Bici elettriche alimentate a pannelli solari

Posted in Energia  by admin | luglio 9th, 2011

Un progetto di mobilità sostenibile a Padova vedrà la condivisione di bici elettriche alimentate a pannelli solari

Ecco una bella iniziativa che vedrà la luce nella cittadina veneta cara a Galileo, la bella Padova. Soprattutto perché accoppierà due aspetti diversi della mobilità sostenibile: il bike sharing di bici elettriche e l’uso di energia rinnovabile per alimentarle.

Non ci avete capito nulla? In parole povere a Padova, dal giugno dell’anno prossimo, verranno installate tre pensiline fotovoltaiche che serviranno a ricaricare bici elettriche messe a disposizione degli utenti. Insomma un bike sharingsolare.

Un progetto che si distingue perché utilizza due diverse tecnologie per permettere la mobilità sostenibile. E, ne siam certi, riscuoterà un enorme successo: girare per la città con una bici a pedalata assistita con la quale puoi raggiungere i 25 km/h, è certamente meglio che dover girare con l’auto dovendo zigzagare tra bus, tram e pedoni, o faticare per chilometri su una bicicletta. Pensate ad esempio alle persone anziane, per le quali avere a disposizione una bici elettrica potrebbe risolvere sicuramente molte difficoltà, oppure immaginate la comodità di una bici elettrica per una lavoratore che deve percorrere diversi chilomteri in città, o ancora ad una mamma impegnatissima che durante l’arco della giornata deve districarsi tra mille impegni: un progetto di bike sharing elettrico in questo caso è sicuramete la scelta migliore… a patto che l’elettricità provenga da fonti pulite!

L’idea, nata da Fondazione Fenice e patrocinata dalla Regione Veneto, vedrà in particolare la realizzazione di tre pensiline dotate di pannelli solari in grado di ricaricare le 15 biciclette elettriche che verranno fornite dall’azienda Italwin, specializzata proprio nella produzione e vendita delle bici a pedalata assistita.

E niente paura a chi si preoccupa del contesto architettonico della città, pur sempre legato ad una storia antica. Il design sarà a cura della Scuola Italiana di Design e MaTech del Parco Scientifico Galileo, per integrare al meglio la struttura nella architettura cittadina.

Un’idea nuova, un progetto unico nel suo genere. Una vera e propria finestra sul futuro della mobilità, soprattutto nelle nostre città. Dall’anno prossimo i padovani avranno uno strumento in più per girare in città in maniera pulita e sfruttando energia da fonti rinnovabili.

Autore: Rudi Bressa

Fonte: yeslife.it

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Chi la vuole bianca… e chi la vuole intelligente!

Posted in Ecologia  by admin | febbraio 26th, 2011

Quasi l’intero fabbisogno di carta di un ufficio potrebbe essere coperto con i prodotti in carta riciclata. Solo eccezionalmente si dovrebbe usare carta “nuova”, badando comunque a dare la preferenza ai prodotti sbiancati senza cloro. La “carta ecologica” è ormai da tempo una realtà ben conosciuta, anche se la maggior parte della amministrazioni sia pubbliche che private non si è ancora convertita all’utilizzo di questo versatile prodotto.

La stessa carta bianca, ottenuta da fibra di cellulosa ma sbiancata senza l’utilizzo del cloro, non ha an-cora conosciuto un’ampia diffusione, sebbene alla vista ed al tatto non si percepisca alcuna differenza rispetto alle carte tradizionali. Sembra che né il consumatore né l’utilizzatore professionale abbiano grande chiarezza sulle peculiarità dei vari tipi di carta. Cerchiamo allora di fissare alcuni punti fermi:

Carta “nuova” sbiancata al cloro

fino ad alcuni anni fa l’unico tipo di carta disponibile sul mercato. La sua produzione è legata ad un ingente utilizzo di acqua ed energia, ed il processo di sbiancamento porta ad inquinare gravemente l’acqua che, uscita dalle fabbriche, ritorna ad immettersi nei fiumi e nei laghi. La materia prima è il legno, risorsa naturale certo non illimitata, come dimostrano le difficoltà che già si incontrano sul mercato della cellulosa.

L’abbattimento degli alberi provoca fenomeni di erosione che soprattutto nei Paesi nordici, in Canada e nell’ex Unione Sovietica hanno raggiunto dimensioni preoccupanti. Anche i Paesi tropicali non ne restano indenni.

Carta “nuova” sbiancata senza cloro

presenta lo stesso consumo di acqua ed energia necessario alla produzione della carta sbiancata con il cloro, ma con la differenza che il processo di sbiancamento avviene con preparati a base di ossigeno. Le acque di scarico presentano così un inquinamento decisamente inferiore.
Rimane comunque consigliabile solo nei casi in cui sia proprio impossibile utilizzare carte ricavate da fibre riciclate (ad es. nella stampa fotografica).

Carta riciclata (100% fibre di recupero)

La materia prima non è il legno (cellulosa), ma la carta da macero ottenuta attraverso la raccolta differenziata. Dal momento che il consumatore medio italiano non collabora però con tanto entusiasmo alla raccolta differenziata dei rifiuti, il nostro Paese importa enormi quantità di carta da macero da quei Paesi (ad es. USA) che evidentemente godono di consumatori più “diligenti” sotto questo punto di vista. Una raccolta non proprio ordinata porta allora alla presenza di carta mescolata ad impurità o sporcizie, rendendo necessario uno sbiancamento – c.d. deinking – a base di composti chimici (senza cloro) per ottenere una tonalità sufficientemente chiara.

Un piccolo confronto: per normale carta riciclata si utilizzano per ogni tonnellata di prodotto da 7 a 15 Kg di composti chimici a base di ossigeno, contro i 250 Kg necessari per la carta non riciclata.

Carta riciclata “originale” o “ecologica”

Viene ottenuta al 100% da fibre di recupero e non subisce alcun processo né di decolorazione (deinking) né di sbiancamento. Il modesto consumo di materie prime, di energia, di acqua e di prodotti chimici fa di questo prodotto l’alternativa certamente più ecologica. Solo questa può essere definita “carta ecologica”.

Chi allora ritiene che:

  • - consumare meno energia
  • - consumare meno acqua,
  • - inquinare meno fiumi e laghi,
  • - abbattere la montagna dei rifiuti,
  • - risparmiare il patrimonio boschivo,

siano punti da considerare nei propri acquisti di prodotti cartari, trova nella carta riciclata (soprattutto in quella “originale”) un’alternativa veramente intelligente.

Se il privato consumatore può orientarsi verso queste alternative, l’utilizzatore pubblico (Stato, Comuni, Enti Pubblici, scuole,…) deve dare la preferenza a questi prodotti, come prescrive la Legge N. 283 del 5 giugno 1985.

Ma…  si continuano a sentire le affermazioni più disparate in merito all’utilizzo di carta riciclata:

non è igienica?

nel corso della produzione, la carta da macero viene portata a temperature superiori ai 150°. Nessun microrganismo sopravvive a tali temperature.

è costosa?

Dalle nostre indagini risulta che si può trovare una buona carta riciclata risparmiando fino al 20% rispetto alla carta “bianca”. Senza considerare che la produzione della carta normale comporta costi (in termini di inquinamento e peggioramento della qualità di vita) che non vanno ad aggravare i listini prezzi, ma pesano sulla collettività e quindi anche… su noi stessi!

è qualitativamente inferiore?

Il Ministero dell’ambiente della Germania ha potuto constatare già nel 1983, sulla base di analisi condotte dall’Istituto federale per lo studio dei materiali, come la carta riciclata sia adatta a quasi tutti i campi di applicazione.

Diversi enti e società hanno nel frattempo modificato i propri acquisti di carta puntando sul prodotto riciclato ed ottenendo risultati di tutto rispetto: fra questi in Germania le Poste, nonché all’incirca il 90% degli uffici pubblici, e in campo privato grosse società come Siemens, Oetker, Quelle e Ford.

L’amministrazione finanziaria del Land Nordrhein-Westfalen ha presentato qualche tempo fa un rapporto delle esperienze acquisite in tema di carta riciclata, impiegata in tutti i normali lavori di ufficio, dalla carta intestata alla stampa laser, dalle fotocopie alle dichiarazioni dei redditi. I risultati presentati sono ottimi: non solo si è avuta conferma degli aspetti qualitativi, ma anche di quelli economici, con un risparmio di 650mila marchi nelle fase di acquisto, 500mila marchi risparmiati sotto forma di costi stimati per lo smaltimento della carta da macero, 7 milioni di KW/h di energia ed un’infinità di acqua che si sarebbero sprecati per la produzione della carta normale.

L’ultima novità in tema di carta è senz’altro la produzione ottenuta dal mais e dalle alghe, dove non si dovrebbe porre il problema di utilizzo di risorse naturali divenute scarse.

Ancora una considerazione generale: come per tutti i prodotti che acquistiamo dovremmo considerarne l’origine, la fase di utilizzazione e quella dello smaltimento finale: nel caso della carta risulta così assurdo utilizzare una carta, per quanto buona essa sia, che per arrivare al mio tavolo percorre una lunghissima strada, ad esempio trasportata su camion dai Paesi nordici.

Se si decide di acquistare con consapevolezza, si può anche fare un ulteriore passo adottando un proprio sistema per la raccolta della carta usata, in casa e al lavoro, modificando ad esempio anche i contratti con le imprese di pulizia.

Fonte: centroconsumatori.it