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  • Archive for the ‘Internet e l'informazione’ Category

    Scuola Italiana di Giornalismo

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | novembre 3rd, 2009
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    In Italia la Politkovskaja e le decine di giornalisti russi assassinati sarebbero ancora vivi. La Scuola Italiana di Giornalismo non prevede la morte di un portatore di verità se non in rari casi, come per Mauro de Mauro o Ilaria Alpi. Eccezioni che confermano la regola del giornalista servo. Servo per vocazione e, soprattutto, per stipendio. Nel 2009 sono stati uccisi nel mondo 33 giornalisti e 171 sono finiti in galera insieme a 91 blogger. Il giornalismo nostrano pagato dallo Stato con i contributi pubblici non corre questi rischi. E’ come se la Politkovskaja fosse stata retribuita da Putin per scrivere sulla Pravda. I dati dei finanziamenti all’editoria per il 2007 e pagati nel 2008 spiegano meglio di qualunque discorso il posizionamento al 49simo posto della libertà di informazione dell’Italia nel 2009 (35sima nel 2007) secondo Reporters Sans Frontières.
    Alcuni dati: Libero (diventato una Onlus per i contributi) 7.794.367 euro, Il Riformista 2.530.638, Il Foglio 3.745.345, La Padania (serva di Roma Iddio la creò) 4.028.363, L’Unità 6.377.209, Europa (organo del rutellone) 3.599.203, Il Secolo d’Italia 2.959.948, Il Campanile (organo del mastellone) 1.150.919, Avvenire 6.174.758 (ma non gli basta l’otto per mille?), Il Denaro (il nostro?) 2.459.799. L’Avanti (i socialisti sono sempre presenti) 2.530.638. Non mancano neppure le elemosine folcloristiche elargite con le nostre tasse come: Il Granchio 88.444 euro, Motocross 506.660, Chitarre 273.126, Car Audio e FM 290.400, Italia Ornitologica 40.000 e il misterioso Adista 117.000 (*).
    Mancano i soldi per la Scuola, per la Polizia, per le case antisismiche, per il sussidio di disoccupazione ai padri di famiglia disoccupati. Non mancano mai per i giornalisti di regime. Il Dipartimento per l’informazione e per l’editoria è presieduto da Paolo Bonaiuti del PDL. Senza la cortina fumogena dell’informazione a tassametro il regime Pdl-pdmenoelle non durerebbe un giorno, Senza lo Stato la maggior parte dei giornali fallirebbe. Lo stipendio a Belpietro, Ferrara, Polito, Boriani lo decide lo psiconano e lo paghiamo noi. Gli editori sono i camerieri dei politici, i giornalisti scrivono il menu su ordinazione. I contributi pubblici all’editoria e gli sgravi fiscali di cui godono i grandi gruppi editoriali vanno aboliti. Se lettore compra, giornalista vive. Altrimenti faccia un altro mestiere.

    (*) Il Fatto Quotidiano che ha dichiarato di non voler fruire di contributi pubblici rappresenta una controprova. Travaglio, Lillo, Gomez non avrebbero mai potuto diventare editorialisti o direttori del Corriere della Sera o della Repubblica. Hanno dovuto farsi un loro giornale per scrivere.

    Fonte: beppegrillo.it

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    Tags: Editoria

    Italia: libertà di stampa minacciata

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | ottobre 7th, 2009
    Immagine anteprima YouTube

    Molti europarlamentari e gruppi politici stanno lanciando una ‘campagna per chiedere al Parlamento Europeo di passare una risoluzione che condanni i recenti tentativi di intimidire la stampa in Italia e condanni ogni violazione della libertà e del pluralismo dei media’. Questo a ragion veduta. Infatti le ingerenze del governo sulla stampa possono creare un precedente pericoloso e ripercuotersi in altri Paesi dell’Unione. Questa risoluzione, nella sostanza, ‘invita la Commissione Europea, il Consiglio d’Europa, e gli Stati Membri a vigilare, investigare, e agire per evitare ogni possibile violazione in Italia dei diritti ribaditi nel Trattato dell’Unione Europea, seguendo la procedura dell’Articolo 7 del Trattato dell’Unione’.
    Gli europarlamentari sottoscrittori ravvisano perciò una mancanza di risposta europea agli attacchi di Berlusconi alla stampa e ricordano che le istituzioni europee hanno l’autorità per condannare tali intimidazioni (diciamo anche il dovere). La questione sollevata dai sottoscrittori verrà discussa al Parlamento europeo giorno 7 e 8 ottobre. Intanto, il sito European Alternatives, sostenuto proprio dagli europarlamentari sottoscrittori, lancia una petizione per chiedere al Consiglio Europeo di sanzionare il governo italiano (aprendo procedimenti legali) e di delegittimarlo nel voto del Consiglio Europeo stesso. Per partecipare alla petizione, cliccare sul link in fondo a questo articolo. Fra gli Europarlamentari che hanno finora espresso il loro sostegno alla campagna:

    Sonia Alfano MEP (IdV, ALDE, Italia)
    Rosario Crocetta (PD, S&D, Italia)
    Luigi de Magistris (IdV, ALDE, Italia)
    Sylvie Guillaume (PS, S&D, Francia)
    Sarah Ludford MEP (LibDem, ALDE, Regno Unito)
    Gianluca Susta MEP (PD, S&D, Italia)
    Gianni Vattimo MEP (IdV, ALDE, Italia)
    Judith Sargentini MEP (GL, Verdi, Olanda)
    Isabelle Durant (Greens, Belgio)
    Bart Staes (Greens, Belgio)
    Eva Lichtenberger (Greens, Austria)
    Pascal Canfin (Greens, Francia)
    Jan Philipp Albrecht (Greens, Germania)
    Hélène Flautre (Greens, Francia)
    Marije Cornelissen, Parlamentare Europeo (Olanda)
    Bas Eickhout, Parlamentare Europeo (Olanda)
    Caroline Lucas, Parlamentare Europeo (Regno Unito)
    Catherine Greze, Parlamentare Europeo (Francia)
    Franziska Keller, Parlamentare Europeo (Germania)
    Emilie Turunen, Parlamentare Europeo (Danimarca)

    FIRMA LA PETIZIONE

    Fonte: italianimbecilli.blogspot.com

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    Tags: Commissione Europea, Consiglio d'Europa, intimidire la stampa italiana, Procedura Articolo 7 Trattato dell'Unione

    La CBS oscura Beppe Grillo su Youtube

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | settembre 25th, 2009
    http://www.vimeo.com/6749610

    Grillo CensuratoCiò che è accaduto nella notte sembra un vero e proprio attacco a Beppe Grillo e alla sue scomode verità. La sospensione dell’account Youtube di Beppe Grillo è stata determinata da un reclamo di violazione del copyright da parte di CBS, relativamente al post Primarie dei cittadini 2.0: Stato e cittadini, in cui Grillo aveva pubblicato una sintesi della puntata del Late Show di David Letterman in cui è stato ospite Barack Obama (la notizia ufficiale perviene alle ore 15:10 attraverso il blog di Beppe Grillo). Dal suo blog Beppe Grillo scrive: ‘A pensar male si fa peccato, ma verso mezzogiorno erano ancora presenti in Rete 2.230 link a video cercati con le parole Letterman Obama. Perché non sono stati oscurati? Perché non sono stati rimossi gli account? Questa decisione di YouTube procura al blog un danno enorme, tutti i video di Travaglio, i Grillo 168, le inchieste sulle morti in carcere, i Vday. Tutto rimosso. La decisione è incomprensibile.’

    A seguito della sospensione del canale di Grillo è stato oscurato anche un video particolarmente “scomodo“, si tratta di un video recente dal titolo Santa Mafia. Il video (disponibile in alto, in questo post) conteneva un’intervista alla scrittrice tedesca Petra Reski.

    Dal blog di Beppe Grillo: <<E’ paradossale che un libro sia censurato alla fonte. Durante la stampa. Con linee nere ben tracciate nelle pagine. E’ successo a: “Santa Mafia” di Petra Reski in Germania. Il libro è stato pubblicato anche nell’edizione italiana con le pagine oscurate. Chiunque potrà tirare a indovinare chi sono i “personaggi” come li chiama Petra “non citabili“. Per noi italiani è più facile che per i tedeschi. I capitali mafiosi possono comprarsi l’Europa e lo stanno già facendo un po’ ovunque. Petra lo spiega nel suo libro. La Comunità Mafiosa Europea è solo una questione di tempo>>.

    “Sono Petra Reski, ho scritto il libro: “Santa Mafia”, che è uscito in Italia nella casa editrice Nuovi Mondi. Sono molto contenta che sia uscito in Italia, però sono altrettanto amareggiata per il fatto che la prima reazione è stata una minaccia di una querela di Marcello Dell’Utri. Sono riusciti, in Germania, a censurare il mio libro alcuni protagonisti che non volevano essere nominati nel libro e, quando questi personaggi hanno ottenuto questa censura è stata, per me un’esperienza molto umiliante: essere lì, in presenza di questi protagonisti in Tribunale e essere derisa dal giudice non è una cosa semplice da digerire. In Germania, quando il libro è uscito, c’erano pochissime reazioni, a dire il vero, sull’accaduto, perché credo che censurare un libro sulla mafia non sia una cosa che riguarda me personalmente, però riguarda i tedeschi, perché dà un segnale molto particolare alla mafia. Fare tacere un giornalista con una sentenza è una cosa che dà un segnale molto positivo alla mafia in Germania. I tedeschi, purtroppo, si sentono completamente immuni tutt’ora contro il pericolo della mafia, in particolare della ‘ndrangheta; si sono svegliati per un attimo, dopo i fatti di Duisburg, dopo il massacro, però per il resto loro hanno una fiducia cieca nelle loro leggi e, ovviamente, si credono immuni da qualsiasi infiltrazione mafiosa, come è accaduto in Italia e non vedono che i mafiosi si comportano in Germania seguendo le leggi tedesche, non si ammazzano per strada, come fanno in Calabria o in Sicilia. Dunque i tedeschi pensano sempre che questo sia un problema italiano, che la mafia esista solo in Italia, in qualche Paese arretrato del sud e trovo questo abbastanza ipocrita da parte di tutti i Paesi, non solo della Germania, verso l’Italia, tutti guardano male l’Italia anche, giustamente, per il mancato successo nella lotta contro la mafia, però nessuno guarda dentro il proprio Paese per il riciclaggio, in quanto i soldi che vengono guadagnati con il traffico di droga della ‘ndrangheta, per esempio, vengono investiti in Germania e riciclati in Germania: non solo in Germania, anche in Francia, in Belgio, in Portogallo, in Grecia e anche in Spagna. A differenza dell’Italia, in Germania non esiste il reato di associazione mafiosa: la politica tedesca non ha ancora scoperto questo tema per sé, né la sinistra né la destra, perché intanto i soldi della mafia sono stati benvenuti dopo la caduta del muro, quando c’erano tanti investimenti nell’est della Germania e finché i tedeschi non esprimono una preoccupazione per questo fenomeno mafioso, il politico ovviamente non lo vede per sé un tema che potrebbe sfruttare per avere i voti. Visto che i tedeschi pensano che non ci sia la mafia, in Germania ancora meno c’è il movimento antimafia e, per forza, mi sono sentita molto sola. L’unica cosa per cui devo ringraziare l’Italia è che in Italia non ho dovuto spiegare che cosa è una minaccia mafiosa, hanno capito subito quello che ho detto e mi hanno sostenuta tanti giornalisti, il blog di Beppe Grillo e senza gli italiani mi sarei sentita veramente umiliata e molto sola, per questo volevo ancora ringraziare gli italiani. Il fatto che Marcello Dell’Utri abbia subito annunciato una querela è un segnale che trovo molto preoccupante per tutta la libertà della stampa. Quando si parla dei crimini e dei misfatti, subito viene emessa una sentenza contro un giornalista per farlo tacere e per questo, ovviamente, la gente non può informarsi: è una protezione che viene data anche da parte della giustizia. Quando sono stata al processo Dell’Utri sono stata l’unica giornalista e mi ricordo anche di altri giornalisti che sono venuti: non c’era nessuno della stampa nazionale. Mi sono stupita di questo fatto, perché se uno come Marcello Dell’Utri…, c’è un processo su di lui e non c’è nessuno delle altre grandi testate, tipo Il Corriere o La Repubblica: questo mi ha stupito, perché si parlava molto del trasferimento di un giornalista, o che ne so, ma non si parlava di Dell’Utri. Tutt’ora, una cosa che ho notato nella televisione soprattutto italiana, è che c’è una mancata informazione della gente. Tanti giovani italiani adesso cominciano a informarsi sui blog, perché sono l’unica fonte per informarsi bene, alla fine. Io trovo che.. fare tacere tutti i giornalisti che fanno il loro lavoro, applicando le leggi contro i giornalisti, lo trovo molto preoccupante.”

    E’ preoccupante ciò che sta accadendo alla libertà di informazione in rete: dal Disegno di legge dell’On.Pecorella – avvocato di Silvio Berlusconi - ai sequestri dei blog, alle rivendicazioni di violazione di copyright. E’ bene che l’ Italia si renda conto dei livelli di censura che l’informazione libera sta subendo. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

    Dal blog di Beppe Grillo:

    *** AGGIORNAMENTO ***
    ore 17:12 – Grazie alle migliaia di messaggi che avete inviato, la segnalazione di violazione del copyright è stata ritirata e l’account Youtube “staffgrillo” è nuovamente operativo. Grazie a tutti!
    ************************

    Fonti:  beppegrillo.it  e  byoblu.com

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    Tags: blog di Grillo, CBS oscura Beppe Grillo su Youtube, Late Show di David Letterman, Marcello Dell'Utri, Petra Reski, reclamo di violazione del copyright da parte della CBS

    Primarie dei cittadini 2.0 : Informazione

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | settembre 24th, 2009
    Immagine anteprima YouTube

    L’informazione è quello che crede la gente. La verità non è assoluta, esistono per uno stesso fatto più punti di osservazione, più analisi, più interpretazioni. La verità è discussione, è molteplice, è un percorso. La menzogna, invece, è assoluta. Trae forza da sé stessa, dalla sua ripetizione, dal suo boato su più giornali. E’ gridata da più voci di servi, rimbalzata su più canali televisivi di parte. La menzogna si riconosce dal livello dei decibel. La verità va spiegata, la menzogna è propagandata. L’informazione italiana è al servizio della menzogna. Una persona informata è libera di scegliere e dalla sua scelta, anche minima, ha origine la democrazia dal basso.
    Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Oggi pubblico la proposta per l’Informazione per ricevere i vostri contributi.

    INFORMAZIONE
    L’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale. Se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche. Se l’informazione ha come riferimenti i soggetti economici e non il cittadino, gli interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere economico prevalgono sugli interessi del singolo. L’informazione quindi è alla base di qualunque altra area di interesse sociale. Il cittadino non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di consumatore e di elettore passivo, escluso dalle scelte che lo riguardano.
    Le proposte:
    - cittadinanza digitale per nascita, accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano
    - eliminazione dei contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche
    - nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10%
    - le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un’asta pubblica ogni cinque anni
    - abolizione della legge del governo D’Alema che richiede un contributo dell’uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisione
    - nessun quotidiano con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato diffuso con proprietà massima del 10%
    - abolizione dell’Ordine dei giornalisti
    - vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici
    - un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale,indipendente dai partiti
    - abolizione della legge Gasparri
    - copertura completa dell’ADSL a livello di territorio nazionale
    - statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo riacquisto a prezzo di costo da Telecom Italia, e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore telefonico
    - introduzione dei ripetitori Wimax per l’accesso mobile e diffuso alla Rete
    - eliminazione del canone telefonico per l’allacciamento alla rete fissa
    - allineamento immediato delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee
    - tetto nazionale massimo del 5% per le società di raccolta pubblicitaria facenti capo a un singolo soggetto economico privato
    - riduzione del tempo di decorrenza della proprietà intellettuale a 20 anni
    - abolizione della legge Urbani sul copyright
    - divieto della partecipazione azionaria da parte delle banche e di enti pubblici o para pubblici a società editoriali
    - depenalizzazione della querela per diffamazione e riconoscimento al querelato dello stesso importo richiesto in caso di non luogo a procedere (importo depositato presso il tribunale in anticipo in via cautelare all’atto della querela)
    - abolizione della legge Pisanu sulla limitazione all’accesso wi fi.

    Punti precedenti: Energia, Stato e cittadini

    Fonte: beppegrillo.it

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    Tags: informazione, internet, legge Pisanu sulla limitazione all'accesso wi fi, legge Urbani sul copyright, ripetitori Wimax per l’accesso mobile

    Un nuovo giornale: ‘il Fatto Quotidiano’

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | settembre 24th, 2009

    ilfatto20090923-1Nessun contributo pubblico, nessun azionista di controllo, “saremo sottoposti solo al giudizio dei nostri lettori”.

    Ecco come queste ambiziose premesse sono state realizzate: – No ai contributi della legge sull’editoria. Il Fatto Quotidiano non ha e non avrà gruppi parlamentari di riferimento. – Nessun azionista di controllo. Lo statuto della società editrice prevede che il capitale sociale, oggi di 600.000 Euro, sia costituito da tre tipi di azioni: – La categoria A destinata agli azionisti imprenditori che non possono nel complesso detenere più del 70% del capitale; ciascuno di loro non può possedere più del 16%; – La categoria B destinata ad azionisti operatori (fino ad ora giornalisti) con complessivamente il 30% del capitale; – Le azioni speciali destinate ai lettori ed agli abbonati che partecipando alle Assemblee potranno verificare dall’interno la veridicità dello slogan “Questo è il vostro giornale”.

    Linea politica la Costituzione

    (editoriale del direttore – Antonio Padellaro)

    Ci chiedono: quale sarà la vostra linea politica? Rispondiamo: la Costituzione della Repubblica. Non è retorica ma drammatica realtà. Prendete il principio di legalità sancito dall’articolo 1. Cosa c’è di più rivoluzionario in un Paese dove ogni giorno la legge viene adattata ai capricci dell’imperatore e dei suoi cortigiani? E l’articolo 21 quando afferma che l’informazione non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure? Vi sembra che il direttore del Tg1 ne tenga conto, quando decide che gli italiani non devono sapere né delle prostitute a casa Berlusconi né degli insulti di Brunetta? Ci dicono: che bisogno c’è di un altro giornale? Eppure questo bisogno lo sentiamo talmente da avervi investito il nostro mestiere e i nostri risparmi. Quando Indro Montanelli fu costretto a lasciare il “suo” Giornale e fondò la Voce, spiegò di aver giurato a se stesso: “Mai più un padrone”. Ne aveva abbastanza dei trombettieri al servizio dell’uomo di Arcore. Anche noi possiamo dire che qui di padroni non ne abbiamo. La proprietà del Fatto Quotidiano è ripartita in piccole quote equivalenti tra un gruppo di soci che hanno come unico scopo quello di garantire l’autonomia del giornale e di far quadrare i conti. Piccoli azionisti ai quali in tanti chiedono di aggiungersi per dare una mano. Ricchi non siamo ma non chiederemo un solo euro di sovvenzioni pubbliche o di partito. Sono già 30mila coloro che ci sostengono in questa scelta con i loro abbonamenti. Una prova di fiducia senza precedenti, visto che il giornale lo vedranno solo oggi. Grazie. Il Fatto sarà un giornale di opposizione. A Berlusconi, certo, perché ha ridotto una grande democrazia in un sultanato degradante. Ma non faremo sconti ai dirigenti del Pd e della multiforme sinistra che in tutti questi anni non sono riusciti a costruire uno straccio di alternativa. Troppi litigi. Troppe ambiguità. E poi vedremo se Di Pietro riuscirà, davvero, a creare qualcosa di nuovo, liberandosi dei riciclati soprattutto al Sud. Lo abbiamo chiamato il Fatto in memoria di Enzo Biagi che ci ha insegnato a distinguere i fatti dalle opinioni. Un grande giornalista e un uomo perbene epurato, come Montanelli, dalla compagnia dei servi e dei mediocri. Pensando al loro coraggio ci facciamo coraggio.

    Un giornale per i giovani

    Il target si annuncia giovane: “infatti il 60% degli abbonati ha scelto la versione pdf del giornale” , segno che anche i giovani sono interessati alla politica e all’approfondimento. Il Fatto Quotidiano si presenta come un caso, raro in Italia nel cartaceo, di editoria pura: la proprietà è dei redattori e dei piccoli azionisti e non verranno percepiti i finanziamenti pubblici. Perchè è giusto che sia così, è eticamente corretto che un giornale si mantenga con i guadagni derivanti dal consenso dei lettori, è la qualità dell’informazione che deve emergere, deve emergere il giornalismo. Se un giornale non vende, allora deve chiudere, perchè vuol dire che “non è gradito” dai lettori. Attualmente in Italia quasi la totalità dei giornali vende pochissime copie e chiuderebbe se non percepisse i finanziamenti pubblici, questo è il segno evidente che in Italia “non si fa buon giornalismo”. Quei giornali non ci servono, dovrebbero chiudere. Come dice Clay Shirky: “la società non ha bisogno dei giornali, ha bisogno di giornalismo“.

    Alessandro Furnari

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    Tags: Antonio Padellaro, Clay Shirky, giornale, giornalismo, il fatto quotidiano, Marco Travaglio

    Mediaset attacca Internet

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | settembre 3rd, 2009
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    Youtube (il cui proprietario è Google) è il più grande sito di video sharing ed anche il più popolare, ospita video pubblicati gratuitamente e consente la circolazione libera e gratuita di informazioni attraverso Internet. Questo è scomodo per coloro che vogliono mantenere il controllo dell’informazione e della cultura (pensiero). Un cervello umano decide in base alle informazioni che trova nell’ambiente circostante, se riceve informazioni false gli sarà impossibile capire e reagire. La democrazia esiste quando le persone possono pensare con la propria testa sulla base delle informazioni corrette che ricevono. Oggi è in atto una guerra tra la televisione (l’informazione controllata) ed Internet (l’informazione libera), è in atto il tentativo di “imbavagliare”  l’informazione libera.

    Alessandro Furnari

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    Tags: controinformazione, Google, informazione libera, Mediaset, Youtube

    L’ importanza di internet per l’ informazione

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | agosto 10th, 2009
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    I dati audiweb del 20 maggio 2009 mostrano che in Italia circa 30 milioni di persone hanno un accesso a internet e di queste circa l’80% ha una connessione veloce. Tra questi c’è addirittura un valoroso 6% che ha abbandonato la televisione a favore della rete, ma nonostante questi dati siamo ancora lontani da Paesi come Inghilterra, Germania, Francia in cui la percentuale di persone che usa internet abitualmente, usufruendo di una connessione veloce, è nettamente superiore ai dati del nostro Paese. In Italia c’è una parte di persone che non naviga in rete in quanto non sa usare il computer. E’ importante invece avviare un processo di alfabetizzazione informatica affinchè si possa superare il digital divide che ancora ci appartiene. La rete offre informazioni senza censura, in tempo reale e, soprattutto, in rete esiste un feedback che in televisione non c’è. Se in rete si dice una “bugia” si viene subito smentiti. Ci sono stati politici che hanno provato ad aprire un loro blog, ma hanno ricevuto talmente tanti commenti negativi che hanno deciso subito di chiuderlo. Per loro l’unico posto dove possono continuare a dire bugie (ancora per poco) è la televisione. Oggi in Italia “la televisione è il luogo delle bugie in cui si omettono le informazioni “scomode” e si costruiscono false verità e si distorce l’informazione. In Italia l’informazione è parzialmente libera, è il dato ufficiale espresso da Freedom House, un istituto di ricerca situato a Washington che ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo. Nel rapporto 2009 di F.H. il nostro Paese viene declassato da Paese “libero” a “parzialmente libero”, siamo l’unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia. Tra le cause di questa situazione Freedom House cita le continue intimidazioni ai giornalisti e i tanti processi per diffamazione a carico di altrettanti giornalisti, tra cui ne cita alcuni tra i più eclatanti, tra i quali quelli a carico di Alexander Stille e di Marco Travaglio. In Italia i giornalisti “subiscono intimidazioni” tali da indurli ad “essere condizionati”. Ecco perchè la televisione ed i giornali sono diventati dei mezzi di comunicazione al servizio del potere. Per questo motivo la televisione ed i giornali non servono più. Milioni di euro “regalati” dallo Stato per finanziare giornali che non fanno vero giornalismo. Occorrono informazioni reali, occorre giornalismo vero. “La società non ha bisogno dei giornali, ha bisogno di giornalismo (Clay Shirky)”. In questa Italia in cui “l’informazione è malata“, la rete è la nostra unica speranza per informare e per resistere. La rete ci salva e ci salverà.

    Alessandro Furnari

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    Tags: Clay Shirky, Freedom House, informazione

    La querela contro la Rete

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | agosto 10th, 2009

    internet

    Dal blog di Beppe Grillo:

    La querela per diffamazione è sopravvissuta a tutte le riforme sulla Giustizia, alla depenalizzazione del falso in bilancio, al lodo Alfano, alla separazione delle carriere, al bavaglio all’informazione. La querela serve al potere. La querela è un’arma da ricchi. Usata per intimidire. Per tappare la bocca. Per togliere i mezzi economici all’avversario. Spesso con la ricerca del pelo nell’uovo, come ad esempio un mancato virgolettato in una frase. La querela può essere penale o civile. Se va bene si infanga l’avversario e si porta a casa un piccolo tesoretto. Magari con la cessione del quinto dello stipendio di un povero diavolo.
    La querela per diffamazione va depenalizzata. E se si richiede un indennizzo economico, chi fa la querela dovrebbe depositare in anticipo l’intera somma richiesta su un conto a disposizione del Tribunale. Se perde la causa, il deposito servirà a risarcire il querelato. Troppo comodo infangare, spaventare e cavarsela con le sole spese processuali.
    Di solito si querela la verità, mai la menzogna. Di solito chi querela sono i politici e i rappresentanti delle cosiddette istituzioni, mai i cittadini. Di solito la querela viene usata in mancanza di altre argomentazioni per finire sui giornali di regime e fare la figura dell’innocente. Riporto Schifani che non può essere processato ha querelato Travaglio, Mavalà Ghedini minaccia di querela chiunque dia del puttaniere al suo cliente (in pratica mezzo mondo), Cicchitto querela l’Espresso.
    Io ho dei buoni avvocati e molte querele, preferirei non averle, ma fa parte del gioco. Quasi sempre le ho vinte. La maggior parte dei blogger non ha soldi, e neppure l’abitudine a essere querelata da un potente che può usare, talvolta anche a carico dello Stato, avvocati di grido. L’intera Rete è a rischio querela, tutta la verità che è presente in Rete è un attacco al Regime. Non si può querelare la Rete, ma la si può limitare, porre restrizioni idiote presenti in Cina e in Birmania, come hanno fatto e stanno facendo. Si può anche colpirne qualcuno per educarne cento. Per questo voglio creare un pool di avvocati della Rete a disposizione dei querelati.
    Chiedo a tutti gli avvocati che mi leggono che vogliono difendere gratuitamente i blogger di inviarmi i loro riferimenti. Li inserirò in una lista sul blog. Per i casi più complessi metterò a disposizione i miei avvocati, che ormai vantano una certa esperienza. Nel blog sarà disponibile a settembre un’area di aiuto per i blogger querelati con i fatti da sapere per difendersi, gli studi legali cui rivolgersi e l’elenco delle cause in corso contro le pubblicazioni in rete. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

    Beppe Grillo

    Scudo della Rete

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    Tags: scudo rete