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  • Gli inceneritori “uccidono”

    Posted in Inceneritori e tumori  by admin | marzo 11th, 2010

    INCENERITORE

    La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana.

    Se chi parla di termovalorizzatori è un politico, probabilmente è ignorante; se è un tecnico, vi sta prendendo in giro. La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana e serve per non spaventare i cittadini. Il loro vero nome è: “inceneritori di rifiuti con recupero energetico”. Incenerendo i materiali dopo il loro uso si recupera solo un quarto dell’energia usata per produrli. Il vero recupero energetico si ottiene invece con il riutilizzo di tali materiali il maggior numero di volte possibile. Secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per “valorizzare” un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo, mentre l’incenerimento (anche se con recupero energetico) costituisce semplice smaltimento. Il termine “termovalorizzatore” non viene mai utilizzato nelle normative europea e italiana di riferimento, nelle quali si parla solo di “inceneritori”. Ad esempio, Decreto Legislativo 133/2005 definisce “impianto di incenerimento: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento, con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione.”

    Nulla si crea, nulla si distrugge…

    Purtroppo tutti gli inceneritori rispondono ad una delle principali leggi della Fisica “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (Principio di Conservazione della Massa). Se immettiamo nell’inceneritore 100 mila tonnellate di rifiuti (più l’aria necessaria per dare vita alla combustione), necessariamente dall’inceneritore devono uscire 100 mila tonnellate di qualcosa d’altro… e questo “qualcosa d’altro” sono ceneri e gas. Senza contare che gli inceneritori, per funzionare, utilizzano anche altri materiali (calce, carbone attivo, ammoniaca, filtri in tessuto…) che diventano rifiuti e vanno smaltiti.

    Con l’inceneritore si elimina il problema delle discariche? Niente di più falso…

    Ogni 100 tonnellate bruciate, un moderno inceneritore “produce” 25 tonnellate di ceneri pesanti che devono essere collocate in discariche speciali (a meno che non si voglia combinare disastri, utilizzandole per la produzione di cemento o asfalto… pratica assolutamente legale che però vari studi dimostrano essere molto nociva per la salute). In aggiunta vengono “prodotte” circa 3 tonnellate di ceneri volanti (quelle che rimangono intrappolate nei filtri) che sono ceneri altamente tossiche da collocare in discariche per rifiuti pericolosi! Anche i fanghi derivati dalla depurazione dell’acqua utilizzata dall’impianto vanno posti in discarica, così come i filtri esausti, intrisi di ogni genere di veleni.

    Aumento rifiuti

    L’aumento dei rifiuti non è un fatto inevitabile!!! Certo, se non si fa nulla, è chiaro che aumentano. Se invece si lavora per ridurre la produzione dei rifiuti allora si può ottenere gradualmente un forte calo! E’ quello che è successo, ad esempio, al Consorzio Priula di Trevisio (240.000 abitanti) dove la quantità di rifiuti per abitante all’anno è passata da 440kg nel 2000 a 364 nel 2007! Basta volersi impegnare, ad esempio, incentivando l’uso di pannolini lavabili, la realizzazione delle “Case dell’Acqua” (minor utilizzo di bottiglie di plastica), la vendita di prodotti sfusi e alla spina (detersivi, shampoo…), i mercatini dell’usato, il compostaggio domestico e disincentivando “l’usa e getta”, gli imballaggi inutili e i sacchetti di plastica.

    Raccolta differenziata

    Il Consorzio Priula della Provincia di Treviso, serve 240.000 abitanti e 10 Comuni, con un raccolta differenziata del 80%!!! Novara, capoluogo di provincia di 110 mila abitanti è al 70% di raccolta differenziata… La raccolta differenziata a Taranto è ad un livello “inesistente”, si potrebbe fare moltissimo con poco sforzo, basterebbe volerlo! Secondo gli esperti ogni territorio può arrivare tranquillamente minimo al 75% di raccolta differenziata, ma dopo cosa si butta nell’inceneritore?

    Impianti di nuova generazione

    Gli impianti moderni“, ”di nuova generazione”, come quelli vecchi, continuano ad emettere in atmosfera centinaia di sostanze inquinanti, tra cui, le più pericolose sono: ARSENICO, BERILLIO, CADMIO, CROMO ESAVALENTE, NICKEL, COBALTO, MANGANESE, VANADIO, MERCURIO, TALLIO, ZINCO, PIOMBO, BENZENE, ETRACLORURO DI CARBONIO, CLOROFORMIO, CLOROFENOLI, TRICLOROETILENE, DIOSSINE, FURANI e POLVERI ULTRAFINI (fonte IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). Quello che cambia è la concentrazione di questi veleni per ogni metro cubo di fumi emessi, decisamente inferiore negli impianti nuovi (va però detto che gli impianti nuovi sono più grandi di quelli vecchi, quindi emettono in atmosfera un maggior numero di metri cubi di fumi). Questo è sufficiente per dire che sono sicuri per la salute dei cittadini? La parola al Professor Luigi Bisanti, Presidente dell’Associazione Italiana Epidemiologia: “Gli impianti d’incenerimento di vecchia generazione hanno sicuramente comportato l’esposizione ambientale della popolazione residente a livelli elevati di sostanze tossiche. Si può concludere che esistono prove convincenti dell’associazione tra l’esposizione alle emissioni degli impianti d’incenerimento di vecchia generazione (in particolare a diossine) e l’aumento di frequenza di tumori in alcune sedi.” A dimostrazione di tutto questo, nel 2007 l’Unione Europea ha finanziato un rigoroso studio scientifico sulla popolazione residente a Forlì, per almeno 5 anni, entro 3,5 km da due inceneritori (rifiuti solidi urbani e rifiuti ospedalieri): l’esposizione ai metalli pesanti ha prodotto un aumento di mortalità per tutti i tumori nelle donne da +17% a +54% a seconda del tipo di tumore (mammella, stomaco, colon, retto…).

    http://www.alessandrofurnari.it/2009/08/18/forli-inceneritori-e-tumori/

    Per quanto riguarda gli impianti di nuova generazione? “A causa del poco tempo trascorso dall’introduzione delle nuove tecnologie d’incenerimento – sostiene Bisanti – non sono ad oggi disponibili evidenze chiare di rischio legato agli impianti di nuova costruzione.” Quindi chi sostiene che i nuovi inceneritori sono sicuri, MENTE, in quanto nessuno può saperlo oggi. Si saprà tra 20/30 anni, quando verranno fatti degli studi sulle popolazioni che avranno vissuto per lungo tempo nei pressi di questi impianti. Non so voi… ma a noi l’idea che i nostri figli facciano da cavie non piace molto. Comunque qualcosa sugli inceneritori di nuova generazione già oggi si può dire: nel maggio 2006 la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) ha scritto sul suo notiziario: “Gli inceneritori di ultima generazione con le loro alte temperature nei forni contribuiscono grandemente all’immissione nell’ambiente di polveri finissime che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10. L’incenerimento dei rifiuti, tra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l’ambiente e per la salute umana.” In questi ultimi anni, molte altre associazioni mediche si sono schierate contro l’incenerimento dei rifiuti (anche tramite gli impianti di ultima generazione), tra cui, l’ARTAC (associazione francese per la ricerca terapeutica contro il cancro), la Società Britannica di Medicina Ecologica, l’ISDE (International Society of Doctors for the Environment) e la FRER (federazione regionale ordine dei medici dell’Emilia Romagna). Anche il WWF e Greenpeace sono contro gli inceneritori.

    Il rispetto dei limiti di legge non è garanzia di sicurezza sanitaria!!!

    Il dott. Paolo Crosignani, direttore del Registro Tumori di Milano, durante la sua conferenza a Bovisio Masciago sul tema “Inquinamento ambientale e danni alla salute”, ha detto chiaramente che i limiti di legge hanno un valore puramente tecnico e non sanitario. I limiti di legge non sono sinonimi di sicurezza, rispecchiano solo le prestazioni possibili con le migliori tecnologie oggi esistenti e, come recita la norma, compatibili con i costi di esercizio. Questo significa che il rispetto dei limiti di legge per le emissioni di un impianto non significa che quell’impianto è sicuro! Sarebbe come dire che chi fuma 60 sigarette al giorno è a rischio tumore al polmone e chi ne fuma solo 10 non corre rischi! Ne corre certamente di meno, ma non è al sicuro! D’altronde anche i vecchi inceneritori, all’epoca in cui sono entrati in funzione rispettavano i limiti di legge vigenti a quel tempo… oggi sono considerati molto inquinanti e pericolosi.

    Polveri sottili: le polveri più pericolose, quelle più piccole, non sono filtrabili!

    Il vero problema degli inceneritori di nuova generazione è che, bruciando i rifiuti a temperature elevatissime, producono polveri molto sottili (di dimensioni inferiori al PM2,5), che sono le più aggressive per la salute umana!

    http://www.youtube.com/watch?v=Ume1dVPXuHo&feature=player_embedded

    Queste “nanopolveri” non sono catturabili dai filtri applicati agli inceneritori e si liberano in atmosfera aggiungendosi alle polveri emesse da altre fonti inquinanti (traffico urbano, industrie, la Pedemontana…). Trasportate dal vento per chilometri, una volta respirate, passano il filtro dei polmoni ed entrano nel sangue, accumulandosi in modo irreversibile nel nostro organismo e provocando l’aumento di malattie del polmone, cardiache, cerebrali, tumori e malformazioni dei feti. Purtroppo le attuale leggi in materia di inceneritori non prendono in considerazione questo tipo di inquinante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che l’inquinamento dell’aria causa in Italia 8000 morti all’anno.

    RIFIUTI FONTE RINNOVABILE DI ENERGIA?

    Falso, lo sono diventati grazie alla solita legge fantasiosa “all’italiana”.

    I rifiuti non sono una fonte rinnovabile di energia!! Dal 1992 gli inceneritori hanno usufruito degli incentivi (CIP6) che erano stati previsti a sostegno delle fonti rinnovabili di energia (sole, vento, geotermia..). Tutto ciò grazie ad una “fantasiosa legge all’italiana” in cui, inserendo la parola “e assimilate” prima della sua approvazione, i rifiuti e gli scarti del petrolio sono stati magicamente trasformati in “assimilati alle fonti rinnovabili”. Così si devia circa l’82% dei fondi che dovevano finanziare le vere energie rinnovabili (mediamente 60 euro l’anno per ogni cittadino) e che sono prelevati dalla bolletta elettrica (tassa del 7% sui consumi) che tutti noi paghiamo. Un’altra forma di incentivo agli inceneritori sono i Certificati Verdi. Si tratta di certificati che corrispondono ad una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas, carbone ecc.) perché “da fonti rinnovabili”, il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente. Poiché gli impianti di incenerimento vengono in Italia considerati come “da fonte rinnovabile”, le società che li gestiscono sono fra quelle che possono vendere i certificati verdi, ottenendo quindi questo ulteriore tipo di finanziamento. La Commissione Europea ha contestato gli incentivi concessi dalla normativa italiana alle fonti “assimilate” alle rinnovabili, fra cui la combustione della frazione non biodegradabile dei rifiuti negli inceneritori. In realtà, secondo la normativa europea, solo la parte organica dei rifiuti potrebbe essere considerata rinnovabile; la restante parte può essere considerata esclusivamente una forma di smaltimento del rifiuto, escludendo esplicitamente la valenza di “recupero”. Pertanto, la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per gli incentivi dati dal governo italiano per produrre energia bruciando rifiuti inorganici considerandoli “fonte rinnovabile”. “In Italia è certo, senza le sovvenzioni delle famiglie italiane, tutti gli inceneritori, chiuderebbero il giorno dopo. Proprio come è successo negli Stati Uniti all’inizio degli anni ‘90.” (Professor Federico Valerio, Istituto Tumori Genova).

    Risparmio energetico?

    L’energia elettrica prodotta con l’incenerimento dei rifiuti è dalle 4 alle 10 volte inferiore all’energia risparmiata con il riciclaggio dei materiali (energia non utilizzata per produrre nuovi materiali). A conferma di questo esiste una vasta letteratura scientifica. Proprio per questo anche le normative europee privilegiano chiaramente il riciclo dei rifiuti all’incenerimento con recupero energetico.

    L’inceneritore di Brescia è un ecomostro…

    Il premio ricevuto dall’inceneritore di Brescia è stato assegnato da una università americana che, tra i suoi finanziatori, annovera anche una delle aziende che hanno costruito l’inceneritore!! Ricordiamo inoltre che nelle fattorie nei pressi dell’inceneritore (e di molte industrie pesanti) il latte prodotto dalle mucche al pascolo è stato sequestrato dai Carabinieri perché contaminato dalla diossina… Alti livelli di diossina sono stati rilevati nell’aria anche in agosto, quando tutte le fabbriche sono chiuse e l’inceneritore continua a funzionare. Altra chicca: tra coloro che avevano la responsabilità di gestire il Registro Tumori di Brescia, c’era anche un rappresentante della società che gestisce l’inceneritore! Inoltre l’Italia è stata condannata dall’Unione Europea in quanto i gestori non avevano presentato la Valutazione di Impatto Ambientale per la terza linea del forno (i gestori l’hanno presentata quando la linea era già in funzione!). Dalla ciminiera dell’inceneritore escono 4 miliardi e mezzo di metri cubi di fumi all’anno e la città di Brescia ha i più alti livelli di polveri sottili PM10 e PM2,5 della Lombardia, addirittura superiori a quelli di Milano! Contrariamente a tutte le altre città lombarde, l’allarme polveri sottili a Brescia scatta anche d’estate, quando le caldaie domestiche non funzionano!

    In Europa la gestione dei rifiuti del futuro non va verso l’incenerimento.

    L’Austria nel 2001 riciclava e compostava il 60% dei sui materiali post consumo, ne inviava a discarica il 30% (dopo biostabilizzazione con trattamenti meccanico biologici) e ne inceneriva solo il 10%. L’Italia è l’unico paese al mondo che sovvenziona l’incenerimento di rifiuti con soldi pubblici, mentre in altri paesi europei tale pratica è tassata perché considerata contraria agli interessi collettivi. Nel 2005 in Germania erano operativi 73 inceneritori e 64 impianti di trattamento meccanico biologico TMB (cioè il tipo di impianto che bisognerebbe costruire al posto degli inceneritori); mentre la maggior parte degli inceneritori è stata realizzata tra gli anni ‘80-’90, gli impianti TMB si sono imposti alla fine degli anni ‘90 e sono in forte crescita. I rifiuti di Napoli spediti in Germania, contrariamente a quanto è stato scritto dai giornali, non sono stati bruciati negli inceneritori tedeschi ma trattati negli impianti TMB, recuperando materie prime secondarie che l’Italia ha poi comprato!!! Con i nuovi inceneritori previsti, l’Italia diventerà il paese piùinceneritorista” d’Europa, dopo la Danimarca.

    Non bruciare salute e futuro si deve, si può.

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