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    Strage di capodogli: responsabili i governi italiano e olandese

    Posted in Inquinamento del mare  by admin | maggio 23rd, 2010

    di Gianni Lannes

    Onde mortali a caccia di petrolio amaro: soldi facili e bulimia di potere ammantati dalla scienza. Senza scrupoli pur di favorire le speculazioni del miglior offerente. Il governo Berlusconi ha concesso l’autorizzazione al governo olandese per sondare idrocarburi nel Mar Jonio (italiano). Le prove emerse parlano chiaro. La nave “Pelagia” ha effettuato ricerca di petrolio in acque italiane da novembre a dicembre dell’anno 2009, proprio nell’habitat in cui nuotavano i capodogli trucidati (fotografati da cetologi di chiara fama). Gli olandesi hanno utilizzato cannoni pneumatici (air gun) che sparano onde acustiche in acqua per saggiare il riflesso sismico e la geologia dei fondali. L’intrusione e la massiva interferenza ha provocato la fuga dei cetacei verso l’Adriatico dove sono andati a morire per embolia gassosa a livello coronarico. L’affondo acustico spaventa queste creature e le spinge ad una risalita troppo rapida, in cui trovano frequentemente la morte. I cetacei sono dipendenti dall’udito per la loro sopravvivenza. Molti esperti sono preoccupati dall’inquinamento acustico causato dalla navigazione, dalle rilevazioni sismiche, dalle trivellazioni per l’estrazione degli idrocarburi, dalle costruzioni marine e dai dispositivi sonar (lavorano a medie frequenze). La marina militare degli Stati uniti d’America attualmente sta sperimentando dei cannoni pneumatici che sparano sugli abissi onde sonore fino a 270 decibel con intervalli di 20 secondi. La tolleranza acustica massima dei capodogli è di 150 decibel. La Cetacean International Society pubblica bollettini di cetacei uccisi da questo tipo di sperimentazione. Tra l’altro questo organismo scientifico indipendente da lobby economiche e governi ha denunciato una dozzina di esperimenti realizzati in gran segreto dall’Alleanza atlantica (Nato) nel mar Ligure. Contaminazione causata non solo dai cannoni acustici calibrati, ma anche dai meno conosciuti Surtass Lfai dell’US Navy e della Nato. Si tratta di sistemi sonori per individuare sommergibili con uso di onde sonore di 250 decibel a bassa frequenza di 450-750 Hz. A metà dicembre è spuntato dal nulla Giuseppe Nascetti, pro rettore dell’università della Tuscia. Nascetti non ha messo piede nel Gargano ma ha decretato a tavolino una “verità” planata dall’alto. L’ “esperto” ha dichiarato che “quattro capodogli sono deceduti per aver ingerito buste di plastica”. Menzogne a buon mercato: non esiste un caso documentato nella letteratura scientifica al livello mondiale di capodoglio ucciso dal soffocamento causato dalla plastica; e tra l’altro sono stati sottoposti ad autopsia soltanto due esemplari. Nascetti è lo stesso tecnico collaboratore dell’Enea alla Casaccia, uno dei più grandi depositi di rifiuti nucleari del belpaese. Chi ha pagato il professor Nascetti per depistare? Questi giganti del mare sono i nostri antenati evoluti, mentre noi “umani” sempre a caccia di profitto o comunque passivi siamo le vere bestie. La scienza è solo un pretesto per mascherare i soliti sporchi affari. Al danno la beffa: 400 mila euro per il funerale dei capodogli – previa razzia dei denti d’avorio – nei terreni di un noto speculatore cementizio del Gargano. Vero ministro Prestigiacomo? Governatore Vendola lei era al corrente? Prezzolati governanti è ora di fare i conti con la società civile. Non ci faremo imbavagliare. La parola d’ordine è semplice: disobbedienza civile.

    Fonte: www.italiaterranostra.it

    Tags: strage di capodogli

    Malformazioni genetiche nei pesci della rada di Augusta

    Posted in Inquinamento del mare  by admin | agosto 28th, 2009
    Immagine anteprima YouTube

    Nei cartoni animati c’è il pesce con tre occhi, ad Augusta c’è il pesce con la lisca a “esse”, a “vi” e a “ipsilon”. A dirlo è la Dott.ssa Mara Nicotra, ricercatrice, biologa marina, dell’Università di Catania. Quelli che si vedono nel video sono gli effetti che l’inquinamento da metalli pesanti, presenti in grandi quantità sul fondo della rada di Augusta, ha sui pesci e i molluschi. Ad Augusta spesso il piatto del giorno è: “pesce al veleno“, per gli abitanti del posto però questa notizia non è una novità perchè già da moltissimi anni “sapevano”. Dalle analisi effettuate dalla Dott.ssa Nicotra si evidenziano grandi quantità di cadmio, piombo, zinco e mercurio, ma la città di Augusta non è l’unica a doversi preoccupare per l’inquinamento del mare. I dati 2006 del registro INES (che raccoglie le dichiarazioni ufficiali di emissione in acqua ed atmosfera da parte delle aziende) riportano che nella città di Taranto vengono emessi 1116 Kg/anno di arsenico (l’arsenico oltre a provocare i tumori può persino modificare il DNA), 74297 Kg/anno di piombo (cancerogeno), 1826 Kg/anno di mercurio (neurotossico) e 733 Kg/anno di cadmio (cancerogeno). Qualcuno ricorda se il pesce pescato a Taranto ha le stesse lische viste nel video? L’inquinamento genera problemi ambientali e gravissimi problemi alla salute delle persone. E’ ormai noto che l’inquinamento da metalli pesanti (e la conseguente intossicazione da metalli pesanti) sia una delle cause delle nascite di bambini con malformazioni, tumori, leucemie e malattie del sistema immunitario.

    Alessandro Furnari

    Tags: catena alimentare, malformazioni pesci, pesce Taranto, rada di Augusta