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    Sano come…il Latte

    Posted in Alimentazione  by admin | gennaio 14th, 2010

    latte

    Recenti ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei paesi dove viene consumata una maggiore quantità di latte e formaggio: Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo in cui il consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente, sono anche quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente diffusa fino a diventare una piaga sociale.
    Sembra quasi che i medici che consigliano il latte come prevenzione dell’osteoporosi, non siano a conoscenza che l’assunzione del calcio derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto, inibita dalla presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte stesso.
    Inoltre, fatto non meno importante, il latte tende ad “acidificare” il nostro organismo, mentre è risaputo che per essere assimilato il calcio necessita di ambiente alcalino.
    Anche il nostro organismo, per funzionare perfettamente, ha bisogno di un Ph neutro, se non leggermente alcalino. Il latte ingerito (assieme ad altri alimenti acidi quali carne, pomodoro, zucchero, farine raffinate, ecc..) crea un ambiente acido, che porta a innumerevoli malattie come indebolimento del sistema immunitario, colon irritabile, gastriti, emicranie, sinusiti, indebolimento del fegato e del sistema linfatico, ambiente favorevole alla proliferazione di infiammazioni urinarie e dell’orecchio. La medicina cinese insegna che l’ambiente acido facilita la proliferazione di cellule tumorali.
    Il discorso viene a complicarsi ulteriormente per i bambini allattati con latte vaccino: il latte di mucca, contenendo molecole più grandi rispetto al latte materno, tende a supernutrire il corpo ed a SOTTONUTRIRE il cervello ed il sistema nervoso. In generale i bambini allattati al seno sono più brillanti, più sensibili e più svegli di quelli nutriti con latte vaccino: inoltre il latte materno aiuta lo sviluppo corretto del sistema immunitario, che poi verrà distrutto in parte dalla bomba a orologeria dei vaccini obbligatori, ma questo è un altro triste discorso.

    Il latte materno prepara il corpo ad albergare
    l’anima e lo spirito.
    Porta l’essere umano
    sulla terra e gli fa percepire
    l’unità con il genere umano
    (Haushka
    )

    Per complicare ulteriormente la situazione, molto spesso vengono assunti vari tipi di proteine durante il pasto: è procedura usuale fornire ai bambini un bel bicchiere di latte durante il pranzo a base di carne oppure di pesce, oppure proporre ricette contenenti carne e formaggio formulati assieme. Anche se il gusto ne guadagna, proporre il latte ai bambini piccoli assieme ad altre proteine equivale a disorientare, sconquassare il loro povero fegato, che non sa più che enzima secernere: alla fine il nostro intestino si troverà con un amalgama di proteine digerite (cioè quelle cui fegato ha prodotto l’enzima corrispondente, dato che ne può fornire uno solo per digestione) e un altro amalgama di proteine indigerito (che tende ad andare in putrefazione). Quindi si avrà inizialmente un’irritazione sul tratto digerente e conseguentemente, se la dieta persiste, un’irritazione cronica sulle pareti dell’intestino (con sintomi quali diarrea, stitichezza, stanchezza oppure iperattività): e come ulteriore conseguenza, avremo un malassorbimento delle sostanze nutritive, delle vitamine, degli enzimi e dei minerali.
    Al giorno d’oggi nessuno è immune da carenze vitaminiche, vuoi per dieta sbagliata, vuoi per intestino irritato (che spesso passa inosservato), vuoi perché oramai anche le verdure biologiche si sono impoverite.
    Altro punto importante: la causa determinante per lo sviluppo delle malattie infettive non è dovuta, come opinione comune, esclusivamente dall’aggressione di virus e batteri che ci giungono dall’esterno. Occorre per prima cosa un terreno stressato (il nostro corpo nutrito in modo errato) su cui tali batteri possano impiantarsi e svilupparsi, ed in secondo luogo un sistema nervoso stanco e/o stressato. Studi recenti hanno dimostrato che togliendo latte e latticini (in quanto immuno-influenti, che vanno cioè a influenzare l’apparato immunitario) dalla dieta di 100 persone (senza alcuna spiegazione per evitare il famoso effetto placebo) e lasciando altre 100 con la loro dieta normale, si è notato che delle prime 100 solo 15 si sono ammalate durante il periodo freddo, mentre fra le altre 100 le malattie da raffreddamento hanno colpito più dell’85%.
    Nand Kishore Sharma, uno studioso contemporaneo, avvisa che nel latte di mucca ci sono troppi ormoni, residuo della loro alimentazione industriale contenente (fra le altre “prelibatezze” varie) l’ormone della crescita, per produrre vacche grasse. Basta poca, pochissima immaginazione per immaginare quali effetti hanno sull’organismo dei bambini allattati con tale prodotto: crescita ponderale esagerata, gonfiore del corpo, coliche intestinali. Analogo discorso avviene per gli adulti, ma in maniera più sottile, in quanto chi cresce non è il corpo, ma ciò che si presta alla crescita all’interno del nostro organismo, come per esempio, i tumori.
    Poche persone sono a conoscenza che buona parte della popolazione dei paesi industrializzati è esposta ad concentrazione di diossina tali da avere effetti sull’efficienza riproduttiva di uomini e donne (da notare come siano in aumento le tecniche di inseminazione artificiale) e da provocare casi di cancro in una persona su 1.000. L’assunzione di diossina avviene per ingestione con il cibo, soprattutto latte, latticini e carne.
    Ancora a proposito di cancro: in uno studio, condotto presso la Harvard University su 145 donne di Boston si è riscontrato che le donne che consumano yogurt e formaggi freschi hanno una probabilità tre volte maggiore di contrarre cancro alle ovaie. A tal proposito è utile ricordare che la Danimarca (paese in cui si fa un elevato consumo di grassi e latticini) ha un’incidenza di cancro alle ovaie di ben sei volte maggiore rispetto al Giappone, dove si consumano pochissimi latticini.
    Esiste un test per capire se si è consumatori di latte e formaggio. Alcune delle domande proposte sono:
    1) Tendete ad avere la pressione alta?
    2) Sentite il bisogno di lavarvi spesso?
    3) Avete forfora o perdete capelli?
    4) Avete foruncoli attorno alla bocca o sulle guance?
    5) Soffrite di osteoporosi?
    6) Avete dolori addominali?
    7) Avete problemi di pelle?
    8)ecc..

    Un libro molto interessante, “La cucina del diavolo” di Gunter Schwab, porta alcuni passi interessanti:
    “il latte delle mucche che ricevono prodotti coltivati con concime artificiale (composto da protidi sintetici ed altri preparati chimici) non può essere considerato alimento protettivo, e cagiona nell’organismo eczemi e disturbi intestinali che possono avere conseguenze mortali”
    “nel latte di mucche nutrite con farina di soia, fu riscontrata la presenza di tricloroetilene, usato nell’estrazione dell’olio dai suoi semi” molto tossico!
    “mi è nota una disposizione, secondo la quale il latte di mucche trattate con penicillina, può essere venduto solo 3 giorni dopo la cura”
    “DDT e composti esavalenti, i nostri più energici veleni, impiegati nelle campagne, si ritrovano nel grasso del latte”
    Nei ristoranti và di moda la panna: aiuta a non far attaccare il cibo dimenticato in padella, lega con gli ingredienti, fa consistenza, ed inoltre piace al cliente. Il cibo cucinato ad alte temperature con la panna è una delle cose più dannose che esistano: chi ha fatto il lavapiatti sa quanta fatica ci vuole a scrostarla dalle padelle una volta che è a temperatura ambiente. Lo stesso discorso vale per le nostre pareti dell’intestino. (da C.Corvino, “L’arte di cucinare in armonia con le stagioni – Estate” ed. Macroedizioni)
    Il dott. Roberto Marrocchesi, esperto in nutrizione, avvisa che tra il 70% e il 90% dell’umanità non digerisce il latte. Questa intolleranza venne individuata e descritta con enorme ritardo nei circoli scientifici a partire dal 1958. Finora sono stati individuati quattro tipi di intolleranza al latte: 1) la più importante, e cioè quella di intolleranza al lattosio 2) quella di sensibilizzazione alle proteine 3) l’intolleranza psicogena, cioè pura e semplice avversione da disgusto e 4) quella causata da microinquinamento batterico o chimico in un latte industrialmente trattato (residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari, antimuffe, coloranti, ecc..).
    La sensibilità del pubblico al problema delle allergie causate dai latticini è ancora scarsa: è stata così potente e capillare la pubblicità da parte delle fonti più autorevoli e “al di sopra delle parti” che il parere dominante è che non solo il latte è un cibo valido, ma che è un cibo perfetto per grandi e piccini. Ne consegue che la causa degli innumerevoli problemi di salute contemporanei rimane “sconosciuta”.

    Tratto da: www.disinformazione.it

    Articolo di Susanna Berginc

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    Tags: latte, latticini, osteoporosi

    Prodotti ritirati dagli scaffali dei supermercati

    Posted in Alimentazione  by admin | gennaio 4th, 2010

    IN ITALIA UNA CATENA RITIRA 400/500 ARTICOLI OGNI ANNO MA NESSUNO LO DICE.

    L’unica insegna che ha scelto di indicare sul sito internet i nomi dei prodotti ritirati è la Gros Cidac di Aosta.

    IN EUROPA I SUPERMERCATI METTONO IN RETE L’ELENCO DEI PRODOTTI RITIRATI DAGLI SCAFFALIsupermercati_europa

    In Italia una catena di supermercati ritira dagli scaffali 400/500 prodotti alimentari l’anno. E’ quanto emerge incrociando i dati forniti dal ministero della Salute con quelli del controllo qualità delle due principali insegne. Le campagne di ritiro sono un tema all’ordine del giorno anche in Europa, visto che l’anno scorso l’Italia ha inviato alla DG Sanco di Bruxelles (organismo che coordina il sistema di allerta alimentare europeo RASFF) ben 468 segnalazioni (su un totale di 3040). I problemi più diffusi riguardano la presenza di micotossine in pistacchi e arachidi (900 casi il numero è elevato perché si controllano tutte le partite), le salmonelle (300 casi), l’uso di additivi e coloranti vietati (200 casi).

    Per fare fronte alle emergenze  il controllo qualità dispone di una struttura pronta ad intervenire in poche ore.  Quando l’allerta riguarda un solo articolo la questione è abbastanza semplice. Diventa più complicata quando la segnalazione riguarda un ingrediente presente in centinaia di preparazioni,  come è avvenuto qualche anno per il peperoncino colorato con una sostanza cancerogena.
    Il ogni caso il sistema di allerta segnala solo una parte dei 400/500 prodotti difettosi che ogni anno vengono sottratti alla vendita. I ritiri quotidiani nel 15/20% dei casi scattano per la data di  scadenza, indicata in modo poco leggibile   o  per errori grossolani. Spesso il ritiro è richiesto dall’azienda in seguito ad un problema riscontrato durante la produzione (latte con troppa carica microbica, imperfetta chiusura della confezione, diciture errate….). Gli stessi supermercati intervengono per ritirare i prodotti difettosi con il loro marchio. Ci sono poi le segnalazioni dei dipendenti quando sistemano i prodotti sugli scaffali e notano involucri troppo fragili, pasta con farfalline, confezioni di latticini bombati, buste di prosciutto saldate male, conserve in scatola ammaccate… Le segnalazioni più preziose arrivano dai consumatori. Bastano 3/4 reclami per togliere il prodotto dagli scaffali, come è accaduto di recente per una maionese con un forte odore di pesce, pane in cassetta dal sapore troppo acido e porzioni di arrosto di tacchino con una strana colorazione gialla.

    In molti paesi occidentali e negli Stati Uniti decine di catene di supermercati  pubblicano  nel loro sito internet l’elenco dei prodotti alimentari ritirati dagli scaffali. La lista delle insegne comprende  nomi   famosi come l’inglese Sainsbury’s, l’americana Whole Food Market e anche Wall Mart . Vi proponiamo la lista dei siti  che adottano questa politica  con le pagine  dedicate ai recall . L’elenco è proposto dalla blogger inglese Phyllis Entis.

    http://www.shoprite.com/ProductRecall.aspx

    Fonte: http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/in-molti-paesi-occidentali-e-negli-stati–uniti-decine-di-catene-di-supermercati-ogni-settimana-inser.html

    Autore: Roberto La Pira

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    Tags: prodotti ritirati dai supermercati

    Sofisticazioni alimentari: olio di oliva

    Posted in Alimentazione  by admin | ottobre 31st, 2009

    SOFISTICAZIONI ALIMENTARI: OLIO DI OLIVA SPAGNOLO DEODORATO VENDUTO IN ITALIA COME EXTRA VERGINEolio

    Le adulterazioni dell’olio extra vergine di oliva sono riprese alla grande. Uno studio finanziato da Coop e realizzato dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna diretto dal Giovanni Lercker, ha bocciato il 70% dei campioni di olio extra vergine selezionato  tra le marche  meno costose (2,5/3,0 €/l) in vendita nei supermercati e negli hard-discount. Secondo gli esperti in questa fascia di prezzo  si trovano  gli oli con forti sospetti sulla genuinità.  I risultati sono  molto chiari: per 5 bottiglie si è avanzato il sospetto di deodorazione, per 3 campioni la denominazione  extra vergine è stata ritenuta errata per via dei difetti di sapore (avvinato, riscaldo e rancido e sarebbe corretto classificarli come   “vergini”), mentre altri 4 hanno un gusto di cartone. Alla fine quelli sicuramente genuini e con un buon sapore sono solo 4 pari al 30% circa! (la somma  complessiva è maggiore  dei campioni perché alcuni oli presentano più difetti). Certo l’analisi non è statisticamente esaustiva e non rappresenta l’intero mercato, ma fornisce  buoni elementi di riflessione.

    Precisazioni

    In laboratorio sono stati inviati 24 campioni anonimi (due bottiglie di olio extra vergine per ogni marca per verificare la riproducibilità del nuovo metodo di analisi). L’olio imbottigliato nella maggior parte dei casi proviene dalla Spagna e fa parte del cultivar Picual. Le bottiglie di olio extra vergine di marche conosciute vendute a meno di  3,0 €/l non rientrano nei campioni esaminati. In questi casi il prezzo super scontato  è collegato ad offerte speciali e a vendite sottocosto di breve periodo.

    Perché tante frodi

    Per capire cosa sta succedendo  sul mercato e perché tanti  produttori hanno ripreso a fare i furbi  bisogna trasferirsi in Spagna nell’Andalusia, dove una consistente parte del territorio è ricoperta da uliveti. Il momento critico si registra durante la raccolta, quando le olive vengono ammassate in attesa della spremitura e in queste condizioni si sviluppano fermentazioni anomale, per cui l’olio assume un cattivo odore e può essere venduto come extra vergine. Olive
    Per recuperare le partite difettose i produttori effettuano una deodorazione  blanda vietata per legge, riscaldando leggermente l’olio ed eliminando  il cattivo l’odore.  Attualmente non esistono  metodi analitici ufficiali in grado di svelare la  frode  e per questo motivo gli spagnoli deodorano l’olio senza problemi. Il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna  ha individuato un nuovo metodo (detto degli alchil esteri) che abbinato ad altri parametri permette di identificare le partite di olio deodorato. Il sistema non è ancora validato , anche se il Consiglio oleico internazionale (Coi) ha intenzione di adottarlo e di inserirlo  nell’elenco dei  metodi di controllo ufficiale.  Le analisi si basano sulla misurazione della quantità di acqua, dei componenti volatili e degli alchil esteri che si formano nelle olive di scarsa qualità o mal conservate prima della lavorazione. In linea con la politica di costante monitoraggio dei prodotti proposti sugli scaffali, Coop che ha finanziato lo studio ,  dopo avere visionato i risultati ha chiesto ai fornitori di olio extra vergine il rispetto dei nuovi parametri ancora non ufficiali. Non è la prima volta che Coop realizza operazioni di questo tipo per salvaguardare la qualità e arginare le furberie dei produttori troppo disinvolti.

    30 anni di frodi

    In Italia l’aggiunta fraudolenta di olio di semi all’olio di oliva negli anni 60’ è stata una truffa di grande respiro per quattro motivi: la semplicità dell’operazione, i grandi guadagni, l’assenza di problemi per la salute  trattandosi di oli commestibili e l’assenza  di rischi seri in assenza di metodi analitici ufficiali. Per rendersi conto della situazione basta ricordare che alcune aziende  imbottigliavano direttamente olio di semi di cartamo etichettandolo come olio di oliva. Negli anni 80-90  è arrivato  l’olio di nocciole, reso famoso dal sequestro nel 1991 alla ditta Riolio di Barletta di 1,8 milioni di litri di olio di nocciole, destinato ad adulterare  18 milioni di bottiglie di olio extra vergine. Pochi anni fa si miscelava all’olio di oliva, olio di semi di girasole denominato Trisun oppure alto oleico. Anche l’olio di semi di palma trifrazionato, l’olio di sansa manipolato e l’olio di vinacciolo rientravano nel gruppo degli ingredienti preferiti dai contraffattori. Il trucco era semplice.

    goce

    Bastava  miscelare il 10-15% di questi oli all’olio extra vergine di oliva, per rendere il riconoscimento quasi impossibile rispetto alla capacità analitiche di quel periodo. I problemi e le lacune degli  organi di controllo erano conosciute dalle grandi marche italiane che per anni hanno seguito politiche commerciali ambigue.

    bottiglia
    Negli anni 90  si registra la svolta e le grandi marche decidono di adottare  una politica indirizzata alla qualità. L’amara realtà di questa cronistoria è l’incolmabile  gap analitico  tra lo staff della repressione frodi e il gruppo agguerrito di operatori truffaldini . Quando i tecnici delle aziende inventano nuovi sistemi per trarre profitti illeciti i controllori riescono ad introdurre adeguate analisi per bloccare le furberie solo dopo qualche anno.
    L’ultima furberia  è la deodorazione dell’olio di oliva spagnolo che è vietata  dalla legge, ma d fatto adottata su vasta scala  non essendo rilevabile con le analisi convenzionali.Questa ricorsa tra produttori  un po’ troppo disinvolti e controllori  in ritardo continuerà  fino a quando non verrà attivato un sistema di controlli più severo affidato ad operatori esperti.

    Fonte: http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/10/le–frodi-sullolio-extra-vergine-di-oliva-sono-riprese-alla-grande-una-volta-si–miscelava-olio-d.html

    Autore: Roberto La Pira

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    Tags: olio deodorato, olio extra vergine di oliva, olive spagna truffe, sofisticazioni alimentari olio

    I probiotici bocciati dall’Europa ma in Italia…

    Posted in Alimentazione  by admin | ottobre 21st, 2009

    probioticiI PROBIOTICI SONO STATI BOCCIATI DALL’EUROPA MA IN ITALIA NESSUNO LO DICE -IGNORANZA, DISTRAZIONE O AUTOCENSURA PER NON PERDERE PUBBLICITA’

    In Europa  i giornali e i siti più importanti come BBC, Times, The independent, Guardian, Le point, L’express ..e persino  femminili  come  Marie Claire Francia …. hanno riportato con enfasi la notizia della bocciatura degli effetti salutistici dei batteri probiotici, presente  in 180 dossier  inviati mesi fa  all’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa) con sede a Parma! Anche in Germania, Olanda e  Svezia  la notizia ha fatto breccia. Alcuni giornali inglesi sostengono che Danone e  hanno addirittura ritirato la richiesta di certificazione sui benefici dei probiotici inviata tempo fa, per evitare brutte sorprese e hanno ripensato il dossier.  In Italia non ne ha parlato nessuno. Google non riporta  news e sui  giornali si è visto ancor meno. Solo  qualche blog ha ripreso la  notizia che oltre ai probiotici e la taurina censura  altre  170 diciture salutistiche proposte su alimenti venduti  al dettaglio. L’Efsa precisa che  la news sul sito della BBC è stata tra le prime dieci  più cliccate e dice che le richieste di chiarimenti da parte di giornalisti europei per questo comunicato  sono state otto volte superiori rispetto alla media. Possibile che i giornalisti italiani abbiano bucato così la notizia? Certo in campo scientifico  siamo un pò distratti  ma pochi mesi  la bocciatura di un numero più esiguo di etichette era stata ripreso da un centinaio tra siti e giornali. Certo questa volta la censura riguarda soprattutto i  probiotici e la taurina , e le aziende potenzialmente interessate potrebbero essere Danone , Red Bull. Si tratta di grandi iserzionisti  che in un periodo di crisi dove la raccolta pubblicitaria risutla difficoltosa nessuno  vuole  inimicarsi  con un articolo antipatico.  Giornalismo di serie B, imperdonabile ignoranza o distrazione?

    Fonte: ilsole24ore.com

    Autore: Roberto La Pira

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    Tags: probiotici bocciati dall' Europa

    Mamma le turche, che mondo sarebbe senza…

    Posted in Alimentazione  by admin | ottobre 21st, 2009

    noccioleIl comitato permanente per la catena alimentare dell’UE ha dato di fatto il via libera all’ingresso di nocciole tossiche dalla Turchia.

    Con una mossa a sorpresa è stato raddoppiato il limite fissato per il contenuto di aflatossine tossiche nella frutta in guscio (nocciole, pistacchi, etc.) e nei prodotti derivati attualmente previsti dalla normativa europea.

    Le aflatossine sono sostanze tossiche, potenzialmente cancerogene legate allo sviluppo di muffe sul prodotto e quindi a pratiche agronomiche non ottimali. La Turchia è il più grande produttore mondiale di nocciole (78 per cento) una nocciola su tre utilizzata dall’industria italiana proviene dalla Turchia ma queste importazioni hanno grossi problemi di contaminazione da aflatossine e nei primi nove mesi del 2009, Mala Cibus Currunt ha pubblicato ben 56 RASFF riguardanti partite di nocciole provenienti da questo Paese, che sono risultate contaminate.

    Il consumo di nocciole e di frutta in guscio in generale è molto rilevante in Italia considerato che tale prodotto è presente oltre nelle note creme alla nocciola, in biscotti, wafer, merendine, barrette energetiche, muesli e yogurt che sono entrati a far parte delle abitudini alimentari degli italiani, soprattutto tra i giovani ed i bambini che oltretutto risultano quelli maggiormente esposti, in virtù anche del loro basso peso corporeo.

    L’aumento dei limiti serve solo a favorire le importazioni di un prodotto di bassa qualità e sicurezza, causando un rischio per i consumatori comunitari ed un grave problema per i produttori italiani, che subiscono una concorrenza sleale da parte di Paesi dove non solo non si applicano pratiche agronomiche corrette, ma si utilizzano fitofarmaci vietati in Europa.

    L’Italia è il primo produttore comunitario di nocciole, con 1,1 milione di quintali di prodotto coltivato su 68.000 ettari , seguita dalla Spagna.
    La produzione è essenzialmente concentrata in quattro regioni: la Campania , il Lazio, la Sicilia ed il Piemonte, in zone spesso difficili, collinari, in cui rappresentano una importante economia.

    La procedura comunitaria prevede ora il parere del Parlamento europeo su tale decisione, pertanto, l’obiettivo delle forze politiche e di rappresentanza deve essere indirizzato verso una giusta sensibilizzazione degli europarlamentari.

    Fonte: 43zero58.com

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    Tags: aflatossine frutta in guscio, aflatossine sostanze tossiche, nocciole biscotti wafer merendine muesli barrette energetiche yogurt

    Caffè, nemico della memoria

    Posted in Alimentazione  by admin | ottobre 21st, 2009

    Blocca le parole in “punta di lingua”

    caffèIl caffè non è sempre il miglior alleato della memoria. Se una parola rimane impigliata sulla punta della lingua e non si riesce a ricordarla pur conoscendola, la colpa potrebbe essere della caffeina. È la tesi di uno studio condotto da Valerie Lesk, della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, e da Stephen Womble, del Trinity College di Dublino.

    Un paio di tazze di caffè aiutano a mantenersi svegli, aumentano lo stato d’allerta, ma contemporaneamente “spengono” altre funzioni cerebrali. Così, secondo i due giovani ricercatori, la caffeina influenza i ricordi a breve termine e può rendere più difficile richiamare dalla memoria alcune parole. In pratica impedisce temporaneamente l’accesso alle informazioni immagazzinate in passato, magari ai tempi della scuola, ma non utilizzate di recente.

    Lo studio, pubblicato su “Behavioural Psychology”, ha coinvolto 32 studenti del College, sottoposti a 100 domande di cultura generale, a cui bisognava rispondere con una sola parola, da scegliere in una lista di dieci termini. Un gruppo di ragazzi ha assunto 200 milligrammi di caffeina, l’equivalente di due tazze di caffè, l’altro ha preso placebo.

    E sono stati proprio i primi ad avere le maggiori difficoltà a dare le risposte se le parole non erano collegate alle domande e se si trattava di termini che non ascoltavano da tempo.

    Fonte: giornaletecnologico.it

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    Tags: caffè nemico della memoria, caffeina, ricordi a breve termine