro che è impossibile che ad Equitalia qualcuno ogni anno rifaccia i calcoli delle tasse che mi riguardano. Ma l&#8217;unica strada è pagare, e rassegnarsi alla truffa.</p></div>
<div>Il meccanismo giuridico che sta alla base delle leggi che regolano il rapporto tra Equitalia e cittadini è previsto dal Dl 203/2005, nonché dal Dlg 112/1999, e 46/2009, oltre che dal DPR 602/73 e dalle varie norme in materia di contenzioso tributario; anche se è complicato da descrivere in un articolo, penso che possa essere riassunto efficacemente e in modo molto chiaro nella famosa frase che il Marchese del Grillo disse nel film omonimo: &#8220;Io (Equitalia) sono io, e voi non siete un cazzo&#8221;.</p>
<p>Il problema è che dal punto di vista giuridico dovrebbero finire in galera tutti i politici che hanno votato le leggi che hanno permesso questo stato di cose, perchè si tratta di una truffa immensa, ideata dai politici e perpetrata con la complicità di amministratori, magistratura, informazione.</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 130%;"><strong>Le truffe Enel</strong></span></span></p>
<p>Per non parlare delle bollette della luce. La luce è un bene essenziale, perché senza di essa nelle nostre cose e negli uffici non funziona più nulla, PC, TV, frigorifero, in alcuni casi i riscaldamenti e addirittura, nelle case di campagna che non sono collegate all&#8217;acquedotto, la mancanza dell&#8217;elettricità determina l&#8217;impossibilità di usare l&#8217;acqua.</p>
<p>Nelle aziende e negli esercizi commerciali mancanza di elettricità equivale al blocco dei macchinari.</p>
<p>Ecco quindi che se arriva una bolletta caricata abusivamente di poche centinaia di euro conviene pagare subito, per evitare il blocco della corrente.</p>
<p>Mentre i costi di una causa civile e del ricorso ad un avvocato scoraggia normalmente i cittadini dal fare ricorso.</p>
<p>Questo è il risultato della privatizzazione in Italia; di quella privatizzazione che ci avevano presentato come la soluzione del problema all&#8217;inefficienza statale, e che invece si è rivelata essere uno degli indizi rivelatori della fine del nostro sistema democratico, perché la magistratura e la polizia sono troppo inefficienti e/o corrotte per poter intervenire con efficacia su un sistema così capillare.</p>
<p>A parte il fatto che il nostro sistema penale è totalmente sfornito anche teoricamente di mezzi giuridici, perché le pene previste per i reati di questo tipo sono già ridicole in partenza.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-size: 130%;">La trasformazione delle Forze Armate in SPA</span></strong><br />
</span><br />
La trasformazione delle FFAA in SPA si inserisce nel quadro generale delle privatizzazioni. Qui però ci sono conseguenze ulteriori e vantaggi diversi (per il governo).</div>
<div>Ovviamente in un primo tempo resterà tutto identico a prima e non cambierà nulla. La difesa continuerà a restare ufficialmente pubblica, e la veste di SPA consentirà solo una maggiore facilità nel truffare in alcuni settori.</div>
<div>Piano piano, però, sulla falsariga di quello che è successo ad esempio con Telecom o con Banca d&#8217;Italia (in cui di pubblico non è rimasto nulla, tranne il nomen iuris) si amplierà l&#8217;area dei settori della difesa interessati dalla privatizzazione e la truffa diventerà globale, fino ad arrivare al seguente risultato:</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>- eliminazione del reato di corruzione e concussione:</strong></span></p>
<p>Se un amministratore pubblico prende una tangente per favorire qualcuno, ricorre il reato di corruzione; se l&#8217;amministratore minaccia Tizio di non dargli un suo diritto se costui non paga una tangente, il reato è quello di concussione.</p>
<p>Se lo stesso comportamento è posto in essere dall&#8217;amministratore di una società privata NON esiste alcun reato.</p>
<p>Stessa cosa vale per il reato di abuso di ufficio.</p>
<p>In altre parole, privatizzando le FFAA gli amministratori potranno affidare le commesse a chi pare loro, senza rischiare alcunché dal punto di vista penale. Verranno acquistati miliardi di materiale inefficiente, pagandolo dieci volte il loro valore? Non sarà reato. Nessuno verrà punito.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>- eliminazione del meccanismo della gara pubblica:</strong></span></p>
<p>Attualmente gli enti pubblici, per stipulare contratti di qualsiasi tipo, in teoria devono ricorrere al meccanismo dell&#8217;evidenza pubblica. Il meccanismo dell&#8217;evidenza pubblica (sempre in teoria) garantisce che il contratto sia stipulato con imparzialità ed efficienza al miglior offerente.</p>
<p>Truccare una gara poi, anche se è una cosa che succede spesso, è comunque un reato.</p>
<p>Nel momento in cui le FFAA verranno privatizzate, invece, scomparirà gradualmente il meccanismo dell&#8217;asta pubblica e gli amministratori potranno fare quello che gli pare.</p>
<p>Ovviamente ciò non avverrà subito; inizialmente si dirà che, nonostante la veste di società per azioni, le FFAA sono comunque tenute a rispettare le leggi di diritto pubblico per i contratti; ma gradatamente si arriverà alla scomparsa del meccanismo.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>- eliminazione del controllo della Corte di Conti:</strong></span></p>
<p>Tutti gli enti pubblici passano attraverso il controllo della Corte dei Conti e devono inviare periodicamente i loro bilanci a questo organo.</p>
<p>Si tratta di un controllo imperfetto, blando, spesso viziato dalla corruzione dei giudici della Corte, ma comunque esiste. E in teoria, se i giudici venissero veramente scelti per merito, se veramente applicassero le leggi, garantirebbe la legalità nell&#8217;amministrazione.</p>
<p>Privatizzando le FFAA scomparirà gradatamente anche il controllo della Corte dei Conti.</p>
<p>Altri meccanismi negativi li ha sottolineati <a href="http://www.fabiopiselli.com/" target="_blank">Fabio Piselli nel suo blog</a>: gli amministratori, manco a dirlo, acquisteranno beni e servizi da aziende di proprietà di loro parenti; potranno decidere i settori e i reparti dove investire o disinvestire. Inoltre (cito testualmente dal blog di Fabio):</p>
<p>&#8220;il pericolo grande lo vivremo in Italia, ove avremo dei carabinieri sempre meno liberi, dei soldati sempre più presenti in strada, dei soggetti che se fino a ieri rispondevano allo Stato (noi) d&#8217;ora in poi risponderanno al consiglio d&#8217;amministrazione (loro) scelto tout court dal ministro stesso e dai suoi accoliti</p>
<p>non ho sindromi complottistiche, ma ho l&#8217;esperienza necessaria per dire che tutto questo non mi piace affatto, il nostro paese non è l&#8217;America, è troppo piccolo per consegnare il sistema Difesa in mano a dei privati privilegiati sui quali ignoriamo ogni cosa, se non che proverranno da ambienti destrorsi o paramilitari, oppure scopriremo che il mafioso affitta le microspie ai carabinieri, e questo è già avvenuto e fortunatamente scoperto, grazie anche ai consulenti privati</p>
<p>meditate gente meditate perchè a quanto pare dove non si riforma si privatizza&#8230;. &#8221;</p>
<p>Nei secoli passati il sovrano depredava al suddito quasi tutto. E i soldati erano al servizio del re per mantenere il potere costituito.</p>
<p>Oggi la situazione non è diversa. E&#8217; solo diventato più sofisticato il metodo per rubare; è cambiata la forma cioè, ma la sostanza è sempre la stessa.</p>
<p>Lo stato ruba e depreda il cittadino fino che può; e i soldati saranno in modo sempre più evidente al soldo dei potenti, anziché dei cittadini.</p>
<p>Per qualche decennio dopo il 1945 ci eravamo illusi di essere una democrazia e che il popolo contasse qualcosa, con i meravigliosi concetti dello stato sociale e della sovranità popolare.</p>
<p>Oggi l&#8217;illusione è finita.</p>
<p>La sostanza della legge che regola tutto il meccanismo delle privatizzazioni è questa, e non lascia dubbi: io sono lo Stato, e voi cittadini non siete un cazzo.</p></div>
<div><strong><span style="color: #000000;">Fonte:</span></strong> <a href="http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/12/la-privatizzazione-delle-forze-armate-e.html" target="_blank">Paolo Franceschetti</a></div>
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		<title>All’UE mancano i dati dell’Ilva</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 14:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comitato cittadino 'Taranto libera']]></category>
		<category><![CDATA[All'UE mancano i dati ILVA]]></category>

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		<description><![CDATA[
A Bruxelles attendono ancora i dati del 2008 sulle emissioni per il Registro Europeo
Oramai è certo: l’Unione Europea ha messo nel mirino l’Italia sul tema ambientale. E non sembra intenzionata a fare sconti. Dopo la notizia da noi riportata ieri sul controllo del rispetto dell’attuazione della direttiva IPPC, appuriamo grazie alla segnalazione del comitato cittadino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignnone size-full wp-image-1215" title="Taranto libera" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/02/Taranto-libera2.jpg" alt="Taranto libera" width="604" height="402" /></h3>
<h3>A Bruxelles attendono ancora i dati del 2008 sulle emissioni per il Registro Europeo</h3>
<p>Oramai è certo: l’Unione Europea ha messo nel mirino l’Italia sul tema ambientale. E non sembra intenzionata a fare sconti. Dopo la notizia da noi riportata ieri sul controllo del rispetto dell’attuazione della direttiva IPPC, appuriamo grazie alla segnalazione del comitato cittadino “<span style="color: #000000;"><strong>Taranto libera</strong></span>”, che nel registro europeo sulle emissioni degli impianti industriali in Europa, mancano i dati relativi alle emissioni provenienti dall’Ilva di Taranto. Nel mese di gennaio infatti, un collaboratore del Comitato cittadino, ha contattato l’Agenzia europea per avere dei chiarimenti in merito a questa mancata comunicazione da parte del siderurgico del capoluogo ionico. Ecco la risposta ottenuta dall’Unione Europea del 19 gennaio, pubblicata dal comitato sul portale Facebook il 7 febbraio: “Gentile sig. D., siamo in attesa che le autorità italiane ci forniscano i dati relativi all’Ilva. Attendiamo per marzo la consegna di nuovi dati e abbiamo sollecitato le autorità italiane per fornirci i dati mancanti unitamente ai nuovi (?) dati del 2008”. Ricordiamo che la Commissione europea e l’Agenzia europea dell’ambiente, inaugurarono nello scorso novembre, un nuovo registro integrato delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-PRTR). Il registro contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa, a prescindere dalla loro attività e grandezza. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24.000 complessi operanti in 65 attività economiche. Vi si trovano anche altre informazioni, come la quantità e il tipo di rifiuti trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun paese. Ma dei dati dell’Ilva non vi è traccia. Né l’azienda e men che meno le autorità italiane, hanno pensato di informare in maniera trasparente l’Unione Europea, sulle emissioni di sostanza inquinanti che giornalmente riversano nell’aria non solo di Taranto<br />
e dell’Italia, ma anche nei cieli d’Europa. E pensare che il commissario per l’Ambiente, Stavros Dimas, che proprio ieri si era espresso in merito al rispetto della direttiva IPPC da parte dell’Ilva, in occasione dell’inaugurazione tenne a precisare che “la trasparenza è uno strumento di vitale importanza per migliorare l’ambiente. L’istituzione di questo registro permetterà ai cittadini di accedere direttamente alle informazioni sulle emissioni rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa e li aiuterà a<br />
partecipare in prima persona alle decisioni che si ripercuotono sull’ambiente. È segno della reale volontà delle autorità pubbliche e del settore di divulgare le informazioni ai cittadini e assumere una maggiore apertura”. Ai tarantini però, questo diritto è stato sino ad oggi negato. In barba a tutte le belle parole sino ad oggi proferite dai Riva e dai politicanti<br />
nostrani, la verità è che in tema di trasparenza c’è poco da stare allegri dalle nostre parti. La professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo<br />
dell’Agenzia europea dell’ambiente, dichiarò che “per riuscire ad ottenere la<br />
partecipazione pubblica, uno degli obiettivi della convenzione di Århus, occorre innanzitutto che i cittadini sappiano cosa succede all’ambiente<br />
che li circonda e qual è la posta in gioco. Chiunque può ora vedere quanto inquinamento è prodotto nell’aria e nell’acqua dagli impianti della propria<br />
zona o regione”. A Taranto tutto questo appare ancora come un miraggio<br />
troppo lontano.</p>
<p>TarantOggi &#8211; Mercoledì 10 Febbraio 2010<br />
<strong>Gianmario Leone</strong></p>
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		<title>Nasce il Comitato cittadino &#8216;Taranto libera&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 18:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comitato cittadino 'Taranto libera']]></category>
		<category><![CDATA[chiusura Ilva Taranto]]></category>
		<category><![CDATA[chiusura industrie inquinanti]]></category>

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		<description><![CDATA[

Nasce a Taranto il primo movimento cittadino di opposizione alla grande industria inquinante. Il Comitato ‘Taranto libera’ sostiene la chiusura totale delle grandi industrie inquinanti e la promozione di uno sviluppo economico alternativo e pulito per la propria città. Il movimento desidera un futuro, per Taranto, senza inquinamento con una economia basata sull&#8217;ecologia e sull&#8217;energia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1215" title="Taranto libera" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/02/Taranto-libera2.jpg" alt="Taranto libera" width="604" height="402" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #000000;">Nasce a Taranto il primo movimento cittadino di opposizione alla grande industria inquinante. Il Comitato ‘Taranto libera’ sostiene la chiusura totale delle grandi industrie inquinanti e la promozione di uno sviluppo economico alternativo e pulito per la propria città. Il movimento desidera un futuro, per Taranto, senza inquinamento con una economia basata sull&#8217;ecologia e sull&#8217;energia pulita. Si pone, inoltre, come obiettivo il risveglio di una coscienza civile critica nei confronti della classe politica locale che ha lasciato che Taranto fosse l’unica provincia pugliese inerte ad accettare, subire ed assecondare certi servilismi di potere, lasciandosi così sfuggire occasioni di sviluppo economico e ignorando o non impiegando adeguatamente finanziamenti europei per i piani di riconversione. Il movimento è apartitico, senza scopo di lucro e vuole essere attivo, attraverso gruppi di lavoro ben strutturati, e presente nel contesto sociale e culturale della propria città mediante iniziative che coinvolgano associazioni e cittadini. &#8216;Taranto libera&#8217; è convinta che l&#8217;unico modo per rendere compatibile il sistema industriale con salute, occupazione e ambiente è l&#8217;eliminazione totale dell&#8217;industria pesante attraverso un piano di riconversione serio e responsabile che gli Amministratori locali non sono stati ancora in grado di attuare. L&#8217;industria pesante dovrebbe sorgere a decine di chilometri dal centro abitato, per il rispetto del principio fondamentale di precauzione questo è il motivo per cui nessun sistema di abbattimento delle emissioni può essere sufficiente per la tutela dell&#8217;ambiente e della salute dei cittadini. Piani di bonifica dovrebbero essere realizzati principalmente come atti indispensabili per la tutela dell&#8217;ambiente e della salute. Il comitato &#8216;Taranto libera&#8217; è a favore dei cittadini e dei lavoratori, ed è per questo che attuerà una campagna di divulgazione per mostrare le alternative mancate e quelle possibili. Le malattie da inquinamento ambientale a Taranto sono una tragica realtà e non un&#8217;invenzione. Invitiamo tutte le associazioni e i cittadini ad aderire a questo progetto. Il movimento cittadino &#8216;Taranto libera&#8217; terrà il suo primo incontro domenica 24 gennaio presso l&#8217;Ipogeo Bellacicco.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #000000;">Coordinamento Comitato &#8216;Taranto libera&#8217;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
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		<title>Allerta alimentare: salsicce di pollo e tacchino AIA</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 10:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[allerta alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti di materiale plastico]]></category>
		<category><![CDATA[salsicce di pollo e tacchino AIA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandrofurnari.it/?p=1208</guid>
		<description><![CDATA[
Allerta alimentare: salsicce di pollo e tacchino Aia
DATA: 26 GENNAIO 2010
PRODOTTO: SALSICCE DI POLLO E TACCHINO
LOTTO: L 7911182
CAUSA DELL’ALLERTA: Probabile accidentale presenza di frammenti di materiale plastico
Note: nessuna informazione ai consumatori è presente sul sito AIA
Fonte: GROS CIDAC



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<p>Allerta alimentare: salsicce di pollo e tacchino Aia</p>
<p><strong>DATA:</strong> 26 GENNAIO 2010</p>
<p><strong>PRODOTTO:</strong> SALSICCE DI POLLO E TACCHINO</p>
<p><strong>LOTTO:</strong> L 7911182</p>
<p><strong>CAUSA DELL’ALLERTA: </strong>Probabile accidentale presenza di frammenti di materiale plastico</p>
<p>Note: nessuna informazione ai consumatori è presente sul sito AIA</p>
<p><strong>Fonte</strong>: GROS CIDAC</p>
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		<title>Sano come&#8230;il Latte</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[latte]]></category>
		<category><![CDATA[latticini]]></category>
		<category><![CDATA[osteoporosi]]></category>

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Recenti       ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali       presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne       vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei       paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img class="alignnone size-full wp-image-1190" title="latte" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/latte.jpg" alt="latte" width="215" height="300" /></p>
<p align="left">Recenti       ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali       presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne       vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei       paesi dove viene consumata una maggiore quantità di latte e formaggio:       Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo in cui       il consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente, sono anche       quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente diffusa fino a diventare una       piaga sociale.<br />
Sembra       quasi che i medici che consigliano il latte come prevenzione       dell’osteoporosi, non siano a conoscenza che l’assunzione del calcio       derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto, inibita dalla       presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte stesso.<br />
Inoltre,       fatto non meno importante, il latte tende ad “acidificare” il nostro       organismo, mentre è risaputo che per essere assimilato il calcio necessita di       ambiente alcalino.<br />
Anche il       nostro organismo, per funzionare perfettamente, ha bisogno di un Ph       neutro, se non leggermente alcalino. Il latte ingerito (assieme ad altri       alimenti acidi quali carne, pomodoro, zucchero, farine raffinate, ecc..)       crea un ambiente acido, che porta a innumerevoli malattie come       indebolimento del sistema immunitario, colon irritabile, gastriti,       emicranie, sinusiti, indebolimento del fegato e del sistema linfatico,       ambiente favorevole alla proliferazione di infiammazioni urinarie e       dell’orecchio. La medicina cinese insegna che l’ambiente acido       facilita la proliferazione di cellule tumorali.<br />
Il       discorso viene a complicarsi ulteriormente per i bambini allattati con       latte vaccino: il latte di mucca, contenendo molecole più grandi rispetto       al latte materno, tende a supernutrire il corpo ed a SOTTONUTRIRE il       cervello ed il sistema nervoso. In generale i bambini allattati al seno       sono più brillanti, più sensibili e più svegli di quelli nutriti con       latte vaccino: inoltre il latte materno aiuta lo sviluppo corretto del       sistema immunitario, che poi verrà distrutto in parte dalla bomba a       orologeria dei vaccini obbligatori, ma questo è un altro triste discorso.</p>
<p align="left"><em>Il latte materno prepara il corpo ad       albergare<br />
l’anima e lo spirito.<br />
Porta l’essere umano<br />
sulla terra e gli fa percepire<br />
l’unità con il genere umano<br />
(Haushka</em>)</p>
<p>Per       complicare ulteriormente la situazione, molto spesso vengono assunti vari       tipi di proteine durante il pasto: è procedura usuale fornire ai bambini       un bel bicchiere di latte durante il pranzo a base di carne oppure di       pesce, oppure proporre ricette contenenti carne e formaggio formulati       assieme. Anche se il gusto ne guadagna, proporre il latte ai bambini       piccoli assieme ad altre proteine equivale a disorientare, sconquassare il       loro povero fegato, che non sa più che enzima secernere: alla fine il       nostro intestino si troverà con un amalgama di proteine digerite (cioè       quelle cui fegato ha prodotto l’enzima corrispondente, dato che ne può       fornire uno solo per digestione) e un altro amalgama di proteine       indigerito (che tende ad andare in putrefazione). Quindi si avrà       inizialmente un’irritazione sul tratto digerente e conseguentemente, se       la dieta persiste, un’irritazione cronica sulle pareti dell’intestino       (con sintomi quali diarrea, stitichezza, stanchezza oppure iperattività):       e come ulteriore conseguenza, avremo un malassorbimento delle sostanze       nutritive, delle vitamine, degli enzimi e dei minerali.<br />
Al       giorno d’oggi nessuno è immune da carenze vitaminiche, vuoi per dieta       sbagliata, vuoi per intestino irritato (che spesso passa inosservato),       vuoi perché oramai anche le verdure biologiche si sono impoverite.<br />
Altro       punto importante: la causa determinante per lo sviluppo delle malattie       infettive non è dovuta, come opinione comune, esclusivamente       dall’aggressione di virus e batteri che ci giungono dall’esterno.       Occorre per prima cosa un terreno stressato (il nostro corpo nutrito in       modo errato) su cui tali batteri possano impiantarsi e svilupparsi, ed in       secondo luogo un sistema nervoso stanco e/o stressato. Studi recenti hanno       dimostrato che togliendo latte e latticini (in quanto immuno-influenti,       che vanno cioè a influenzare l’apparato immunitario) dalla dieta di 100       persone (senza alcuna spiegazione per evitare il famoso effetto placebo) e       lasciando altre 100 con la loro dieta normale, si è notato che delle       prime 100 solo 15 si sono ammalate durante il periodo freddo, mentre fra       le altre 100 le malattie da raffreddamento hanno colpito più dell’85%.<br />
Nand       Kishore Sharma, uno studioso contemporaneo, avvisa che nel latte di mucca       ci sono troppi ormoni, residuo della loro alimentazione industriale       contenente (fra le altre “prelibatezze” varie) l’ormone della       crescita, per produrre vacche grasse. Basta poca, pochissima immaginazione       per immaginare quali effetti hanno sull’organismo dei bambini allattati       con tale prodotto: crescita ponderale esagerata, gonfiore del corpo,       coliche intestinali. Analogo discorso avviene per gli adulti, ma in       maniera più sottile, in quanto chi cresce non è il corpo, ma ciò che si       presta alla crescita all’interno del nostro organismo, come per esempio,       i tumori.<br />
Poche       persone sono a conoscenza che buona parte della popolazione dei paesi       industrializzati è esposta ad concentrazione di diossina tali da avere       effetti sull’efficienza riproduttiva di uomini e donne (da notare come       siano in aumento le tecniche di inseminazione artificiale) e da provocare       casi di cancro in una persona su 1.000. L’assunzione di diossina avviene       per ingestione con il cibo, soprattutto latte, latticini e carne.<br />
Ancora       a proposito di cancro: in uno studio, condotto presso la Harvard       University su 145 donne di Boston si è riscontrato che le donne che       consumano yogurt e formaggi freschi hanno una probabilità tre volte       maggiore di contrarre cancro alle ovaie. A tal proposito è utile       ricordare che la Danimarca (paese in cui si fa un elevato consumo di       grassi e latticini) ha un’incidenza di cancro alle ovaie di ben sei       volte maggiore rispetto al Giappone, dove si consumano pochissimi       latticini.<br />
Esiste       un test per capire se si è consumatori di latte e formaggio. Alcune delle       domande proposte sono:<br />
1)       Tendete ad avere la pressione alta?<br />
2)       Sentite il bisogno di lavarvi spesso?<br />
3)       Avete forfora o perdete capelli?<br />
4)       Avete foruncoli attorno alla bocca o sulle guance?<br />
5)       Soffrite di osteoporosi?<br />
6)       Avete dolori addominali?<br />
7)       Avete problemi di pelle?<br />
8)ecc..</p>
<p>Un       libro molto interessante, “La cucina del diavolo” di Gunter Schwab,       porta alcuni passi interessanti:<br />
“il       latte delle mucche che ricevono prodotti coltivati con concime artificiale       (composto da protidi sintetici ed altri preparati chimici) non può essere       considerato alimento protettivo, e cagiona nell’organismo eczemi e       disturbi intestinali che possono avere conseguenze mortali”<br />
“nel       latte di mucche nutrite con farina di soia, fu riscontrata la presenza di       tricloroetilene, usato nell’estrazione dell’olio dai suoi semi”       molto tossico!<br />
“mi       è nota una disposizione, secondo la quale il latte di mucche trattate con       penicillina, può essere venduto solo 3 giorni dopo la cura”<br />
“DDT       e composti esavalenti, i nostri più energici veleni, impiegati nelle       campagne, si ritrovano nel grasso del latte”<br />
Nei       ristoranti và di moda la panna: aiuta a non far attaccare il cibo       dimenticato in padella, lega con gli ingredienti, fa consistenza, ed       inoltre piace al cliente. Il cibo cucinato ad alte temperature con la       panna è una delle cose più dannose che esistano: chi ha fatto il       lavapiatti sa quanta fatica ci vuole a scrostarla dalle padelle una volta       che è a temperatura ambiente. Lo stesso discorso vale per le nostre       pareti dell’intestino. (da C.Corvino, “L’arte di cucinare in armonia       con le stagioni – Estate” ed. Macroedizioni)<br />
Il       dott. Roberto Marrocchesi, esperto in nutrizione, avvisa che tra il 70% e       il 90% dell’umanità non digerisce il latte. Questa intolleranza venne       individuata e descritta con enorme ritardo nei circoli scientifici a       partire dal 1958. Finora sono stati individuati quattro tipi di       intolleranza al latte: 1) la più importante, e cioè quella di       intolleranza al lattosio 2) quella di sensibilizzazione alle proteine 3)       l’intolleranza psicogena, cioè pura e semplice avversione da disgusto e       4) quella causata da microinquinamento batterico o chimico in un latte       industrialmente trattato (residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari,       antimuffe, coloranti, ecc..).<br />
La       sensibilità del pubblico al problema delle allergie causate dai latticini       è ancora scarsa: è stata così potente e capillare la pubblicità da       parte delle fonti più autorevoli e “al di sopra delle parti” che il       parere dominante è che non solo il latte è un cibo valido, ma che è un       cibo perfetto per grandi e piccini. Ne consegue che la causa degli       innumerevoli problemi di salute contemporanei rimane “sconosciuta”.
</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tratto da: www.disinformazione.it</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo di Susanna Berginc</em></p>
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		<title>Latte di Soia contaminato da Iodio</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 09:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
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		<category><![CDATA[Irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[Latte di soia contaminato da iodio]]></category>

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L’Irlanda è diventata l’ultimo Paese ad emettere un avviso di sicurezza alimentare di iodio nel latte di soia contaminato dal Giappone che ha già causato problemi di salute a 10 persone in Australia. I test hanno rivelato che bere una tazza di soia latte potrebbe superare la dose giornaliera tollerabile (TDI) per lo iodio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1187" title="bonsoy" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/bonsoy.jpg" alt="bonsoy" width="270" height="270" /></p>
<p>L’Irlanda è diventata l’ultimo Paese ad emettere un avviso di sicurezza alimentare di iodio nel latte di soia contaminato dal Giappone che ha già causato problemi di salute a 10 persone in Australia. I test hanno rivelato che bere una tazza di soia latte potrebbe superare la dose giornaliera tollerabile (TDI) per lo iodio di più di 34 volte per i bambini fino a tre anni e sette volte per gli adulti. La Food Safety Authority of Ireland (FSAI) ha confermato che le confezioni da un litro di latte di soia Bonsoy che sono state distribuite nel Paese sono le stesse di quelle implicate nelle malattie della tiroide in Australia. I distributori e fornitori di latte di soia irlandesi sono stati contattati al fine di garantire che tutti i prodotti interessati siano ritirati dalla vendita. Le imprese hanno altresì l’incarico di rilasciare degli avvisi nei punti vendita. La UK Food Standards Agency (FSA) ricorda che la scorsa settimana dopo aver ricevuto un avviso dalla Food Standards Australia New Zealand (FSANZ) che il prodotto conteneva “Alti livelli di iodio” sta continuamente monitorando la distribuzione britannica del latte di soia ed è in collegamento con i suoi omologhi irlandesi per seguire gli sviluppi. L’agenzia ha aggiunto che mentre la maggior parte delle persone sane non sarebbero interessate da eventuali leggeri eccessi di iodio, coloro che bevono un sacco di questo latte di soia, compresi bambini nutriti con bevande di soia come alternativa al latte, potrebbero essere a rischio. Il latte di soia Bonsoy si arricchisce con la kombu, un prodotto di alghe che contiene naturalmente iodio. Tuttavia, i livelli della sostanza nel latte di soia sono estremamente elevati, ha detto la FSANZ. Lo iodio è un elemento essenziale per gli ormoni tiroidei, ma se i livelli di consumo superano le dosi giornaliere ammissibili, la funzione tiroidea può essere influenzata. La FSNAZ ha dato l’allarme inizialmente il 24 dicembre dopo aver confermato che un gruppo di nove adulti di età compresa tra 29-47 anni e un bambino nel Nuovo Galles del Sud, hanno avuto problemi alla tiroide, tutti i casi segnalati hanno consumato latte di soia Bonsoy.</p>
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		<title>Biotossine marine: cozze e ricci a rischio</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 09:11:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[biotossine marine]]></category>
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Le tossine del gruppo della palitossina (PITX) sono biotossine marine che sono state individuate soprattutto nelle zoantidi marini (coralli molli) del genere Palythoa e dinoflagellati bentonici del genere Ostreopsis. Le tossine del gruppo PITX sono state segnalate nelle Hawaii e in Giappone, ma sono attualmente distribuite in tutto il mondo. Fioriture di Ostreopsis spp. sono [...]]]></description>
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<p>Le tossine del gruppo della palitossina (PITX) sono biotossine marine che sono state individuate soprattutto nelle zoantidi marini (coralli molli) del genere Palythoa e dinoflagellati bentonici del genere Ostreopsis. Le tossine del gruppo PITX sono state segnalate nelle Hawaii e in Giappone, ma sono attualmente distribuite in tutto il mondo. Fioriture di Ostreopsis spp. sono state recentemente segnalate in quattro paesi europei: Francia, Grecia, Italia e Spagna. La presenza di Ostreopsis spp. può provocare la contaminazione delle specie di molluschi e crostacei destinati al consumo umano. I dati sulla presenza dichiarati dai paesi europei sono stati limitati e comprendono solo la PITX e la ovatossina-A in cozze e ricci di mare. Attualmente non ci sono Regolamenti in materia di tossine del gruppo PITX nei molluschi e crostacei, sia nell’Unione Europea (UE), sia in altre regioni del mondo. Segni e sintomi di intossicazione da tossine del gruppo PITX non sono ben definiti, ma includono mialgia e debolezza, eventualmente accompagnata da febbre, nausea e vomito. I decessi sembrano essere rari, anche se ci sono segnalazioni di casi gravi, in cui i pazienti sono morti dopo circa 15 ore. La banca dati tossicologica è limitata, comprende solo studi di tossicità acuta attraverso vie diverse di somministrazione in varie specie animali. La tossicità acuta e le morti sono state segnalate dai focolai umani, ma non ci sono dati affidabili quantitativi sulla tossicità acuta delle tossine del gruppo PITX negli esseri umani. L’assenza di studi di tossicità a lungo termine esclude la determinazione di una dose giornaliera accettabile (DGA).</p>
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		<title>Ftalati nella catena alimentare</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 08:49:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[catena alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Ftalati]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ormai preoccupazioni ne sono state sollevate parecchie circa gli ftalati e le cause di problemi alla salute &#8211; anche ai livelli molto bassi a cui siamo attualmente esposti. L’uso continuato di ftalati non è più necessario, dato che sono ora disponibili alternative più sicure.  Le preoccupazioni maggiori vengono dai plastificanti impiegati nel PVC, utilizzato nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1177" title="ftalati" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/ftalati.jpg" alt="ftalati" width="204" height="193" /></p>
<p>Ormai preoccupazioni ne sono state sollevate parecchie circa gli ftalati e le cause di problemi alla salute &#8211; anche ai livelli molto bassi a cui siamo attualmente esposti. L’uso continuato di ftalati non è più necessario, dato che sono ora disponibili alternative più sicure.  Le preoccupazioni maggiori vengono dai plastificanti impiegati nel PVC, utilizzato nella fabbricazione di bottiglie, pellicole trasparenti e le guarnizioni per i tappi a vite dei vasi. Anche se questi composti sono indubbiamente pericolosi a livelli elevati di esposizione, nell’opinione scientifica tuttavia, si fa strada la crescente evidenza che anche ai livelli più bassi di esposizione, gli ftalati sono causa di problemi come la sterilità, l’obesità, il cancro al seno, il cancro della prostata, malattie cardiache e il diabete. <strong><span style="color: #000080;">Ai consumatori consigliamo di stare alla larga dalle materie plastiche con i codici di identificazione 3</span></strong> <strong><span style="color: #000080;">ed evitare le carni fresche e verdure avvolte in pellicola trasparente</span></strong>. La maggior parte delle pellicole trasparenti vendute per uso domestico sono ormai fatte di polietilene a bassa densità (codice 4), che sembra essere sicuro. Ma molti supermercati, macellerie e fruttivendoli usano ancora il confezionamento di carni e verdure fresche in pellicola trasparente in PVC.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alessandrofurnari.it/2010/01/14/ftalati-nella-catena-alimentare/" target="_blank"><img src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p><br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>Mozzarella al biossido di titanio</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 02:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Frodi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[mozzarella al biossido di titanio]]></category>

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E’ usato come colorante per inchiostri per carta, suppellettili di plastica, vernici, creme e filtri solari. Nell’industria alimentare è impiegato come colorante (E171).  Si tratta del biossido di titanio, un colorante minerale. Il pigmento bianco è ottenuto con diversi processi dai composti estratti in natura sotto forma di rutile e anatase. Pensavo che il [...]]]></description>
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<p>E’ usato come colorante per inchiostri per carta, suppellettili di plastica, vernici, creme e filtri solari. Nell’industria alimentare è impiegato come <strong>colorante (E171). </strong> Si tratta del <strong>biossido di titanio</strong>, un colorante minerale. Il pigmento bianco è ottenuto con diversi processi dai composti estratti in natura sotto forma di <strong>rutile </strong>e <strong>anatase.</strong> Pensavo che il biossido di titanio fosse usato solo per colorare gomme da masticare, medicinali, confetti come gli <strong>Smarties</strong> e invece ho scoperto che trova impieghi molto piu’ vasti. Non voglio soffermarmi sulla sua sicurezza d’uso, bensì sull’impiego fuorviante. Qualche mese fa i Nas hanno scoperto che alcuni produttori con notevole fantasia lo usavano per sbiancare la <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/11/mozzarella-titanio.shtml?uuid=c54ac5c6-da9e-11de-9109-5de42fb9e91e&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">mozzarella</a>. <img class="alignnone size-medium wp-image-1165" style="border: 20px solid black; margin: 20px;" title="mozzarella" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/mozzarella-300x212.jpg" alt="mozzarella" width="300" height="212" />Increduli? Il suo impiego -dicevamo – è comunque ammesso in diversi Stati per produrre alimenti in cui non pensavo entrassero coloranti. In  India impiego ristretto a gomme da masticare (non piu’ dell’1%) e drink alla frutta (non piu’ di  100 mg/kg) . In Giappone non ci sono limiti ?! L’Unione Europea ne permette l’uso alimentare a livelli <em>quantum satis. </em> Lo troviamo inserito nella <strong>Tabella 3 </strong>del<strong> Codex General Standard for Food Additives,</strong> additivo permesso in alcuni alimenti in accordo con <em> Good manufacture practice </em>(GMP)&#8230; e allora non dovremmo stupirci se la <strong>Nestlè Professional</strong> lo usa nella fabbricazione di un concentrato per <a href="http://www.nestleprofessional.com/united-states/en/BrandsAndProducts/Brands/TRIO/Pages/11250191.aspx" target="_blank">salse</a>? Curiosate anche tra gli ingredienti di alcuni prodotti di <strong>Pizza Hut,</strong> <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.veganbaking.net/vegan-baking-articles/product-reviews/the-big-vegan-cheese-review.html');" href="http://www.veganbaking.net/vegan-baking-articles/product-reviews/the-big-vegan-cheese-review.html" target="_blank">Vegan Cheese</a> e in altri siti con <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.joecorbi.com/products/pizzakits/white/');" href="http://www.joecorbi.com/products/pizzakits/white/" target="_blank">preparati</a> per pizza. Alla McDonal’d servono anche una salsa che lo contiene, ma sono soli pochi esempi. A proposito di mozzarelle, ho trovato un vecchio lavoro di Kosikowski: <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/jds.fass.org/cgi/content/abstract/52/7/968');" href="http://jds.fass.org/cgi/content/abstract/52/7/968" target="_blank">Application of Titanium Dioxide to Whiten Mozzarella Cheese </a>che descrive come procedere per la produzione industriale della <em>mozzarella cheese </em>utilizzando il biossido di titanio come colorante. Come fare? Mescolare da 1.0 a 2.0 kg di biossido di titanio in polvere con 15 litri di acqua, poi aggiungere circa 4,000 kg di latte. Procedere con la caseificazione. Cosa ci colpisce di piu’ che ci siano disonesti che usano il biossido di titanio per sbiancare la mozzarella o leggere che il suo impiego come colorante alimentare è ammesso nella produzione per me <em>“fuorviante</em>” della <em>mozzarella cheese</em> o di altri “<em>processed cheese</em>” prodotti in accordo con il <strong>Codex alimentarius</strong> seguendo le previste <strong>Good manufacturing practices (GMP)?</strong></p>
<p>Riferimenti:</p>
<p>-Lance G. Phillips and David M. Barbano. “<em>The Influence of Fat Substitutes Based on Protein and Titanium Dioxide on the Sensory Properties of Lowfat Milk”</em>. Journal of Dairy Science 80 (11): 2726.</p>
<p>-  <a href="http://jds.fass.org/cgi/content/abstract/52/7/968" target="_blank">Application of Titanium Dioxide to Whiten Mozzarella Cheese </a></p>
<p>- <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.dairyconsultant.co.uk/si-mozzarellacheese.php');" href="http://www.dairyconsultant.co.uk/si-mozzarellacheese.php" target="_blank">Mozzarella manufacturing</a></p>
<p>- <a href="http://www.codexalimentarius.net/gsfaonline/additives/details.html?id=184" target="_blank">codexalimentarius.net</a></p>
<p>- <a href="http://www.eufic.org/page/it/faqid/titanium-dioxide-food-colour/" target="_blank">Is titanium dioxide used as a food colour? </a></p>
<p>- <a href="http://www.rsc.org/delivery/_ArticleLinking/DisplayArticleForFree.cfm?doi=b006285p" target="_blank"><em>Determination of titanium dioxide in foods using inductively coupled plasma optical emission spectrometry</em></a> Analyst, 2000</p>
<p>- Opinion of the Scientific Panel on Food Additives, Flavourings, Processing Aids and materials in Contact with Food on a request from the Commission related to the safety in use of rutile titanium dioxide as an alternative to the presently permitted anatase form <a href="http://www.efsa.europa.eu/efsa_rep/repository/efsa_error.html" target="_blank">(pdf)</a></p>
<p><strong>Fonte</strong>: Trashfood</div>
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		<title>Prodotti ritirati dagli scaffali dei supermercati</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 01:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti ritirati dai supermercati]]></category>

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		<description><![CDATA[IN ITALIA UNA CATENA RITIRA 400/500 ARTICOLI OGNI ANNO MA NESSUNO LO DICE.
L&#8217;unica insegna che ha scelto di indicare sul sito internet i nomi dei prodotti ritirati è la Gros Cidac di Aosta.
IN EUROPA I SUPERMERCATI METTONO IN RETE L&#8217;ELENCO DEI PRODOTTI RITIRATI DAGLI SCAFFALI
In Italia una catena di supermercati ritira dagli scaffali 400/500 prodotti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>IN ITALIA UNA CATENA RITIRA 400/500 ARTICOLI OGNI ANNO MA NESSUNO LO DICE.</h2>
<h3>L&#8217;unica insegna che ha scelto di indicare sul sito internet i nomi dei prodotti ritirati è la <strong>Gros Cidac di Aosta</strong>.</h3>
<h3>IN EUROPA I SUPERMERCATI METTONO IN RETE L&#8217;ELENCO DEI PRODOTTI RITIRATI DAGLI SCAFFALI<img class="alignnone size-medium wp-image-1156" style="margin-top: 20px; " title="supermercati_europa" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/supermercati_europa-300x225.jpg" alt="supermercati_europa" width="300" height="225" /></h3>
<p><strong><span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;"><span style="background-color: #ffff00;">In Italia una catena di supermercati ritira dagli scaffali 400/500 prodotti alimentari l’anno. </span></span></strong>E’ quanto emerge incrociando i dati forniti dal ministero della Salute con quelli del controllo qualità delle due principali insegne. Le campagne di ritiro sono un tema all’ordine del giorno anche in Europa, visto che <strong>l<span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;">’anno scorso l’Italia ha inviato alla DG Sanco di Bruxelles (organismo che coordina il sistema di allerta alimentare europeo RASFF) ben 468 segnalazioni (su un totale di 3040)</span></strong>. I problemi più diffusi riguardano la presenza di micotossine in pistacchi e arachidi (900 casi il numero è elevato perché si controllano tutte le partite), le salmonelle (300 casi), l’uso di additivi e coloranti vietati (200 casi).</p>
<p>Per fare fronte alle emergenze  il controllo qualità dispone di una struttura pronta ad intervenire in poche ore.  Quando l’allerta riguarda un solo articolo la questione è abbastanza semplice. Diventa più complicata quando la segnalazione riguarda un ingrediente presente in centinaia di preparazioni,  come è avvenuto qualche anno per il peperoncino colorato con una sostanza cancerogena.<br />
Il ogni caso<span style="background-color: #ffffff; font-family: Arial;"> i</span><span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;"><span style="background-color: #ffffff; font-family: Arial;">l sistema di allerta segnala solo una parte dei 400/500 prodotti difettosi che ogni anno vengono sottratti alla vendita.</span></span><strong><span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;"> I ritiri quotidiani nel 15/20% dei casi scattano per la data di  scadenza, indicata in modo poco leggibile   o  per errori grossolan</span></strong>i. Spesso il ritiro è richiesto dall’azienda in seguito ad un problema riscontrato durante la produzione (latte con troppa carica microbica, imperfetta chiusura della confezione, diciture errate….). Gli stessi supermercati intervengono per ritirare i prodotti difettosi con il loro marchio. Ci sono poi le segnalazioni dei dipendenti quando sistemano i prodotti sugli scaffali e notano involucri troppo fragili, pasta con farfalline, confezioni di latticini bombati, buste di prosciutto saldate male, conserve in scatola ammaccate… <strong><span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;">Le segnalazioni più preziose arrivano dai consumatori. Bastano 3/4 reclami per togliere il prodotto dagli scaffali, come è accaduto di recente per una maionese con un forte odore di pesce, pane in cassetta dal sapore troppo acido e porzioni di arrosto di tacchino con una strana colorazione gialla.</span></strong></p>
<p>In molti paesi occidentali e negli Stati Uniti decine di catene di supermercati  pubblicano  nel loro sito internet l’elenco dei prodotti alimentari ritirati dagli scaffali. La lista delle insegne comprende  nomi   famosi come l’inglese Sainsbury’s, l’americana Whole Food Market e anche Wall Mart . Vi proponiamo la lista dei siti  che adottano questa politica  con le pagine  dedicate ai recall . L&#8217;elenco è proposto dalla blogger inglese <a href="http://efoodalert.blogspot.com/" target="_blank">Phyllis Entis</a>.</p>
<p><a href="http://www.shoprite.com/ProductRecall.aspx" target="_blank">http://www.shoprite.com/ProductRecall.aspx</a></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/in-molti-paesi-occidentali-e-negli-stati--uniti-decine-di-catene-di-supermercati-ogni-settimana-inser.html" target="_blank">http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/in-molti-paesi-occidentali-e-negli-stati&#8211;uniti-decine-di-catene-di-supermercati-ogni-settimana-inser.html</a></p>
<p><strong>Autore</strong>: Roberto La Pira</p>
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		<title>Ingannevole la pubblicità del materasso eminflex</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 01:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicità ingannevole]]></category>
		<category><![CDATA[materasso eminflex]]></category>

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		<description><![CDATA[INGANNEVOLE LA PUBBLICITA&#8217;   DEL MATERASSO  EMINFLEX &#8211; 65.000 € DI MULTA- DELUDENTI RISULTATI NEI  TEST COMPARATIVI 
 
La pubblicità dei materassi Eminflex, i più famosi d’Italia grazie a 12 anni di spot, televendite e telepromozioni su canali come Rete 4, Canale  5… è stata censurata dall’Autorità garante della concorrenza e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>INGANNEVOLE LA PUBBLICITA&#8217;   DEL MATERASSO  EMINFLEX &#8211; 65.000 € DI MULTA- DELUDENTI RISULTATI NEI  TEST COMPARATIVI </strong></h2>
<p><a href="http://nova100.typepad.com/.a/6a00d8341c684553ef0120a736d434970b-pi"></a> <a href="http://nova100.typepad.com/.a/6a00d8341c684553ef012876398fa3970c-pi"></a><img class="alignnone size-full wp-image-1141" title="1" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/1.jpg" alt="1" width="150" height="150" /><img class="alignnone size-full wp-image-1142" title="2" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/2.jpg" alt="2" width="500" height="262" /></p>
<p>La pubblicità dei materassi <strong>Eminflex,</strong> i più famosi d’Italia grazie a 12 anni di spot, televendite e telepromozioni su canali come <strong>Rete 4</strong>, <strong>Canale  5</strong>… è stata censurata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, la società <strong>Cem </strong>dovrà  pagare una multa di 65.000 €.</p>
<p>Le accuse sono molto precise: il prezzo di vendita non viene indicato chiaramente perché si dimentica di precisare che al listino occorre   aggiungere l’IVA. Anche le indicazioni relative alle spese di spedizione sono poco chiare,  per cui alla fine il materasso Alba proposto a 129 € veniva a costare  29 € in più, mentre al modello matrimoniale da 259 € bisognava aggiungere altri 58 €. Le stesse critiche sono state mosse al sito www.eminflex.it.</p>
<p>Un altro aspetto evidenziato dall’<strong>Antitrust </strong>riguarda le scarse informazioni sulle modalità da seguire per chiedere  di esercitare il diritto di recesso,  ovvero i restituire  i materassi  e ricevere in cambio il denaro versato senza penali. Per correttezza va detto che la società CEM che gestisce il marchio <strong>Eminflex</strong> (fatturato nel  2008 pari a 63 milioni di €) nel corso dell’istruttoria ha provveduto a modificare i listini e a chiarire meglio le modalità per la restituzione dei materassi in caso di recesso.</p>
<p>Un altro aspetto da considerare riguarda la scarsa descrizione dei regali abbinati ai materassi. I regali si sono rilevati spesso e volentieri degli accessori di scarsa qualità e anche fuori misura.</p>
<p>Per dovere di cronaca va ricordato che nel 1997 in un test presentato nella trasmissione televisiva <strong>Mi Manda Lubrano</strong> sui cinque materassi più venduti in Italia),  Eminflex ha meritato il giudizio “medio” risultato il peggiore del test<strong>.</strong> Dalle prove effettuate in laboratorio emergeva la poca affidabilità della struttura e la non eccelsa qualità dei materiali per l’imbottitura. L’episodio è significativo perché raramente in un test comparativo il prodotto leader come era allora <strong>Eminflex, </strong>merita  l’utimo posto in classifica.  Nel 2003 <strong>Altroconsumo</strong> ha condotto un altro test  da cui emerge che il modello <strong>Eminflex Renova</strong> è un po’ cambiato. Il materasso acquistato in televisione a 169 € con tutti gli accessori, ha meritato un giudizio medio/ buono, con un punteggio leggermente superiore a quello di <strong>Ikea Sultan Nattljus</strong> che però è stato pagato  92,9 €.  Il migliore modelo è risultato <strong>Magniflex Marte Boxato</strong> da 130 a 149 €. Più costoso ma con buone caratteristiche anche <strong>Dorelan Master Firm</strong>.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/ingannevole-la-pubblicita-del-materasso-eminflex-65000-di-multa.html" target="_blank">http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/ingannevole-la-pubblicita-del-materasso-eminflex-65000-di-multa.html</a></p>
<p><strong>Autore</strong>: Roberto La Pira</p>
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		<title>Il cavallo per la raccolta differenziata e il trasporto alunni</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 10:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cavallo municipale da tiro]]></category>
		<category><![CDATA[comune di Maxéville]]></category>
		<category><![CDATA[equibus]]></category>

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		<description><![CDATA[
IN FRANCIA TORNA DI MODA IL CAVALLO PER LA RACCOLTA DIFFERENZAITA E IL TRASPORTO ALUNNI
In Francia torna di moda il cavallo. Il comune di Maxéville  vicino a Nancy ha avviato una sperimentazione  con un cavallo municipale da tiro che  sarà adibito al trasporto degli alunni a scuola (Equibus). A Peyrestortes vicino a Perpignan invece il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignnone size-full wp-image-1135" title="ENVIRONNEMENT-DECHETS-ANIMAUX" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/11/cavallodifferenziata.jpg" alt="ENVIRONNEMENT-DECHETS-ANIMAUX" width="493" height="271" /></h3>
<h3>IN FRANCIA TORNA DI MODA IL CAVALLO PER LA RACCOLTA DIFFERENZAITA E IL TRASPORTO ALUNNI</h3>
<p>In Francia torna di moda il <strong>cavallo</strong>. Il comune di Maxéville  vicino a Nancy ha avviato una sperimentazione  con un cavallo municipale da tiro che  sarà adibito al trasporto degli alunni a scuola (Equibus). A Peyrestortes vicino a Perpignan invece il cavallo viene usato nel parco per raccogliere le foglie e fare lavori di manutenzione e anche per raccogliere  l’immondizia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1137" title="equibus" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/11/equibus.jpg" alt="equibus" width="240" height="179" /></p>
<p><strong>Fonte</strong>: ilsole24ore.com</p>
<p><strong>Autore</strong>: Roberto La Pira</p>
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		<title>Scuola Italiana di Giornalismo</title>
		<link>http://www.alessandrofurnari.it/2009/11/03/scuola-italiana-di-giornalismo/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 12:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e l'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia la Politkovskaja e le decine di giornalisti russi assassinati sarebbero ancora vivi. La Scuola Italiana di Giornalismo non prevede la morte di un portatore di verità se non in rari casi, come per Mauro de Mauro o Ilaria Alpi. Eccezioni che confermano la regola del giornalista servo. Servo per vocazione e, soprattutto, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandrofurnari.it/2009/11/03/scuola-italiana-di-giornalismo/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>In Italia la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Stepanovna_Politkovskaja" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Politkovskaja</span></a> e le decine di <strong>giornalisti russi assassinati</strong> sarebbero ancora vivi. La <strong>Scuola Italiana di Giornalismo</strong> non prevede la morte di un portatore di verità se non in rari casi, come per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_De_Mauro" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Mauro de Mauro</span></a> o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ilaria_Alpi" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Ilaria Alpi</span></a>. Eccezioni che confermano la regola del giornalista servo. Servo per vocazione e, soprattutto, per stipendio. Nel 2009 sono stati uccisi nel mondo 33 giornalisti e 171 sono finiti in galera insieme a 91 blogger. Il giornalismo nostrano pagato dallo Stato con i contributi pubblici non corre questi rischi. E&#8217; come se la Politkovskaja fosse stata retribuita da Putin per scrivere sulla Pravda. I <a href="http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2007/stampa.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">dati dei finanziamenti all&#8217;editoria</span></a> per il 2007 e pagati nel 2008 spiegano meglio di qualunque discorso il posizionamento al <a href="http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">49simo posto</span></a> della libertà di informazione dell&#8217;Italia nel 2009 (35sima nel 2007) secondo <a href="http://www.rsf.org/index.php?page=rubrique&amp;id_rubrique=2" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Reporters Sans Frontières</span></a>.<br />
<a href="http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2007/stampa.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Alcuni dati</span></a>: <strong>Libero</strong> (diventato <a href="http://www.beppegrillo.it/2008/01/la_casta_dei_gi_10.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">una Onlus</span></a> per i contributi) 7.794.367 euro, Il Riformista 2.530.638, <strong>Il Foglio</strong> 3.745.345, La Padania (serva di Roma Iddio la creò) 4.028.363, L&#8217;Unità 6.377.209, Europa (organo del rutellone) 3.599.203, Il Secolo d&#8217;Italia 2.959.948, Il Campanile (organo del mastellone) 1.150.919, Avvenire 6.174.758 (ma non gli basta l&#8217;otto per mille?), Il Denaro (il nostro?) 2.459.799. <strong>L&#8217;Avanti</strong> (i socialisti sono sempre presenti) 2.530.638. Non mancano neppure le elemosine folcloristiche elargite con le nostre tasse come: Il Granchio 88.444 euro, Motocross 506.660, <strong>Chitarre</strong> 273.126, Car Audio e FM 290.400, Italia Ornitologica 40.000 e il misterioso Adista 117.000 <strong>(*)</strong>.<br />
Mancano i soldi per la Scuola, per la Polizia, per le case antisismiche, per il sussidio di disoccupazione ai padri di famiglia disoccupati. Non mancano mai per i <strong>giornalisti di regime</strong>. Il <a href="http://www.governo.it/die/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Dipartimento per l&#8217;informazione e per l&#8217;editoria</span></a> è presieduto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Bonaiuti" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Paolo Bonaiuti</span></a> del PDL. Senza la cortina fumogena dell&#8217;informazione a tassametro il regime Pdl-pdmenoelle non durerebbe un giorno, Senza lo Stato la maggior parte dei giornali fallirebbe. Lo stipendio a <strong>Belpietro</strong>, Ferrara, Polito, Boriani lo decide lo psiconano e lo paghiamo noi. Gli editori sono i camerieri dei politici, i giornalisti scrivono il menu su ordinazione. I contributi pubblici all&#8217;editoria e gli sgravi fiscali di cui godono i grandi gruppi editoriali vanno <strong>aboliti</strong>. Se lettore compra, giornalista vive. Altrimenti faccia un altro mestiere.</p>
<p><strong>(*)</strong> Il Fatto Quotidiano che ha dichiarato di non voler fruire di contributi pubblici rappresenta una controprova. Travaglio, Lillo, Gomez non avrebbero mai potuto diventare editorialisti o direttori del Corriere della Sera o della Repubblica. Hanno dovuto farsi un loro giornale per scrivere.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://www.beppegrillo.it/2009/10/scuola_italiana_di_giornalismo.html" target="_blank">beppegrillo.it</a></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alessandrofurnari.it/2009/11/03/scuola-italiana-di-giornalismo/" target="_blank"><img src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>


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		<title>Sofisticazioni alimentari: olio di oliva</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 01:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[olio deodorato]]></category>
		<category><![CDATA[olio extra vergine di oliva]]></category>
		<category><![CDATA[olive spagna truffe]]></category>
		<category><![CDATA[sofisticazioni alimentari olio]]></category>

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		<description><![CDATA[SOFISTICAZIONI ALIMENTARI: OLIO  DI OLIVA SPAGNOLO DEODORATO VENDUTO IN ITALIA COME EXTRA  VERGINE

 Le adulterazioni dell’olio extra vergine di oliva sono riprese alla grande. Uno studio finanziato da Coop e realizzato dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna diretto dal Giovanni Lercker, ha bocciato il 70% dei campioni di olio extra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>SOFISTICAZIONI ALIMENTARI: OLIO  DI OLIVA SPAGNOLO DEODORATO VENDUTO IN ITALIA COME EXTRA  VERGINE<a style="float: left;" href="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/olio.jpg"><img style="border: 0pt none; margin: 23px; width: 246px; height: 369px;" title="olio" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/olio.jpg" border="0" alt="olio" width="334" height="500" /></a></h3>
<div>
<div><span style="font-size: 19px;"> </span><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;">Le adulterazioni dell’<strong>olio extra vergine</strong> di oliva sono riprese alla grande. Uno studio finanziato da Coop e realizzato dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna diretto dal Giovanni Lercker, ha bocciato il 70% dei campioni di <strong><span style="background-color: #ffff00;">olio extra vergine</span> <span style="background-color: #ffff00;">selezionato  tra le marche  meno costose (2,5/3,0 €/l) in vendita nei supermercati e negli hard-discoun</span></strong><span style="background-color: #ffff00;"><strong>t</strong>. </span>Secondo gli esperti in questa fascia di prezzo  si trovano  gli oli con forti sospetti sulla genuinità.  I risultati sono  molto chiari: per 5 bottiglie si è avanzato il sospetto di deodorazione, per 3 campioni la denominazione  extra vergine è stata ritenuta errata per via dei difetti di sapore (avvinato, riscaldo e rancido e sarebbe corretto classificarli come   “vergini”), mentre altri 4 hanno un gusto di cartone. Alla fine quelli sicuramente genuini e con un buon sapore sono solo 4 pari al 30% circa! (la somma  complessiva è maggiore  dei campioni perché alcuni oli presentano più difetti). Certo l’analisi non è statisticamente esaustiva e non rappresenta l’intero mercato, ma fornisce  buoni elementi di riflessione.</span><span style="font-family: Arial;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Arial;"> </span><span style="font-size: 14px;"> <span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 18px; font-family: Arial;">Precisazioni</span></span></strong></span><span style="font-size: 12pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 12pt;">In laboratorio sono stati inviati 24 campioni anonimi (due bottiglie di <strong>olio extra vergine </strong>per ogni marca per verificare la riproducibilità <span> </span>del nuovo metodo di analisi). L’olio <span>imbottigliato </span>nella maggior parte dei casi proviene dalla Spagna e fa parte del cultivar Picual. <strong><span style="text-decoration: underline;">Le bottiglie di olio extra vergine di marche conosciute vendute a meno di  3,0 €/l </span></strong></span><span style="font-size: 12pt;"><strong><span style="text-decoration: underline;">non rientrano<span> </span>nei ca<span style="font-size: 17px;">mpioni esaminati.</span></span></strong></span><span style="font-size: 17px;"> In questi casi il prezzo super scontato  è collegato ad offerte speciali e a vendite sottocosto di breve periodo.</span></span> <span style="font-size: 18px; font-family: Arial;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: 18px; font-family: Arial;">Perché tante frodi</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"> <span style="font-size: 18px;">Per capire cosa sta succedendo  sul mercato e perché tanti  produttori hanno ripreso a fare i furbi  bisogna trasferirsi in Spagna nell’Andalusia, dove una consistente parte del territorio è ricoperta da uliveti. Il momento critico si registra durante la raccolta, quando le olive vengono ammassate in attesa della spremitura e in queste condizioni si sviluppano fermentazioni anomale, per cui l’olio assume un cattivo odore e può essere venduto come extra vergine. </span></span><a style="float: right; font-family: yui-tmp;" href="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/olive.jpg"><img style="border: 0pt none; margin: 15px;" title="Olive" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/olive.jpg" border="0" alt="Olive" width="320" height="212" /></a> <span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 14px;"><br />
</span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 18px;">Per recuperare le partite difettose i produttori effettuano una deodorazione  blanda vietata per legge, riscaldando leggermente l’olio ed eliminando  il cattivo l’odore.  Attualmente non esistono  metodi analitici ufficiali in grado di svelare la  frode  e per questo motivo gli spagnoli deodorano l’olio senza</span></span><span style="font-size: 17px;"><span style="font-size: 13px;"><span style="font-size: 18px;"> problemi. Il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna  ha individuato un nuovo metodo (detto degli alch</span><span style="font-size: 17px;"><span style="font-size: 18px;">il esteri) che abbinato ad altri parametri permette di identificare le pa<span style="font-size: 18px;">rtite di olio d</span><span style="font-size: 18px;">eodorato. Il sistema non è ancora validato , anche se il Consiglio oleico internazionale (Coi) ha intenzione di adottarlo e di inserirlo  nell’ele</span></span><span style="font-size: 18px;">nco dei  metodi di controllo ufficiale.  Le analisi si basano sulla misurazione della quantità di acqua, dei componenti volatili e degli alchil esteri che si formano nelle olive di scarsa qualità o mal conservate </span></span><span style="font-size: 18px;">prima della lavorazione. In linea con la politica di costante monitoraggio dei prodotti proposti sugli scaffali, Coop che ha finanziato lo studio ,  dopo avere visionato i risultati ha chiesto ai fornitori di <strong>olio extra vergine </strong>il rispetto dei nuovi parametri ancora non ufficiali. Non è la prima volta che Coop realizza operazioni di questo tipo per salvaguardare la qualità e arginare le furberie dei produttori troppo disinvolti.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 17px;"><span style="font-size: 13px;"><span style="font-size: 18px;"> </span></span></span></span><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"><strong><span style="font-size: 17px; text-decoration: underline;"><span style="font-size: 19px;"><span style="text-decoration: underline;">30 anni di frodi</span></span></span></strong> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 16px; font-family: Arial;"><span style="color: windowtext;">In Italia l’aggiunta fraudolenta di olio di semi all’olio di oliva negli anni<span> </span>60’ è stata una truffa di grande respiro per qua<span style="font-size: 17px; color: windowtext;">ttro motivi:</span></span><span style="color: windowtext;"> la semplicità dell’operazione</span><span style="color: windowtext;">, i grandi guadagni,</span><span style="color: windowtext;"> l’assenza di problemi per la salute  trattandosi di oli commestibili</span><span style="color: windowtext;"> e l&#8217;assenza  di rischi seri in assenza di metodi analitici ufficiali<span style="font-size: 17px; font-family: Arial;">.</span></span><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"> Per rendersi conto della situazione basta ricordare che alcune aziende  imbottigliavano direttamente olio di semi di cartamo etichettandolo come olio di oliva. N<span style="font-size: 17px;">egli anni 80-90  è arrivato  l&#8217;olio di nocciole, reso famoso dal sequestro nel 199</span><span style="font-size: 16px;">1 alla ditta Riolio di Barletta di 1,8 milioni di litri di </span><span style="font-size: 16px;">olio di nocciole, destinato ad adulterare  18 milioni di bottiglie di olio extra vergine.</span></span></span><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Pochi anni fa si miscelava all’olio di oliva, olio di semi di girasole denominato Trisun oppure alto oleico. Anche l&#8217;olio di semi di palma trifrazionato, l&#8217;olio di sansa manipolato e l&#8217;</span><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 16px;">olio di vinacciolo rientravano nel gruppo degli ingredienti preferiti dai c</span>ontraffattori. Il trucco era semplice.</span></p>
<p><span style="font-size: 19px;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial;"><span style="color: windowtext;"><a style="float: left;" href="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/gocce.jpg"><img style="border: 0pt none; margin: 24px;" title="gocce" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/gocce.jpg" border="0" alt="goce" width="320" height="210" /></a></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 19px;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial;"><span style="color: windowtext;">Bastava  miscelare il 10-15% di questi oli all&#8217;olio extra vergine di oliva, per rendere il riconoscimento quasi impossibile rispetto alla capacità analitiche di quel periodo. </span></span></span><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px;"> I problemi e le lacune degli  organi di controllo erano conosciute dalle grandi marche italiane che per anni hanno seguito politiche commerciali ambigue.<br />
</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 19px;"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px;"><a style="float: left;" href="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/bottiglia.jpg"><img style="border: 0pt none; margin: 20px;" title="bottiglia" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/bottiglia.jpg" border="0" alt="bottiglia" width="118" height="320" /></a><br />
Negli anni 90  si registra la svolta e le grandi marche decidono di adottare  una politica indirizzata alla qualità. L’amara realtà di questa cronistoria è l&#8217;incolmabile  gap analitico  tra lo staff della repressione frodi e il gruppo agguerrito di operatori truffaldini . Quando i tecnici delle aziende inventano nuovi sistemi per trarre profitti illeciti i controllori riescono ad introdurre adeguate analisi per bloccare le furberie solo dopo qualche anno. </span></span></span></span><span style="font-size: 19px;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 15px; font-family: Arial;"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 16px;">L’ultima furberia  è la deodorazione dell&#8217;olio di oliva spagnolo che è vietata  dalla legge, ma d fatto adottata su vasta scala  non essendo rilevabile con le analisi convenzionali.</span></span></span></span></span><span style="font-size: 19px;"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px;">Questa ricorsa tra produttori  un po’ troppo disinvolti e controllori  in ritardo continuerà  fino a quando non verrà attivato un sistema di controlli più severo affidato ad operatori esperti.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 19px;"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px;"><strong>Fonte</strong>:</span></span></span></span> <a href="http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/10/le--frodi-sullolio-extra-vergine-di-oliva-sono-riprese-alla-grande-una-volta-si--miscelava-olio-d.html" target="_blank">http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/10/le&#8211;frodi-sullolio-extra-vergine-di-oliva-sono-riprese-alla-grande-una-volta-si&#8211;miscelava-olio-d.html</a></p>
<p><strong>Autore</strong>: Roberto La Pira</div>
</div>
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		<title>Studio medico USA: la Chemio distrugge il cervello</title>
		<link>http://www.alessandrofurnari.it/2009/10/26/studio-medico-usa-la-chemio-distrugge-il-cervello/</link>
		<comments>http://www.alessandrofurnari.it/2009/10/26/studio-medico-usa-la-chemio-distrugge-il-cervello/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 10:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ipertermia]]></category>
		<category><![CDATA[radioterapia stereotassica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Studio medico USA, conferma : La Chemio distrugge il cervello
La chemioterapia distrugge la memoria e il cervello. Eppure in Italia
la si continua a praticare: Perché?
Uno studio dell&#8217;Università della California a Los Angeles pubblicato sull&#8217;ultimo numero della rivista &#8220;Breast Cancer Research and Treatment&#8221; mostra che la chemioterapia è dannosa e che esistono tecniche non dannose come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1110 alignleft" title="chemio" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/chemio.jpg" alt="chemio" width="307" height="299" /></p>
<h3><big><strong>Studio medico USA, conferma : La Chemio distrugge il cervello</strong></big></h3>
<p>La chemioterapia distrugge la memoria e il cervello. Eppure in Italia<br />
la si continua a praticare: Perché?</p>
<p>Uno studio dell&#8217;Università della California a Los Angeles pubblicato sull&#8217;ultimo numero della rivista <em>&#8220;Breast Cancer Research and Treatment&#8221;</em> mostra che la <strong>chemioterapia</strong> è dannosa e che esistono tecniche non dannose come la <strong>Ipertermia</strong> per le parti Molli, (fegato, pancreas, intestino, seno, con nessun effetto collaterali negativo come cadute di capelli e dimagrimenti, e niente bisturi, ne avvelenamenti da farmaci) e la <strong>Radioterapia Stereotassica</strong> per le partì dure (cervello, polmone altre parti ) inventata nei Laboratori del &#8220;Dipartimento di Fisica Nucleare&#8221; di Stoccolma diretto dal dott. Lax in Svezia. La chemioterapia , afferma questo Studio, induce modificazioni nel metabolismo cerebrale e nel flusso ematico. Questi effetti il paziente può risentirli anche a dieci anni di distanza. Questi risultati aiutano a spiegare i disturbi lamentati dai pazienti sottoposti a chemioterapia. Le persone faticano a mettere a fuoco e a ricordare le cose in un modo che non gli accadeva prima della chemioterapia; lo spiega il Dott. Silverman che con i suoi colleghi ha usato la PET per scandire il cervello di pazienti che erano state sottoposte a intervento chirurgico per la rimozione di un cancro al seno da cinque a dieci anni prima. Una parte di esse era stata sottoposta a chemioterapia per ridurre il rischio di recidive. Confrontando le immagini PET ottenute da questo gruppo, da un gruppo di pazienti non sottoposte a chemioterapia e da un ulteriore gruppo di controllo di soggetti sani, si è riscontrato come nelle pazienti trattate si potesse riscontrare una forte diminuzione del metabolismo cerebrale . A questa riduzione del metabolismo corrispondeva un peggioramento nei test sulle capacità mnemoniche. Una scoperta che in Svezia era già stata appurata dal &#8221; karolinska Hospital Center &#8221; e in USA da diversi Ospedali Americani e Canadesi, come la <em>&#8220;New York University of State Island&#8221;.</em></p>
<p>Bisognerebbe togliere di mezzo ufficialmente la superata e medioevale chemioterapia , in favore della moderna &#8220;Ipertermia&#8221; e aggiornare la &#8220;radioterapia standard &#8220;, molto imprecisa (colpisce sia le cellule sane che quelle cancerogene), con quella Stereotassica ,precisa, grazie all&#8217;uso di Computer e di un &#8220;Acceleratore Lineare 3D&#8221;.</p>
<p>E&#8217; importante precisare che il fatto che esistano presunte metodologie e cure tecnicamente migliori della chemioterapia e della radioterapia è solamente un&#8217;informazione sullo stato delle metodologie ufficiali. <strong>E&#8217; ben più importante sottolineare che esistono anche cure di medicina naturale che vengono ostacolate dallo status quo.</strong></p>
<p>&#8220;Occorre inserire la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione oppure verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e senza farsene<br />
accorgere, in una dittatura. Così il tentativo di limitare l&#8217;arte della medicina solo ad una classe di persone, rappresenterà la Battaglia della scienza medica&#8221;.<br />
(Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d&#8217;Indipendenza USA &#8211; 17<br />
Sett 1787)</p>
<p><strong>Fonte</strong>: medicina.it &#8211; Duilio Pacifico</p>
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		<title>Influenza A, vaccino speciale per i politici in Germania</title>
		<link>http://www.alessandrofurnari.it/2009/10/21/influenza-a-vaccino-speciale-per-politici-germania/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 12:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Influenza suina A/H1N1]]></category>
		<category><![CDATA[influenza A vacino speciale politici Germania]]></category>
		<category><![CDATA[influenza suina vaccino]]></category>

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		<description><![CDATA[INFLUENZA ‘A’: VACCINO SPECIALE PER I POLITICI IN GERMANIA
Un vaccino speciale contro l’influenza ‘A’, con minori effetti collaterali e destinato esclusivamente a politici, militari e alti funzionari federali, sta scatenando una bufera in Germania. Il settimanale ‘Der Spiegel’ rivela nel numero in edicola che mentre per i comuni mortali il governo ha acquistato 50 milioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span><img class="alignleft size-full wp-image-1100" style="margin-bottom: 10px; margin-right: 10px;" title="Influenza-A" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/Influenza-A.jpg" alt="Influenza-A" width="360" height="372" />INFLUENZA ‘A’: VACCINO SPECIALE PER I POLITICI IN GERMANIA</span></h3>
<p>Un vaccino speciale contro l’influenza ‘A’, con minori effetti collaterali e destinato esclusivamente a politici, militari e alti funzionari federali, sta scatenando una bufera in Germania. Il settimanale ‘Der Spiegel’ rivela nel numero in edicola che mentre per i comuni mortali il governo ha acquistato 50 milioni di dosi di vaccino “Pandemrix”, prodotto nello stabilimento di Dresda dalla societa’ farmaceutica britannica “GlaxoSmithKline” (Gsk), il ministero dell’Interno ha fatto invece acquistare dalla casa tedesca Baxter 200mila dosi di un altro vaccino, il “Celvapan”, privo di sostanze conservanti e di un cosiddetto “booster”, una sostanza che ne rafforza l’effetto, a parita’ di efficacia protettiva, ma che puo’ avere fastidiosi effetti collaterali, in particolare su bambini e donne incinte. Autorevoli esponenti del mondo medico e molti organi di stampa parlano di “scandalo” e di medicina “a due velocita’”, una per i privilegiati ed un’altra per la gente comune. Il virologo Alexander Kekule’, del policlinico universitario di Halle, definisce “uno scandalo il fatto che i componenti del governo e le altre autorita’ ricevano un vaccino diverso”. Anche Martin Exner, direttore dell’Istituto di Igiene e Salute pubblica dell’universita’ di Bonn, definisce “un segnale disastroso il fatto che politici e funzionari ministeriali ricevano un vaccino diverso da quello del resto della popolazione. I politici devono essere i primi ad assumere cio’ che raccomandano agli altri”. Anche Ulrike Mascher, presidente del “Vdk”, l’Associazione federale per la protezione di disabili e delle persone socialmente svantaggiate, parla di un segnale sbagliato da parte del governo, che “rafforza in molte persone l’impressione di essere pazienti di seconda categoria”. Nel frattempo il ministro dell’Interno, Wolfgang Schaeuble ha spiegato che “il ministero della Difesa ha ordinato un vaccino per i militari, parte del quale e’ destinato al personale dell’amministrazione”.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: AGI &#8211; Agenzia Italia &#8211; MediciOggi.it</p>
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