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	<title>Blog di Alessandro Furnari &#187; Alimentazione</title>
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	<description>Il blog di Alessandro Furnari, ambiente, salute, energia rinnovabile, informazione, rifiuti zero, mobilità sostenibile, acqua pubblica, sicurezza alimentare, diritti dei lavoratori, controinformazione. Le soluzioni sostenibili per il Comune di Taranto. La lista civica cinque stelle di Beppe Grillo a Taranto</description>
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		<title>Così il cibo ci cura</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 18:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gregory Freund]]></category>
		<category><![CDATA[istituto chimica biomolecolare]]></category>
		<category><![CDATA[Licopene]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Dimitri]]></category>
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		<category><![CDATA[pomodoro anti-cancro]]></category>

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Pomodoro anti-cancro e mela protettiva
E’ italiano, interamente naturale e per niente Ogm il pomodoro messo a  punto dall’Istituto  di chimica biomolecolare del Cnr di  Napoli che diventerà un ottimo alleato per la nostra salute. Le sue  proprietà antiossidanti sono infatti superiori a quelle delle altre  varietà di pomodoro in commercio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><img class="alignnone size-full wp-image-1376" title="1042-pomodoro1" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/03/1042-pomodoro1.jpg" alt="1042-pomodoro1" width="424" height="350" /></h2>
<h2><strong>Pomodoro anti-cancro e mela protettiva</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">E’ italiano, interamente naturale e per niente Ogm il pomodoro messo a  punto dall’<a href="http://www.icb.cnr.it/website/" rel="nofollow"  target="_blank">Istituto  di chimica biomolecolare</a> del <a href="http://www.cnr.it/sitocnr/home.html" rel="nofollow"  target="_blank">Cnr</a> di  Napoli che diventerà un ottimo alleato per la nostra salute. Le sue  proprietà antiossidanti sono infatti superiori a quelle delle altre  varietà di pomodoro in commercio e lo rendono in grado di <strong>combattere </strong>tutte quelle malattie dell’uomo, <strong>dai tumori alle  malattie cardiovascolari, dalle artriti al morbo di Parkinson</strong>,  causate da stress ossidativi e dalla formazione di radicali liberi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Mauro Dimitri, presidente della <a href="http://www.wfurology.net/" rel="nofollow"  target="_blank">World Foundation of  Urology</a>, che ha presentato la <a href="http://www.prevenzionetumoreprostata.it/" rel="nofollow"  target="_blank">Settimana  di Prevenzione del tumore alla prostata</a> (si svolge dal 12 al 19  marzo), il “Superpomodoro”, come è già stato battezzato, ” risponde  perfettamente alle <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/02/22/il-cancro-si-previene-a-tavola-con-frutta-verdura-e-vino-rosso/" rel="nofollow"  target="_self">caratteristiche nutrizionali di prevenzione</a> in  quanto possiede un’attività antiossidante totale superiore ad altri  ibridi di pomodoro normalmente in commercio, sia freschi che conservati:  maggior contenuto di Licopene e alto contenuto di Vitamina C presenti  nei pomodori neri, attività antinfiammatoria propria del pomodoro San  Marzano”.</p>
<p style="text-align: justify;">Esperimenti svolti all’Istituto di scienze dell’Alimentazione del Cnr  di Avellino, hanno verificato che in 5 minuti a una temperatura di 300  gradi il pomodoro “Maxantia”, nome in attesa di registrazione, perde  solo il 20 per cento dell’attività antiossidante totale. Questo vuol  dire che usandolo per farcire una pizza al taglio si mantengono <strong>altissime  le sue proprietà protettive</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E se da oggi mangiare un trancio di pizza può diventare un gesto di  prevenzione per la salute, resta sempre vero che una mela al giorno  aiuta a tenere lontani i dottori. Lo confermerebbe una ricerca svolta  dall’Università dell’Illinois, i cui risultati saranno pubblicati a  maggio sulla rivista <a href="http://www.elsevier.com/wps/find/journaldescription.cws_home/622800/description#description" rel="nofollow"  target="_blank">Brain, Behavior, and Immunity</a>, secondo cui la fibra  solubile contenuta nelle mele, nella frutta secca e nell’avena avrebbe  il potere di <strong>fortificare il nostro sistema immunitario</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, ha spiegato Gregory Freund, professore del College di  Medicine dell’Università dell’Illinois, la fibra solubile “cambia la  personalità delle cellule immunitarie, trasformandole da  pro-infiammatorie ad anti-infiammatorie aiutandoci in questo modo a <strong>guarire  più velocemente dalle infezioni</strong>“. Questo perché la fibra  aumenta la produzione della proteina anti-infiammatoria interleuchina-4.</p>
<p style="text-align: justify;">In un esperimento è stata somministrata a due gruppi di topi una  dieta povera di grassi. L’unica differenza consisteva nel fatto che la  dieta di un gruppo includeva la fibra solubile, quella del gruppo di  controllo la fibra insolubile. Dopo sei settimane di dieta i ricercatori  hanno indotto nei topi una malattia, introducendo una sostanza (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lipopolisaccaride" rel="nofollow"  target="_blank">lipopolisaccaride</a>)  che in pratica simula nel corpo un’infezione batterica. <strong>I topi  che avevano assunto fibra solubile si sono ammalati molto meno degli  altri e sono guariti molto più rapidamente</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>In sole sei settimane</strong>“, ha spiegato Christina  Sherry, una delle ricercatrici impegnate nello studio, “questi animali  hanno sperimentato un <strong>profondo e positivo cambiamento nel  sistema immunitario</strong>“.  Ma quanta di questa fibra serve all’uomo  per ottenere reali benefici per la salute? Una quantità ragionevole,  tranquillamente raggiungibile con una normale dieta.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà nei cibi confezionati la presenza di fibra resta alquanto  oscura perché difficilmente viene indicato se si tratta di fibra  solubile. Ne costituiscono un’ottima fonte, oltre alla mela del  proverbio, anche l’avena, la frutta secca, le lenticchie, gli agrumi, le  fragole, le carote, i semi e l’orzo. Anche la fibra insolubile (che si  trova nel frumento integrale, nella crusca e nelle verdure a foglia  verde) ha un ruolo importante, perché contribuisce al senso di sazietà e  aiuta il cibo a muoversi attraverso l’apparato digerente, ma non ha  alcun effetto positivo sul sistema immunitario.<a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/author/martabuonadonna/" rel="nofollow" title="Articoli scritti da: marta.buonadonna" ></a></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/03/10/pomodoro-anti-cancro-e-mela-protettiva-cosi-il-cibo-ci-cura/" rel="nofollow"  target="_blank">Panorama &#8211; Mercoledì 10 Marzo 2010</a></p>
<p><strong>Autore</strong>: Marta Buonadonna</p>
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		<title>Sano come&#8230;il Latte</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[latte]]></category>
		<category><![CDATA[latticini]]></category>
		<category><![CDATA[osteoporosi]]></category>

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Recenti       ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali       presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne       vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei       paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img class="alignnone size-full wp-image-1190" title="latte" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/latte.jpg" alt="latte" width="215" height="300" /></p>
<p align="left">Recenti       ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali       presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne       vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei       paesi dove viene consumata una maggiore quantità di latte e formaggio:       Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo in cui       il consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente, sono anche       quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente diffusa fino a diventare una       piaga sociale.<br />
Sembra       quasi che i medici che consigliano il latte come prevenzione       dell’osteoporosi, non siano a conoscenza che l’assunzione del calcio       derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto, inibita dalla       presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte stesso.<br />
Inoltre,       fatto non meno importante, il latte tende ad “acidificare” il nostro       organismo, mentre è risaputo che per essere assimilato il calcio necessita di       ambiente alcalino.<br />
Anche il       nostro organismo, per funzionare perfettamente, ha bisogno di un Ph       neutro, se non leggermente alcalino. Il latte ingerito (assieme ad altri       alimenti acidi quali carne, pomodoro, zucchero, farine raffinate, ecc..)       crea un ambiente acido, che porta a innumerevoli malattie come       indebolimento del sistema immunitario, colon irritabile, gastriti,       emicranie, sinusiti, indebolimento del fegato e del sistema linfatico,       ambiente favorevole alla proliferazione di infiammazioni urinarie e       dell’orecchio. La medicina cinese insegna che l’ambiente acido       facilita la proliferazione di cellule tumorali.<br />
Il       discorso viene a complicarsi ulteriormente per i bambini allattati con       latte vaccino: il latte di mucca, contenendo molecole più grandi rispetto       al latte materno, tende a supernutrire il corpo ed a SOTTONUTRIRE il       cervello ed il sistema nervoso. In generale i bambini allattati al seno       sono più brillanti, più sensibili e più svegli di quelli nutriti con       latte vaccino: inoltre il latte materno aiuta lo sviluppo corretto del       sistema immunitario, che poi verrà distrutto in parte dalla bomba a       orologeria dei vaccini obbligatori, ma questo è un altro triste discorso.</p>
<p align="left"><em>Il latte materno prepara il corpo ad       albergare<br />
l’anima e lo spirito.<br />
Porta l’essere umano<br />
sulla terra e gli fa percepire<br />
l’unità con il genere umano<br />
(Haushka</em>)</p>
<p>Per       complicare ulteriormente la situazione, molto spesso vengono assunti vari       tipi di proteine durante il pasto: è procedura usuale fornire ai bambini       un bel bicchiere di latte durante il pranzo a base di carne oppure di       pesce, oppure proporre ricette contenenti carne e formaggio formulati       assieme. Anche se il gusto ne guadagna, proporre il latte ai bambini       piccoli assieme ad altre proteine equivale a disorientare, sconquassare il       loro povero fegato, che non sa più che enzima secernere: alla fine il       nostro intestino si troverà con un amalgama di proteine digerite (cioè       quelle cui fegato ha prodotto l’enzima corrispondente, dato che ne può       fornire uno solo per digestione) e un altro amalgama di proteine       indigerito (che tende ad andare in putrefazione). Quindi si avrà       inizialmente un’irritazione sul tratto digerente e conseguentemente, se       la dieta persiste, un’irritazione cronica sulle pareti dell’intestino       (con sintomi quali diarrea, stitichezza, stanchezza oppure iperattività):       e come ulteriore conseguenza, avremo un malassorbimento delle sostanze       nutritive, delle vitamine, degli enzimi e dei minerali.<br />
Al       giorno d’oggi nessuno è immune da carenze vitaminiche, vuoi per dieta       sbagliata, vuoi per intestino irritato (che spesso passa inosservato),       vuoi perché oramai anche le verdure biologiche si sono impoverite.<br />
Altro       punto importante: la causa determinante per lo sviluppo delle malattie       infettive non è dovuta, come opinione comune, esclusivamente       dall’aggressione di virus e batteri che ci giungono dall’esterno.       Occorre per prima cosa un terreno stressato (il nostro corpo nutrito in       modo errato) su cui tali batteri possano impiantarsi e svilupparsi, ed in       secondo luogo un sistema nervoso stanco e/o stressato. Studi recenti hanno       dimostrato che togliendo latte e latticini (in quanto immuno-influenti,       che vanno cioè a influenzare l’apparato immunitario) dalla dieta di 100       persone (senza alcuna spiegazione per evitare il famoso effetto placebo) e       lasciando altre 100 con la loro dieta normale, si è notato che delle       prime 100 solo 15 si sono ammalate durante il periodo freddo, mentre fra       le altre 100 le malattie da raffreddamento hanno colpito più dell’85%.<br />
Nand       Kishore Sharma, uno studioso contemporaneo, avvisa che nel latte di mucca       ci sono troppi ormoni, residuo della loro alimentazione industriale       contenente (fra le altre “prelibatezze” varie) l’ormone della       crescita, per produrre vacche grasse. Basta poca, pochissima immaginazione       per immaginare quali effetti hanno sull’organismo dei bambini allattati       con tale prodotto: crescita ponderale esagerata, gonfiore del corpo,       coliche intestinali. Analogo discorso avviene per gli adulti, ma in       maniera più sottile, in quanto chi cresce non è il corpo, ma ciò che si       presta alla crescita all’interno del nostro organismo, come per esempio,       i tumori.<br />
Poche       persone sono a conoscenza che buona parte della popolazione dei paesi       industrializzati è esposta ad concentrazione di diossina tali da avere       effetti sull’efficienza riproduttiva di uomini e donne (da notare come       siano in aumento le tecniche di inseminazione artificiale) e da provocare       casi di cancro in una persona su 1.000. L’assunzione di diossina avviene       per ingestione con il cibo, soprattutto latte, latticini e carne.<br />
Ancora       a proposito di cancro: in uno studio, condotto presso la Harvard       University su 145 donne di Boston si è riscontrato che le donne che       consumano yogurt e formaggi freschi hanno una probabilità tre volte       maggiore di contrarre cancro alle ovaie. A tal proposito è utile       ricordare che la Danimarca (paese in cui si fa un elevato consumo di       grassi e latticini) ha un’incidenza di cancro alle ovaie di ben sei       volte maggiore rispetto al Giappone, dove si consumano pochissimi       latticini.<br />
Esiste       un test per capire se si è consumatori di latte e formaggio. Alcune delle       domande proposte sono:<br />
1)       Tendete ad avere la pressione alta?<br />
2)       Sentite il bisogno di lavarvi spesso?<br />
3)       Avete forfora o perdete capelli?<br />
4)       Avete foruncoli attorno alla bocca o sulle guance?<br />
5)       Soffrite di osteoporosi?<br />
6)       Avete dolori addominali?<br />
7)       Avete problemi di pelle?<br />
8)ecc..</p>
<p>Un       libro molto interessante, “La cucina del diavolo” di Gunter Schwab,       porta alcuni passi interessanti:<br />
“il       latte delle mucche che ricevono prodotti coltivati con concime artificiale       (composto da protidi sintetici ed altri preparati chimici) non può essere       considerato alimento protettivo, e cagiona nell’organismo eczemi e       disturbi intestinali che possono avere conseguenze mortali”<br />
“nel       latte di mucche nutrite con farina di soia, fu riscontrata la presenza di       tricloroetilene, usato nell’estrazione dell’olio dai suoi semi”       molto tossico!<br />
“mi       è nota una disposizione, secondo la quale il latte di mucche trattate con       penicillina, può essere venduto solo 3 giorni dopo la cura”<br />
“DDT       e composti esavalenti, i nostri più energici veleni, impiegati nelle       campagne, si ritrovano nel grasso del latte”<br />
Nei       ristoranti và di moda la panna: aiuta a non far attaccare il cibo       dimenticato in padella, lega con gli ingredienti, fa consistenza, ed       inoltre piace al cliente. Il cibo cucinato ad alte temperature con la       panna è una delle cose più dannose che esistano: chi ha fatto il       lavapiatti sa quanta fatica ci vuole a scrostarla dalle padelle una volta       che è a temperatura ambiente. Lo stesso discorso vale per le nostre       pareti dell’intestino. (da C.Corvino, “L’arte di cucinare in armonia       con le stagioni – Estate” ed. Macroedizioni)<br />
Il       dott. Roberto Marrocchesi, esperto in nutrizione, avvisa che tra il 70% e       il 90% dell’umanità non digerisce il latte. Questa intolleranza venne       individuata e descritta con enorme ritardo nei circoli scientifici a       partire dal 1958. Finora sono stati individuati quattro tipi di       intolleranza al latte: 1) la più importante, e cioè quella di       intolleranza al lattosio 2) quella di sensibilizzazione alle proteine 3)       l’intolleranza psicogena, cioè pura e semplice avversione da disgusto e       4) quella causata da microinquinamento batterico o chimico in un latte       industrialmente trattato (residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari,       antimuffe, coloranti, ecc..).<br />
La       sensibilità del pubblico al problema delle allergie causate dai latticini       è ancora scarsa: è stata così potente e capillare la pubblicità da       parte delle fonti più autorevoli e “al di sopra delle parti” che il       parere dominante è che non solo il latte è un cibo valido, ma che è un       cibo perfetto per grandi e piccini. Ne consegue che la causa degli       innumerevoli problemi di salute contemporanei rimane “sconosciuta”.
</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tratto da: www.disinformazione.it</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo di Susanna Berginc</em></p>
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		<title>Prodotti ritirati dagli scaffali dei supermercati</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 01:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti ritirati dai supermercati]]></category>

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		<description><![CDATA[IN ITALIA UNA CATENA RITIRA 400/500 ARTICOLI OGNI ANNO MA NESSUNO LO DICE.
L&#8217;unica insegna che ha scelto di indicare sul sito internet i nomi dei prodotti ritirati è la Gros Cidac di Aosta.
IN EUROPA I SUPERMERCATI METTONO IN RETE L&#8217;ELENCO DEI PRODOTTI RITIRATI DAGLI SCAFFALI
In Italia una catena di supermercati ritira dagli scaffali 400/500 prodotti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>IN ITALIA UNA CATENA RITIRA 400/500 ARTICOLI OGNI ANNO MA NESSUNO LO DICE.</h2>
<h3>L&#8217;unica insegna che ha scelto di indicare sul sito internet i nomi dei prodotti ritirati è la <strong>Gros Cidac di Aosta</strong>.</h3>
<h3>IN EUROPA I SUPERMERCATI METTONO IN RETE L&#8217;ELENCO DEI PRODOTTI RITIRATI DAGLI SCAFFALI<img class="alignnone size-medium wp-image-1156" style="margin-top: 20px; " title="supermercati_europa" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2010/01/supermercati_europa-300x225.jpg" alt="supermercati_europa" width="300" height="225" /></h3>
<p><strong><span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;"><span style="background-color: #ffff00;">In Italia una catena di supermercati ritira dagli scaffali 400/500 prodotti alimentari l’anno. </span></span></strong>E’ quanto emerge incrociando i dati forniti dal ministero della Salute con quelli del controllo qualità delle due principali insegne. Le campagne di ritiro sono un tema all’ordine del giorno anche in Europa, visto che <strong>l<span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;">’anno scorso l’Italia ha inviato alla DG Sanco di Bruxelles (organismo che coordina il sistema di allerta alimentare europeo RASFF) ben 468 segnalazioni (su un totale di 3040)</span></strong>. I problemi più diffusi riguardano la presenza di micotossine in pistacchi e arachidi (900 casi il numero è elevato perché si controllano tutte le partite), le salmonelle (300 casi), l’uso di additivi e coloranti vietati (200 casi).</p>
<p>Per fare fronte alle emergenze  il controllo qualità dispone di una struttura pronta ad intervenire in poche ore.  Quando l’allerta riguarda un solo articolo la questione è abbastanza semplice. Diventa più complicata quando la segnalazione riguarda un ingrediente presente in centinaia di preparazioni,  come è avvenuto qualche anno per il peperoncino colorato con una sostanza cancerogena.<br />
Il ogni caso<span style="background-color: #ffffff; font-family: Arial;"> i</span><span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;"><span style="background-color: #ffffff; font-family: Arial;">l sistema di allerta segnala solo una parte dei 400/500 prodotti difettosi che ogni anno vengono sottratti alla vendita.</span></span><strong><span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;"> I ritiri quotidiani nel 15/20% dei casi scattano per la data di  scadenza, indicata in modo poco leggibile   o  per errori grossolan</span></strong>i. Spesso il ritiro è richiesto dall’azienda in seguito ad un problema riscontrato durante la produzione (latte con troppa carica microbica, imperfetta chiusura della confezione, diciture errate….). Gli stessi supermercati intervengono per ritirare i prodotti difettosi con il loro marchio. Ci sono poi le segnalazioni dei dipendenti quando sistemano i prodotti sugli scaffali e notano involucri troppo fragili, pasta con farfalline, confezioni di latticini bombati, buste di prosciutto saldate male, conserve in scatola ammaccate… <strong><span style="background-color: #ffff00; font-family: Arial;">Le segnalazioni più preziose arrivano dai consumatori. Bastano 3/4 reclami per togliere il prodotto dagli scaffali, come è accaduto di recente per una maionese con un forte odore di pesce, pane in cassetta dal sapore troppo acido e porzioni di arrosto di tacchino con una strana colorazione gialla.</span></strong></p>
<p>In molti paesi occidentali e negli Stati Uniti decine di catene di supermercati  pubblicano  nel loro sito internet l’elenco dei prodotti alimentari ritirati dagli scaffali. La lista delle insegne comprende  nomi   famosi come l’inglese Sainsbury’s, l’americana Whole Food Market e anche Wall Mart . Vi proponiamo la lista dei siti  che adottano questa politica  con le pagine  dedicate ai recall . L&#8217;elenco è proposto dalla blogger inglese <a href="http://efoodalert.blogspot.com/" rel="nofollow"  target="_blank">Phyllis Entis</a>.</p>
<p><a href="http://www.shoprite.com/ProductRecall.aspx" rel="nofollow"  target="_blank">http://www.shoprite.com/ProductRecall.aspx</a></p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/in-molti-paesi-occidentali-e-negli-stati--uniti-decine-di-catene-di-supermercati-ogni-settimana-inser.html" rel="nofollow"  target="_blank">http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/in-molti-paesi-occidentali-e-negli-stati&#8211;uniti-decine-di-catene-di-supermercati-ogni-settimana-inser.html</a></p>
<p><strong>Autore</strong>: Roberto La Pira</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alessandrofurnari.it/2010/01/04/prodotti-ritirati-dagli-scaffali-dei-supermercati/" target="_blank"><img src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.PNG" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sofisticazioni alimentari: olio di oliva</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 01:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[olio deodorato]]></category>
		<category><![CDATA[olio extra vergine di oliva]]></category>
		<category><![CDATA[olive spagna truffe]]></category>
		<category><![CDATA[sofisticazioni alimentari olio]]></category>

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		<description><![CDATA[SOFISTICAZIONI ALIMENTARI: OLIO  DI OLIVA SPAGNOLO DEODORATO VENDUTO IN ITALIA COME EXTRA  VERGINE

 Le adulterazioni dell’olio extra vergine di oliva sono riprese alla grande. Uno studio finanziato da Coop e realizzato dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna diretto dal Giovanni Lercker, ha bocciato il 70% dei campioni di olio extra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>SOFISTICAZIONI ALIMENTARI: OLIO  DI OLIVA SPAGNOLO DEODORATO VENDUTO IN ITALIA COME EXTRA  VERGINE<a href="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/olio.jpg"style="float: left;" ><img style="border: 0pt none; margin: 23px; width: 246px; height: 369px;" title="olio" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/olio.jpg" border="0" alt="olio" width="334" height="500" /></a></h3>
<div>
<div><span style="font-size: 19px;"> </span><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;">Le adulterazioni dell’<strong>olio extra vergine</strong> di oliva sono riprese alla grande. Uno studio finanziato da Coop e realizzato dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna diretto dal Giovanni Lercker, ha bocciato il 70% dei campioni di <strong><span style="background-color: #ffff00;">olio extra vergine</span> <span style="background-color: #ffff00;">selezionato  tra le marche  meno costose (2,5/3,0 €/l) in vendita nei supermercati e negli hard-discoun</span></strong><span style="background-color: #ffff00;"><strong>t</strong>. </span>Secondo gli esperti in questa fascia di prezzo  si trovano  gli oli con forti sospetti sulla genuinità.  I risultati sono  molto chiari: per 5 bottiglie si è avanzato il sospetto di deodorazione, per 3 campioni la denominazione  extra vergine è stata ritenuta errata per via dei difetti di sapore (avvinato, riscaldo e rancido e sarebbe corretto classificarli come   “vergini”), mentre altri 4 hanno un gusto di cartone. Alla fine quelli sicuramente genuini e con un buon sapore sono solo 4 pari al 30% circa! (la somma  complessiva è maggiore  dei campioni perché alcuni oli presentano più difetti). Certo l’analisi non è statisticamente esaustiva e non rappresenta l’intero mercato, ma fornisce  buoni elementi di riflessione.</span><span style="font-family: Arial;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Arial;"> </span><span style="font-size: 14px;"> <span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 18px; font-family: Arial;">Precisazioni</span></span></strong></span><span style="font-size: 12pt;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 12pt;">In laboratorio sono stati inviati 24 campioni anonimi (due bottiglie di <strong>olio extra vergine </strong>per ogni marca per verificare la riproducibilità <span> </span>del nuovo metodo di analisi). L’olio <span>imbottigliato </span>nella maggior parte dei casi proviene dalla Spagna e fa parte del cultivar Picual. <strong><span style="text-decoration: underline;">Le bottiglie di olio extra vergine di marche conosciute vendute a meno di  3,0 €/l </span></strong></span><span style="font-size: 12pt;"><strong><span style="text-decoration: underline;">non rientrano<span> </span>nei ca<span style="font-size: 17px;">mpioni esaminati.</span></span></strong></span><span style="font-size: 17px;"> In questi casi il prezzo super scontato  è collegato ad offerte speciali e a vendite sottocosto di breve periodo.</span></span> <span style="font-size: 18px; font-family: Arial;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: 18px; font-family: Arial;">Perché tante frodi</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"> <span style="font-size: 18px;">Per capire cosa sta succedendo  sul mercato e perché tanti  produttori hanno ripreso a fare i furbi  bisogna trasferirsi in Spagna nell’Andalusia, dove una consistente parte del territorio è ricoperta da uliveti. Il momento critico si registra durante la raccolta, quando le olive vengono ammassate in attesa della spremitura e in queste condizioni si sviluppano fermentazioni anomale, per cui l’olio assume un cattivo odore e può essere venduto come extra vergine. </span></span><a href="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/olive.jpg"style="float: right; font-family: yui-tmp;" ><img style="border: 0pt none; margin: 15px;" title="Olive" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/olive.jpg" border="0" alt="Olive" width="320" height="212" /></a> <span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 14px;"><br />
</span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 18px;">Per recuperare le partite difettose i produttori effettuano una deodorazione  blanda vietata per legge, riscaldando leggermente l’olio ed eliminando  il cattivo l’odore.  Attualmente non esistono  metodi analitici ufficiali in grado di svelare la  frode  e per questo motivo gli spagnoli deodorano l’olio senza</span></span><span style="font-size: 17px;"><span style="font-size: 13px;"><span style="font-size: 18px;"> problemi. Il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna  ha individuato un nuovo metodo (detto degli alch</span><span style="font-size: 17px;"><span style="font-size: 18px;">il esteri) che abbinato ad altri parametri permette di identificare le pa<span style="font-size: 18px;">rtite di olio d</span><span style="font-size: 18px;">eodorato. Il sistema non è ancora validato , anche se il Consiglio oleico internazionale (Coi) ha intenzione di adottarlo e di inserirlo  nell’ele</span></span><span style="font-size: 18px;">nco dei  metodi di controllo ufficiale.  Le analisi si basano sulla misurazione della quantità di acqua, dei componenti volatili e degli alchil esteri che si formano nelle olive di scarsa qualità o mal conservate </span></span><span style="font-size: 18px;">prima della lavorazione. In linea con la politica di costante monitoraggio dei prodotti proposti sugli scaffali, Coop che ha finanziato lo studio ,  dopo avere visionato i risultati ha chiesto ai fornitori di <strong>olio extra vergine </strong>il rispetto dei nuovi parametri ancora non ufficiali. Non è la prima volta che Coop realizza operazioni di questo tipo per salvaguardare la qualità e arginare le furberie dei produttori troppo disinvolti.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 17px;"><span style="font-size: 13px;"><span style="font-size: 18px;"> </span></span></span></span><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"><strong><span style="font-size: 17px; text-decoration: underline;"><span style="font-size: 19px;"><span style="text-decoration: underline;">30 anni di frodi</span></span></span></strong> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 16px; font-family: Arial;"><span style="color: windowtext;">In Italia l’aggiunta fraudolenta di olio di semi all’olio di oliva negli anni<span> </span>60’ è stata una truffa di grande respiro per qua<span style="font-size: 17px; color: windowtext;">ttro motivi:</span></span><span style="color: windowtext;"> la semplicità dell’operazione</span><span style="color: windowtext;">, i grandi guadagni,</span><span style="color: windowtext;"> l’assenza di problemi per la salute  trattandosi di oli commestibili</span><span style="color: windowtext;"> e l&#8217;assenza  di rischi seri in assenza di metodi analitici ufficiali<span style="font-size: 17px; font-family: Arial;">.</span></span><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"> Per rendersi conto della situazione basta ricordare che alcune aziende  imbottigliavano direttamente olio di semi di cartamo etichettandolo come olio di oliva. N<span style="font-size: 17px;">egli anni 80-90  è arrivato  l&#8217;olio di nocciole, reso famoso dal sequestro nel 199</span><span style="font-size: 16px;">1 alla ditta Riolio di Barletta di 1,8 milioni di litri di </span><span style="font-size: 16px;">olio di nocciole, destinato ad adulterare  18 milioni di bottiglie di olio extra vergine.</span></span></span><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Pochi anni fa si miscelava all’olio di oliva, olio di semi di girasole denominato Trisun oppure alto oleico. Anche l&#8217;olio di semi di palma trifrazionato, l&#8217;olio di sansa manipolato e l&#8217;</span><span style="font-size: 17px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 16px;">olio di vinacciolo rientravano nel gruppo degli ingredienti preferiti dai c</span>ontraffattori. Il trucco era semplice.</span></p>
<p><span style="font-size: 19px;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial;"><span style="color: windowtext;"><a href="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/gocce.jpg"style="float: left;" ><img style="border: 0pt none; margin: 24px;" title="gocce" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/gocce.jpg" border="0" alt="goce" width="320" height="210" /></a></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 19px;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial;"><span style="color: windowtext;">Bastava  miscelare il 10-15% di questi oli all&#8217;olio extra vergine di oliva, per rendere il riconoscimento quasi impossibile rispetto alla capacità analitiche di quel periodo. </span></span></span><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px;"> I problemi e le lacune degli  organi di controllo erano conosciute dalle grandi marche italiane che per anni hanno seguito politiche commerciali ambigue.<br />
</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 19px;"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px;"><a href="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/bottiglia.jpg"style="float: left;" ><img style="border: 0pt none; margin: 20px;" title="bottiglia" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/bottiglia.jpg" border="0" alt="bottiglia" width="118" height="320" /></a><br />
Negli anni 90  si registra la svolta e le grandi marche decidono di adottare  una politica indirizzata alla qualità. L’amara realtà di questa cronistoria è l&#8217;incolmabile  gap analitico  tra lo staff della repressione frodi e il gruppo agguerrito di operatori truffaldini . Quando i tecnici delle aziende inventano nuovi sistemi per trarre profitti illeciti i controllori riescono ad introdurre adeguate analisi per bloccare le furberie solo dopo qualche anno. </span></span></span></span><span style="font-size: 19px;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-size: 15px; font-family: Arial;"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 16px;">L’ultima furberia  è la deodorazione dell&#8217;olio di oliva spagnolo che è vietata  dalla legge, ma d fatto adottata su vasta scala  non essendo rilevabile con le analisi convenzionali.</span></span></span></span></span><span style="font-size: 19px;"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px;">Questa ricorsa tra produttori  un po’ troppo disinvolti e controllori  in ritardo continuerà  fino a quando non verrà attivato un sistema di controlli più severo affidato ad operatori esperti.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 19px;"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: 14px; font-family: Arial;"><span style="font-size: 17px;"><strong>Fonte</strong>:</span></span></span></span> <a href="http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/10/le--frodi-sullolio-extra-vergine-di-oliva-sono-riprese-alla-grande-una-volta-si--miscelava-olio-d.html" rel="nofollow"  target="_blank">http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/10/le&#8211;frodi-sullolio-extra-vergine-di-oliva-sono-riprese-alla-grande-una-volta-si&#8211;miscelava-olio-d.html</a></p>
<p><strong>Autore</strong>: Roberto La Pira</div>
</div>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.alessandrofurnari.it/2009/10/31/sofisticazioni-alimentari-olio-di-oliva/" target="_blank"><img src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.PNG" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I probiotici bocciati dall&#8217;Europa ma in Italia&#8230;</title>
		<link>http://www.alessandrofurnari.it/2009/10/21/i-probiotici-bocciati-dalleuropa-ma-in-italia/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 10:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[probiotici bocciati dall' Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[I PROBIOTICI SONO STATI BOCCIATI DALL&#8217;EUROPA MA IN ITALIA NESSUNO LO DICE -IGNORANZA, DISTRAZIONE O AUTOCENSURA PER NON PERDERE PUBBLICITA&#8217;
In Europa  i giornali e i siti più importanti come BBC, Times, The independent, Guardian, Le point, L&#8217;express ..e persino  femminili  come  Marie Claire Francia &#8230;. hanno riportato con enfasi la notizia della bocciatura degli effetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft size-full wp-image-1046" style="margin-bottom: 10px; margin-right: 10px;" title="probiotici" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/probiotici.jpg" alt="probiotici" width="212" height="272" />I PROBIOTICI SONO STATI BOCCIATI DALL&#8217;EUROPA MA IN ITALIA NESSUNO LO DICE -IGNORANZA, DISTRAZIONE O AUTOCENSURA PER NON PERDERE PUBBLICITA&#8217;</h3>
<p><span style="font-size: 14px;">In Europa  i giornali e i siti più importanti come <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/8286646.stm" rel="nofollow"  target="_blank">BBC</a>, Times, <a href="http://www.independent.co.uk/life-style/health-and-families/health-news/health-claim-of-probiotics-not-accepted-1796375.html" rel="nofollow"  target="_blank">The independent</a>, Guardian, Le point, L&#8217;express ..e persino  femminili  come  Marie Claire Francia &#8230;. hanno riportato con enfasi la notizia della bocciatura degli effetti salutistici dei batteri probiotici, presente  in 180 dossier  inviati mesi fa  all&#8217;Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa) con sede a Parma! Anche in Germania, Olanda e  Svezia  la notizia ha fatto breccia. Alcuni giornali inglesi sostengono che Danone e  hanno addirittura ritirato la richiesta di certificazione sui benefici dei probiotici inviata tempo fa, per evitare brutte sorprese e hanno ripensato il dossier. <strong><span style="font-size: 16px;"><span style="font-size: 14px;"> <span style="background-color: #ffff00;">In Italia non ne ha parlato nessuno.</span></span></span></strong><span style="background-color: #ffff00;"> </span>Google non riporta  news e sui  giornali si è visto ancor meno. Solo  qualche blog ha ripreso la  notizia che oltre ai probiotici e la taurina censura  altre  170 diciture salutistiche proposte su alimenti venduti  al dettaglio. L&#8217;Efsa precisa che  la news sul sito della BBC è stata tra le prime dieci  più cliccate e dice che le richieste di chiarimenti da parte di giornalisti europei per questo comunicato  sono state otto volte superiori rispetto alla media. Possibile che i giornalisti italiani abbiano bucato così la notizia? Certo in campo scientifico  siamo un pò distratti  ma pochi mesi  la bocciatura di un numero più esiguo di etichette era stata ripreso da un centinaio tra siti e giornali. Certo questa volta la censura riguarda soprattutto i  probiotici e la taurina , e le aziende potenzialmente interessate potrebbero essere Danone , Red Bull. Si tratta di grandi iserzionisti  che in un periodo di crisi dove la raccolta pubblicitaria risutla difficoltosa nessuno  vuole  inimicarsi  con un articolo antipatico. <strong> <span style="background-color: #ffff00;">Giornalismo di serie B, imperdonabile ignoranza o distrazione? </span></strong></span></p>
<p><strong>Fonte</strong>: ilsole24ore.com</p>
<p><strong>Autore</strong>: Roberto La Pira</p>
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		<title>Mamma le turche, che mondo sarebbe senza&#8230;</title>
		<link>http://www.alessandrofurnari.it/2009/10/21/mamma-le-turche-che-mondo-sarebbe-senza/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 09:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[aflatossine frutta in guscio]]></category>
		<category><![CDATA[aflatossine sostanze tossiche]]></category>
		<category><![CDATA[nocciole biscotti wafer merendine muesli barrette energetiche yogurt]]></category>

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		<description><![CDATA[Il comitato permanente per la catena alimentare dell’UE ha dato di fatto il via libera all’ingresso di nocciole tossiche dalla Turchia.
Con una mossa a sorpresa è stato raddoppiato il limite fissato per il contenuto di aflatossine tossiche nella frutta in guscio (nocciole, pistacchi, etc.) e nei prodotti derivati attualmente previsti dalla normativa europea.
Le aflatossine sono sostanze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1021" style="margin-bottom: 10px; margin-right: 10px;" title="nocciole" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/nocciole.jpg" alt="nocciole" width="350" height="343" />Il comitato permanente per la catena alimentare dell’UE ha dato di fatto il via libera all’ingresso di nocciole tossiche dalla Turchia.</p>
<p>Con una mossa a sorpresa è stato <strong>raddoppiato il limite fissato per il contenuto di aflatossine tossiche nella frutta in guscio</strong> (nocciole, pistacchi, etc.) e nei prodotti derivati attualmente previsti dalla normativa europea.</p>
<p><strong>Le aflatossine sono sostanze tossiche</strong>, potenzialmente <strong>cancerogene</strong> legate allo sviluppo di muffe sul prodotto e quindi a pratiche agronomiche non ottimali. La Turchia è il più grande produttore mondiale di nocciole (78 per cento) una nocciola su tre utilizzata dall’industria italiana proviene dalla Turchia ma queste importazioni hanno grossi problemi di contaminazione da aflatossine e nei primi nove mesi del 2009, <strong>Mala Cibus Currunt ha pubblicato ben 56 RASFF riguardanti partite di nocciole provenienti da questo Paese</strong>, che sono risultate contaminate.</p>
<p>Il consumo di nocciole e di frutta in guscio in generale è molto rilevante in Italia considerato che tale prodotto è presente oltre nelle note creme alla nocciola, in biscotti, wafer, merendine, barrette energetiche, muesli e yogurt che sono entrati a far parte delle abitudini alimentari degli italiani, soprattutto tra i giovani ed i bambini che oltretutto risultano quelli maggiormente esposti, in virtù anche del loro basso peso corporeo.</p>
<p>L’aumento dei limiti serve solo a favorire le importazioni di un prodotto di bassa qualità e sicurezza, causando un rischio per i consumatori comunitari ed un grave problema per i produttori italiani, che subiscono una concorrenza sleale da parte di Paesi dove non solo non si applicano pratiche agronomiche corrette, ma si utilizzano fitofarmaci vietati in Europa.</p>
<p>L’Italia è il primo produttore comunitario di nocciole, con 1,1 milione di quintali di prodotto coltivato su 68.000 ettari , seguita dalla Spagna.<br />
La produzione è essenzialmente concentrata in quattro regioni: la Campania , il Lazio, la Sicilia ed il Piemonte, in zone spesso difficili, collinari, in cui rappresentano una importante economia.</p>
<p>La procedura comunitaria prevede ora il parere del Parlamento europeo su tale decisione, pertanto, l’obiettivo delle forze politiche e di rappresentanza deve essere indirizzato verso una giusta sensibilizzazione degli europarlamentari.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: 43zero58.com</p>
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		<title>Caffè, nemico della memoria</title>
		<link>http://www.alessandrofurnari.it/2009/10/21/caffe-nemico-della-memoria/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 09:24:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[caffè nemico della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[caffeina]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi a breve termine]]></category>

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		<description><![CDATA[Blocca le parole               in “punta di lingua”
Il caffè non è sempre il miglior alleato della memoria. Se una parola rimane impigliata sulla punta della lingua e non si riesce a ricordarla pur conoscendola, la colpa potrebbe essere della caffeina. È la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Blocca le parole               in “punta di lingua”</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1009" style="margin-bottom: 10px; margin-right: 10px;" title="caffè" src="http://www.alessandrofurnari.it/wp-content/uploads/2009/10/caffè.jpg" alt="caffè" width="405" height="270" />Il caffè non è sempre il miglior alleato della memoria. Se una parola rimane impigliata sulla punta della lingua e non si riesce a ricordarla pur conoscendola, la colpa potrebbe essere della <strong>caffeina</strong>. È la tesi di uno studio condotto da Valerie Lesk, della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, e da Stephen Womble, del Trinity College di Dublino.</p>
<p>Un paio di tazze di caffè aiutano a mantenersi svegli, aumentano lo stato d&#8217;allerta, ma contemporaneamente “spengono” altre funzioni cerebrali. Così, secondo i due giovani ricercatori, la caffeina influenza i ricordi a breve termine e può rendere più difficile richiamare dalla memoria alcune parole. In pratica impedisce temporaneamente l&#8217;accesso alle informazioni immagazzinate in passato, magari ai tempi della scuola, ma non utilizzate di recente.</p>
<p>Lo studio, pubblicato su “Behavioural Psychology”, ha coinvolto 32 studenti del College, sottoposti a 100 domande di cultura generale, a cui bisognava rispondere con una sola parola, da scegliere in una lista di dieci termini. Un gruppo di ragazzi ha assunto 200 milligrammi di caffeina, l&#8217;equivalente di due tazze di caffè, l&#8217;altro ha preso placebo.</p>
<p>E sono stati proprio i primi ad avere le maggiori difficoltà a dare le risposte se le parole non erano collegate alle domande e se si trattava di termini che non ascoltavano da tempo.</p>
<p><em><strong>Fonte</strong>: giornaletecnologico.it</em></p>
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