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  • Bici elettriche alimentate a pannelli solari

    Posted in Energia  by admin | luglio 9th, 2011

    Un progetto di mobilità sostenibile a Padova vedrà la condivisione di bici elettriche alimentate a pannelli solari

    Ecco una bella iniziativa che vedrà la luce nella cittadina veneta cara a Galileo, la bella Padova. Soprattutto perché accoppierà due aspetti diversi della mobilità sostenibile: il bike sharing di bici elettriche e l’uso di energia rinnovabile per alimentarle.

    Non ci avete capito nulla? In parole povere a Padova, dal giugno dell’anno prossimo, verranno installate tre pensiline fotovoltaiche che serviranno a ricaricare bici elettriche messe a disposizione degli utenti. Insomma un bike sharingsolare.

    Un progetto che si distingue perché utilizza due diverse tecnologie per permettere la mobilità sostenibile. E, ne siam certi, riscuoterà un enorme successo: girare per la città con una bici a pedalata assistita con la quale puoi raggiungere i 25 km/h, è certamente meglio che dover girare con l’auto dovendo zigzagare tra bus, tram e pedoni, o faticare per chilometri su una bicicletta. Pensate ad esempio alle persone anziane, per le quali avere a disposizione una bici elettrica potrebbe risolvere sicuramente molte difficoltà, oppure immaginate la comodità di una bici elettrica per una lavoratore che deve percorrere diversi chilomteri in città, o ancora ad una mamma impegnatissima che durante l’arco della giornata deve districarsi tra mille impegni: un progetto di bike sharing elettrico in questo caso è sicuramete la scelta migliore… a patto che l’elettricità provenga da fonti pulite!

    L’idea, nata da Fondazione Fenice e patrocinata dalla Regione Veneto, vedrà in particolare la realizzazione di tre pensiline dotate di pannelli solari in grado di ricaricare le 15 biciclette elettriche che verranno fornite dall’azienda Italwin, specializzata proprio nella produzione e vendita delle bici a pedalata assistita.

    E niente paura a chi si preoccupa del contesto architettonico della città, pur sempre legato ad una storia antica. Il design sarà a cura della Scuola Italiana di Design e MaTech del Parco Scientifico Galileo, per integrare al meglio la struttura nella architettura cittadina.

    Un’idea nuova, un progetto unico nel suo genere. Una vera e propria finestra sul futuro della mobilità, soprattutto nelle nostre città. Dall’anno prossimo i padovani avranno uno strumento in più per girare in città in maniera pulita e sfruttando energia da fonti rinnovabili.

    Autore: Rudi Bressa

    Fonte: yeslife.it

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    Ha vinto il Movimento 5 Stelle

    Posted in Comuni a cinque stelle, MoVimento Cinque Stelle  by admin | maggio 17th, 2011

    Nelle città più piccole ci sono stati dati molto positivi, probabilmente ciò è dovuto alla maggiore facilità con cui è possibile informare i cittadini, quindi “dove arriva la nostra INFORMAZIONE c’è anche il consenso”.

    Le percentuali del Movimento 5 Stelle sono nettamente migliorate rispetto al passato, quindi queste elezioni sono state indiscutibilmente positive. A Bologna siamo passati dal 3,19% delle Comunali 2009 al 9,4% delle Comunali 2011. A San Giuliano Milanese siamo passati dal 3,8% delle Comunali 2009 al 6,58% delle Comunali 2011. Questi sono dati oggettivi e chiarissimi.

    Relativamente alle percentuali conseguite in grandi città come Bologna, Torino, Milano e Napoli l’interpretazione dei risultati è molto chiara e rispecchia le attese. Alle Comunali 2011 sono stati rispecchiati i dati delle Regionali 2010 con un leggero incremento e questo è un ottimo dato, poiché rappresenta un miglioramento, infatti le elezioni regionali sono più facili delle comunali, quindi confermare alle comunali lo stesso dato delle regionali, con un leggero incremento delle percentuali, è un successo!

    Alle elezioni Regionali 2010 la città di Bologna ha espresso al Movimento 5 Stelle un consenso pari al 8,10%, corrispondente a 14.231 voti, ed infatti Massimo Bugani ha confermato il dato (con un buon incremento) con un 9,4% alle Comunali 2011. Alle Regionali 2010 la città di Torino ha espresso al Movimento 5 Stelle un consenso pari al 3,73%, corrispondente a 13.517 voti, ed infatti Vittorio Bertola ha confermato il dato (con un ottimo incremento) con un 5,26% alle Comunali 2011. Alle elezioni Regionali 2010 la città di Milano ha espresso al Movimento 5 Stelle un consenso pari al 3,23%, corrispondente a 16.599 voti, ed infatti Mattia Calise ha confermato il dato (con un lieve incremento) con un 3,43% alle Comunali 2011. Alle Regionali 2010 la città di Napoli ha espresso al Movimento 5 Stelle un consenso pari al 2,48% , corrispondente a 9.902 voti. Purtroppo, Roberto Fico non ha confermato il dato (con una notevole flessione) con un 1,75% alle Comunali 2011. A Napoli il Movimento 5 Stelle ha ricevuto solamente 7131 voti, cioè 2771 voti in meno rispetto al 2010. Cosa è accaduto a Napoli? Il dato di Napoli è nettamente al di sotto delle aspettative.

    Bologna, Torino e Milano mantengono le attese, mentre per Napoli dobbiamo rimandare i festeggiamenti.

    A Vasto i voti alla lista del Movimento 5 Stelle sono il 3,66%, mentre i voti al candidato sindaco corrispondono al 6,14%. Questo probabilmente è un errore di comunicazione. E’ necessario veicolare bene il messaggio che “i voti importanti sono quelli dati alla lista e non quelli dati al candidato sindaco”. Questo stesso  problema, in modo più eclatante, è accaduto in Puglia. Purtroppo il Movimento 5 Stelle a Nardò riceve solamente il 2,67% di voti alla lista, mentre il candidato portavoce riceve il 10,39%, questo “errore degli elettori” impedisce ad Alfredo Ronzino di essere eletto.

    Ed ecco l’elenco con tutti i dati UFFICIALI relativi ai Comuni dei candidati 5 Stelle:

    Arborio 16,05%

    Codigoro 15,02%

    Cesenatico 14,47%

    Sennori 14,37%

    Trofarello 14,35%

    Nogara 13,81%

    Vigonovo 12,40%

    Varedo 11,80%

    Rimini 11,76%

    S. Mauro Torinese 11,58%

    Campolongo Maggiore 11,32%

    Pozzo D’Adda 10,56%

    Cartura 10,23%

    Sala Baganza 9,58%

    Rottofreno 9,49%

    Bologna 9,40%

    Ravenna 9,30%

    Pinerolo 8,89%

    Pianezza 8,84%

    Bovolone 8,54%

    Savona 8,43%

    Noventa Padovana 8,41%

    Alpignano 8,38%

    Carmagnola 8,32%

    Vimarcate 8,18%

    Vigarana Mainarda 8,08%

    Tresigallo 7,89%

    S. Martino in Rio 7,73%

    Olgiate Comasco 7,65%

    Novara 7,46%

    Chioggia 7,35%

    Castellarano 7,27%

    Isola della Scala 7,21%

    Rovigo 6,83%

    San Giuliano Milanese 6,58%

    Fligline Valdarno 6,49%

    Salsomaggiore Terme 6,48%

    Adria 6,44%

    Chivasso 6,36%

    Desio 6,16%

    Trieste 6,10%

    Grezzana 6,05%

    Pomezia 5,86%

    Arezzo 5,81%

    Cento 5,81%

    Busto Arsizio 5,56%

    Montignoso 5,45%

    Torino 5,26%

    Oderzo 5,13%

    Grosseto 5,03%

    Ciriè 4,82%

    Domodossola 4,75%

    Livorno Ferraris 4,61%

    Abano Terme 4,45%

    San Fermo della Battaglia 4,19%

    San Benedetto del Tronto 4,08%

    Canino 3,99%

    Airola 3,97%

    Finale Emilia 3,95%

    Eraclea 3,94%

    Genzano di Roma 3,71%

    Vasto 3,66% (al sindaco 6,14%)

    Milano 3,43%

    Varese 3,18%

    Viadana 3,14%

    Quarto D’Altino 2,99%

    Siena 2,73% (al sindaco 3,54%)

    Nardò 2,67% (al sindaco 10,39%)

    Pozzuoli 2,31% (al sindaco 2,57%)

    Cagliari 1,82% (al sindaco 2,04) (174 sezioni scrutinate su 175)

    Casamassima 1,79% (al sindaco 2,34%)

    Napoli 1,75% (al sindaco 1,37&)

    Latina 1,19% (al sindaco 1,34%)

    Salerno 1,09 (al sindaco 1,86%)

    Sora 0,95% (al sindaco 1,59%)

    Cosenza 0,90% (al sindaco 2,23%) (81 sezioni scrutinate su 82)

    Alessandro Furnari

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    Beppe Grillo a Taranto

    Posted in Beppe Grillo, I Grilli di Taranto in Movimento  by admin | maggio 15th, 2011

    “Beppe Grillo a Taranto”, me lo chiedono tutti e mi domandano “quando?”.

    Rispondo a tutti che Beppe verrà, ma che c’è anche bisogno che i cittadini di questa splendida città incomincino, in prima persona, a rischiare qualcosa di personale per cambiare lo stato delle cose.

    E’ finito il tempo in cui si delegava ai politici mestieranti e poi si restava a guardare cosa accadeva dopo aver votato. Oggi dobbiamo riprenderci il nostro futuro attraverso un impegno quotidiano concreto.

    La politica la facciamo noi cittadini con le nostre scelte. Comprare cibo italiano, preferire cibi a Km.0 prodotti localmente piuttosto che cibi che ci giungono da posti lontani, dopo aver viaggiato centinaia di Km.

    Essere cittadini consapevoli significa scegliere l’Acqua Pubblica ed evitare di utilizzare l’acqua nelle bottiglie di plastica. L’acqua del rubinetto è sicura e controllata e la legge prevede limiti più sicuri per le sostanze presenti nell’acqua di rubinetto, mi riferisco ad esempio al fluoro e all’arsenico. Un filtro da applicare al rubinetto di casa ci garantirà un’acqua assolutamente sicura poiché priva sia dei residui che batteriologicamente pura.

    Abbiamo bisogno di ripensare al modo di vivere la mobilità. Se possiamo, è giusto ogni tanto rinunciare alla macchina e scegliere di utilizzare la bicicletta per muoverci in città. Una passeggiata a piedi può essere una scelta positiva sia per il nostro corpo che per l’ambiente.

    Il risparmio energetico è un altro punto importante. Preferiamo una macchina alimentata a Gpl o a Metano piuttosto che un’automobile a benzina o diesel. Certamente migliore sarebbe un auto elettrica. In questa città, tra le tante cose, mancano anche i mezzi pubblici elettrici, ma noi dobbiamo incominciare a fare qualcosa nel nostro piccolo. Possiamo anche utilizzare le lampadine a LED nella nostra abitazione, ci fanno risparmiare molta energia e producono luce fredda. Un giorno vedremo le luci a LED in tutta la città di Taranto ed accadrà perché è ciò che vogliamo.

    Stiamo attenti all’uso e al riciclo degli oggetti se ci è possibile. Cerchiamo di differenziare i rifiuti e conferiamo presso le isole ecologiche ciò che ci è possibile. Quando avremo mandato a casa i partiti politici, anche a Taranto sarà possibile realizzare la raccolta differenziata porta a porta spinta. Chiuderemo gli inceneritori. Realizzeremo un centro di riciclo come quello di Vedelago e daremo nuovi posti di lavoro puliti e sicuri. A Vedelago i dipendenti del centro di riciclo hanno dei contratti a tempo indeterminato!

    La coerenza nelle scelte è importante. Ci sono giornali che difendono spudoratamente l’operato dei partiti politici e della grande industria inquinante, vi invito a non acquistarli più. Premiamo i giornalisti liberi ed intellettualmente onesti e compriamo solamente i loro giornali. Sono azioni semplici, ma che servono a modificare la rotta verso cui ci dirigiamo.

    Nella città più inquinata d’Europa è necessario risvegliarsi e combattere con coraggio per guardare al domani con ottimismo. Noi non abbiamo più niente da perdere, ormai ci hanno tolto tutto, anche l’acqua e l’aria che respiriamo.

    Adesso vi chiedo di informarvi e di essere parte attiva nel processo di cambiamento di questa città. Quanti di voi sono iscritti su Facebook al nostro gruppo di Beppe Grillo qui a Taranto? Quanti sono iscritti al nostro sito Meetup di Beppe Grillo Taranto?

    Iscrivetevi, partecipate ai nostri incontri e mantenetevi informati. Questi sono i link:

    MEETUP Beppe Grillo Taranto

    FACEBOOK Beppe Grillo Taranto

    Alessandro Furnari

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    Il gioco elettorale dell’inciucio tra PDmenoelle e PDL

    Posted in Politica  by admin | aprile 25th, 2011
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    La democrazia in Italia non esiste. C’è da dubitare che sia mai esistita, ma almeno una volta si salvavano le apparenze. Qualche referendum rispettato, come quelli sul divorzio e sull’aborto. Qualche processo su gente come Andreotti e Craxi, il primo condannato per mafia e prescritto, il secondo condannato e latitante. I cittadini votavano per un candidato e credevano di influire con la loro scelta sulle sorti del Paese. I partiti erano molti e quindi difficilmente controllabili. Gelli propugnava due soli partiti, uno lo specchio dell’altro, con accordi tra di loro. E’ scritto nero su bianco nel suo Piano di Rinascita Democratica. E’ quello che è avvenuto con il Pdl e il Pdmenoelle, in disaccordo apparente su tutto, ma d’accordo sui finanziamenti pubblici ai partiti, sulla Tav, sulle centrali nucleari, sull’immunità parlamentare, sul finanziamento ai giornali, sullo Scudo Fiscale, sul conflitto di interessi, sulla privatizzazione dell’acqua e NATURALMENTE sull’attuale legge elettorale che ti costringe a votare con una X per una merda calda o una un po’ più tiepida.
    Le elezioni politiche sono incostituzionali, la legge porcata di Calderoli è incostituzionale, ma nessun partito ha mosso un dito per cambiarla. La volontà di 350.000 italiani che hanno firmato per Parlamento Pulito è ignorata. Ci vuole forse un giorno della collera anche in Italia per fare muovere il culo a Schifani e ai leader dei partiti?
    Il Pdl e il Pdmenoelle hanno in apparenza un punto debole elettorale: le elezioni regionali e comunali nelle grandi città dove si può votare il candidato. Come controllare il voto senza cambiare la legge? Semplice. Ci si accorda sottobanco. Una regione a te, una a me. Un candidato forte contro uno debole. L’Emilia Romagna al Pdmenoelle, la Lombardia al Pdl. Sia Errani che Formigoni sono fuorilegge per aver superato i due mandati consecutivi, ma nessuno dei due partiti maggiori ha emesso un fiato. Per far vincere il candidato del Pdmenoelle a Torino venne candidato Buttiglione (non l’avrebbe votato neppure il cardinal Bertone) contro Chiamparino e oggi un tal Coppola contro Fassino che DEVE vincere. E’ un voto di scambio, regione per regione, comune per comune. Sono elezioni decise a tavolino. Se il Pdmenoelle avesse voluto vincere a Milano contro la Moratti non avrebbe candidato alle primarie l’avvocato Pisapia-portalovia e Boeri, l’architetto che ha lavorato con Ligresti.
    I partiti si sono spartiti l’Italia, a parte forse i comuni sotto i 5.000 abitanti. Un’ulteriore prova è la reazione feroce del Pdmenoelle contro il MoVimento 5 Stelle dopo la mancata elezione della Bresso in Piemonte a favore di Cota, candidato per perdere. Cacciari non si trattenne: “E’ stato uno choc soprattutto il Piemonte… E a chi dobbiamo dire grazie di questo capolavoro? A quelle teste di c… dei grillini… gli darei fuoco a quelli lì, sono degli sciagurati, si rendono conto di cosa hanno combinato?” Lo sappiamo cosa abbiamo combinato. Vi abbiamo rotto il gioco dell’inciucio. E’ finita la festa, cari pdieliini e pidimeioellini. Dovrete abituarvi. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

    Fonte: beppegrillo.it

    Molti partiti sono contro le province a parole…

    Posted in Politica  by admin | aprile 25th, 2011
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    Partiamo da un fatto. Il MoVimento 5 Stelle ritiene le 110 province uno spreco colossale di denaro pubblico, un costo di 16 miliardi e mezzo di euro all’anno (ci sono province della dimensione di un quartiere di Roma o di Milano, come Isernia (88.799 ab.) e Ogliastra (58.000 ab.)). Il MoVimento 5 Stelle di conseguenza non ha partecipato e non parteciperà alle elezioni provinciali. Se sei contro lo stupro, non stupri! Un principio elementare.
    Molti partiti sono contro le province a parole e anche con roventi interpellanze parlamentari dai banchi dell’opposizione o sbertucciando il cittadino elettore nello stesso programma del governo attuale. Tutti i partiti però ci inzuppano il biscotto e si candidano ai consigli provinciali per le cariche da presidente e per le migliaia di assessori e consiglieri. La Provincia inoltre è una macchina del consenso, fornisce lavoro a centinaia di aziende. I partiti in pubblico anelano alla castità, in privato fottono come ricci i cittadini. “Nei Farisei vi era l’ammissione di uno sviluppo dogmatico e giuridico: intransigenti sulla sostanza della fede e della legge, erano duttili sulle sue applicazioni“. (fonte Wikipedia). I Nuovi Farisei vogliono l’acqua pubblica, come il Pdmenoelle e Sel, ma la consegnano alle aziende private. Predicano la moralità e candidano Giusi la Ganga al Comune di Torino. Vogliono il “rinnovamento generazionale” e i vertici dei partiti, da Casini a Fini a D’Alema, sono in Parlamento da decenni. Ora sono tutti per il sole e il vento, ieri per il nucleare. Nuovi Giani bifronte, con le chiappe al posto delle facce. Alla votazione per l’accorpamento delle elezioni amministrative con i referendum mancavano 10 deputati del Pdmenoelle e due dell’IDV (che li aveva proposti), l’accorpamento è fallito per un solo voto. E le pensioni dei parlamentari? Una legislatura e scatta il diritto. Quanti soloni in Parlamento hanno tuonato contro questo schifo? Quanti hanno pubblicamente rifiutato la pensione o l’hanno devoluta a una Ong? Nessuno (se qualcuno lo ha fatto mi scriva). “Mi indigno, ma incasso” é il motto del nuovo fariseo.

    Fonte: beppegrillo.it

    Taranto: rifiuti nucleari e chimici, tumori alle stelle

    Posted in Puglia, Taranto  by admin | aprile 2nd, 2011

    di Gianni Lannes – 1 Aprile 2011

    Mi chiamo Anna Carrieri, ho cinquantadue anni, abito da quando sono nata al quartiere Tamburi (ndr il quartiere Tamburi è a Taranto). Il 16 maggio 2004 nel giro di 5 minuti perdo l’uso delle gambe”. Il destinatario della missiva è il potente pluripregiudicato Emilio Riva, fondatore del Gruppo Riva a cui l’Ilva fa capo. Ma Anna ha inviato la lettera anche al Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola.
    L’Ilva mi ha condannata per tutta la vita sulla sedia a rotelle. La mia paralisi è stata provocata dall’inquinamento da metalli pesanti. Il mio organismo è pieno di minerali che tra i vari danni colpiscono il sistema nervoso centrale, attaccano la mielina con conseguente paralisi” prosegue la lettera di Anna.
    Secondo i dati dell’Ines (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) «il 92 per cento della diossina fuoriesce dall’Ilva»: le ciminiere dell’impianto siderurgico -‘graziato’ a più riprese dal Governatore della Puglia con accordi segreti in violazione della Convenzione di Aarhus (Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale) ratificata dall’Italia con la legge 108/2001- sputano nell’atmosfera perfino veleni radioattivi, in assenza di controlli specifici dell’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente).
    Con la compiacente disattenzione dello Stato italiano e della Regione Puglia, a Taranto e provincia i veleni chimici e radioattivi devastano aria, acqua, cibo e terra. La vita, soprattutto dei bambini che succhiano latte materno già contaminato, qui è segnata per sempre. E l’inquinamento ambientale, che miete vittime a migliaia, alletta il business sanitario dei privati, specialmente se l’investimento iniziale è a carico delle casse regionali: è il caso dell’ospedale  privato della Fondazione San Raffaele del Mediterraneo che sarà costruito a Taranto con 120 milioni di euro deliberati (e per metà già erogati) dalla Regione Puglia alla Fondazione.
    Da noi la salute è un mercato”, taglia corto Saverio De Florio, portavoce dell’Associazione malati cronici e immunitari di Taranto “invece di intervenire sulle cause di questa situazione si specula”. Insomma, ‘Puglia infelix’, vedi Brindisi (Enel), Margherita di Savoia (Saibi-Montedison) e Manfredonia (Enichem) e poi muori!

    In loco la mortalità generale oltrepassa del 17 per cento la media regionale, già elevata. I casi di cancro registrano un aumento vertiginoso senza distinzioni d’età. Anche nel Salento i tumori aumentano a dismisura. “Qui ormai si è perso il conto delle vittime” racconta Fabio Matacchiera, ecologista duro e puro, che, insieme al Fondo Antidiossina di Taranto ha organizzato per domani, 2 aprile, una manifestazione di protesta popolare a Taranto per salvare i bambini dai fumi delle ciminiere”.
    «Città ad alto rischio ambientale» ha decretato il 23 aprile 1998 un decreto del Presidente della Repubblica. Rimedi concreti? Zero. Il Governatore Vendola ha pubblicamente affermato che “a Taranto non c’è emergenza”, e lo stesso ha fatto il suo Assessore all’Ambiente. Mentre patron Riva ha finanziato le campagne elettorali di Bersani e di Berlusconi, nonché dei politici locali, tutti sul ‘libro paga’ dapprima che l’Iri di Prodi, vale a dire lo Stato, senza risanare svendesse per poche lire, pur di togliersi dal’impiccio.

    SCORIE NUCLEARI
    Lo stato di abbandono è inquietante. Il portone scricchiola e si spalanca sotto le folate del maestrale in riva allo Ionio. Alla Cemerad di Statte, ad un tiro di schioppo da Taranto, proprio ad un soffio da un ospedale, il contatore Geiger segnala pericolo.

    Rifiuti radioattivi alla Cemerad (foto di Gianni Lannes)

    L’azienda di Giovanni Pluchino, da Mottola. era dedita al trasporto e stoccaggio di rifiuti radioattivi e tossico-nocivi, tutti provenienti dall’Italia centro-settentrionale, da un ventennio, sulla base di una mera autorizzazione dell’Ufficio del medico provinciale di Taranto (nulla osta del 28 luglio 1984, protocollo n. 12478) e, in seguito della giunta provinciale (n. 1889 dell’11 ottobre 1989).
    Malgrado il sequestro preventivo disposto il 19 giugno 2000 dal Gip, Ciro Fiore, effettuato dal Nas Carabinieri il 4 luglio successivo, «dell’intera area comprensiva di locali, impianti, depositi e terreni pertinenziali recintati» attesta il procedimento penale n. 5662/2000 G.I.P., ben «30 mila fusti metallici arrugginiti», segnala il verbale di sequestro dell’Arma, «60 containers e 42 silos» risultano ancora dimenticati in un’area di 4 mila metri quadrati. Contengono scorie a media radioattività con tempi di dimezzamento ultratrentennali.
    Non è tutto. «All’interno di un capannone abusivo di 5 mila metri quadrati»,  dichiarano i carabinieri «vengono stoccati circa 18.000 fusti di rifiuti radioattivi». Un altro verbale del Nas, datato 9 agosto 2000 certifica alla presenza dell’impiegato Colao Francesco, la sparizione di «documenti dai faldoni 50-55». Epilogo intermedio il 10 giugno 2003 il Tribunale di Taranto ha condannato Giovanni Pluchino a «1 anno di reclusione e al pagamento di una sanzione pecuniaria di 12 mila euro». L’autorità giudiziaria ha disposto anche il dissequestro del deposito e la bonifica del sito entro sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, oltre alla restituzione dell’immobile al proprietario Mario Soprano. Ed ecco le motivazioni. Il titolare della Cemerad, secondo l’impianto accusatorio della magistratura, «realizzava una discarica di rifiuti pericolosi e senza la prescritta autorizzazione e gestiva un impianto di raccolta di rifiuti radioattivi senza rispettare le specifiche norme di buona tecnica al fine evitare rischi di esposizione alle persone del pubblico». La sentenza, passata in giudicato, non ha avuto seguito. In Italia il sistema giudiziario non consente di imprigionare nessuno per reati ambientali che mettono a repentaglio la vita di migliaia di persone e l’ecosistema naturale? Tutto tranquillo? Il pericolo permane: l’ordigno a orologeria, infatti non è stato ancora disattivato. Il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco e l’Azienda sanitaria locale Taranto/1 avevano denunciato «gravissimi rischi per la salute e l’incolumità pubblica e privata, gravissimi rischi di inquinamento e contaminazione ambientale a causa delle notevoli quantità di rifiuti radioattivi, speciali e tossico-nocivi stoccati nella struttura Cemerad».

    Per metà della Puglia e un pezzo di Basilicata, nel deposito nucleare, in località “masseria Vocchiaro-Grottafornara”, a ridosso della statale 172 per Martina Franca, a un sputo dal centro abitato stattese di 15 mila anime, il peggio sarebbe lo scoppio di un incendio provocato da un malintenzionato, o, peggio ancora, da un terrorista. Oltretutto, a poche decine di chilometri, proprio in Lucania (Trisaia di Rotondella), in riva allo Jonio, lo Stato al termine degli anni ’60 ha realizzato un cimitero nucleare, inaugurato dall’Onorevole Furio Colombo, camuffato da centro ricerche Enea. Comunque, nell’ex feudo del clan Modeo si accumulano ritardi e silenzi istituzionali. L’Enea è da tempo al corrente della situazione, come documenta una propria nota epistolare risalente al 29 novembre 1990. E lo è il Ministero dell’Industria, addirittura dal 28 luglio 1984. Idem la Presidenza del Consiglio dei Ministri di cinque governi. L’ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente), addirittura, non dispone un accertamento in loco e in una comunicazione del 20 luglio 2000, siglata dal dirigente Mario Paganini Fioratto, prende per buona l’autocertificazione sulla sicurezza, redatta dall’ingegner Luigi Severini per conto della stessa Cemerad: «Non si sono riscontrate inosservanze alla normativa vigente». Eppure l’8 luglio 2000, il sostituto procuratore Filomena Di Tursi e l’allora procuratore aggiunto della Repubblica, Franco Sebastio (oggi capo) scrivono al Ministero dell’Ambiente, al Presidente della regione Puglia, nonché al Prefetto e al Presidente della Giunta provinciale: «La normativa vigente prevede il potere-dovere di intervento dei competenti organi amministrativi al fine di far realizzare, o di realizzare direttamente la messa in sicurezza e la successiva bonifica delle aree inquinate e degli impianti dai quali deriva pericolo di inquinamento. Si prega di far conoscere con la massima urgenza le misure precauzionali adottate per assumere la messa in sicurezza dell’impianto Cemerad, specialmente per quanto concerne il pericolo di incendi».

    Parole al vento, come le interrogazioni del parlamentare Giovanni Battafarano. Nel novembre 2001 il sindaco Giuseppe Mastromarino (esponente di una giunta di centro-destra) chiede al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «un intervento concreto che favorisca la bonifica». L’istanza del primo cittadino, a tutt’oggi, non ha ottenuto alcun risultato concreto.

    In Parlamento giace ancora senza riscontri un’interrogazione del 16 novembre 1995, a firma di Franco Carella, indirizzata ai Ministri dei Lavori Pubblici e dell’Ambiente. Il senatore dei Verdi segnalava che «è constatabile l’assoluta inidoneità delle strutture del capannone della ditta Cemerad a contenere un deposito di materiali nucleari; inoltre non viene documentata la idoneità dei contenitori utilizzati per lo stoccaggio delle sostanze contaminate sia liquide che solide; ed infine notevole quantità di sostanze, anche infiammabili, sono stoccate in containers, riconosciuti dal competente ministero al trasporto delle sostanze e non per essere utilizzati all’aperto e per lunghi periodi di tempo». L’ex Presidente della Commissione Igiene e Sanità voleva sapere dai Ministri competenti quali iniziative sarebbero state messe in atto per «rimuovere le gravi irregolarità riscontrate dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco presso il deposito di materiale radioattivo della ditta Cemerad e i reali rischi di contaminazione ambientale e di danni alla salute pubblica». A tutt’oggi nessuna autorità statale o regionale e nemmeno scientifica, ha  identificato le componenti, stimato gli effetti o valutato gli impatti epidemiologici o svelato gli interrogativi su origine, provenienza e occultamento delle scorie radioattive.
    Le ecomafie ringraziano.
    Anche l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) tace. La giornalista Dolores Palantoni vibra di indignazione: “A Statte muoiono o si ammalano di patologie tumorali cittadini dai 15 ai 50 anni”. Vi è correlazione tra le radiazioni nucleari e le malattie della popolazione, come leucemie, malformazioni neonatali e alterazioni genetiche? Un dato è certo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato la vasta area di Taranto a «elevato rischio ambientale», già nei primi anni ’90.

    ECOMAFIE DI STATI
    Colline di rifiuti radioattivi in attesa di uno smaltimento definitivo. Altri che vengono abbandonati e dispersi nell’ambiente, lontano dai centri abitati, ma soprattutto da occhi indiscreti. Altri ancora che viaggiano indisturbati attraverso le frontiere. E’ questo lo scenario odierno. Tra i protagonisti dei traffici di materiali radioattivi, in particolare uranio e plutonio arricchito, materie, materie prime per la produzione di ordigni nucleari, figura la criminalità organizzata (italiana e non), ma soprattutto multinazionali del crimine e governi occidentali. E’ solo un caso, ma Taranto ospita unità navali a propulsione ed armamento nucleare battente bandiera Nato, ossia Usa, ma l’obsoleto piano di sicurezza e di evacuazione della cittadinanza non è noto all’opinione pubblica.

    Fonte: Taranto: rifiuti nucleari e chimici a portata di narice, tumori alle stelle

    Chi la vuole bianca… e chi la vuole intelligente!

    Posted in Ecologia  by admin | febbraio 26th, 2011

    Quasi l’intero fabbisogno di carta di un ufficio potrebbe essere coperto con i prodotti in carta riciclata. Solo eccezionalmente si dovrebbe usare carta “nuova”, badando comunque a dare la preferenza ai prodotti sbiancati senza cloro. La “carta ecologica” è ormai da tempo una realtà ben conosciuta, anche se la maggior parte della amministrazioni sia pubbliche che private non si è ancora convertita all’utilizzo di questo versatile prodotto.

    La stessa carta bianca, ottenuta da fibra di cellulosa ma sbiancata senza l’utilizzo del cloro, non ha an-cora conosciuto un’ampia diffusione, sebbene alla vista ed al tatto non si percepisca alcuna differenza rispetto alle carte tradizionali. Sembra che né il consumatore né l’utilizzatore professionale abbiano grande chiarezza sulle peculiarità dei vari tipi di carta. Cerchiamo allora di fissare alcuni punti fermi:

    Carta “nuova” sbiancata al cloro

    fino ad alcuni anni fa l’unico tipo di carta disponibile sul mercato. La sua produzione è legata ad un ingente utilizzo di acqua ed energia, ed il processo di sbiancamento porta ad inquinare gravemente l’acqua che, uscita dalle fabbriche, ritorna ad immettersi nei fiumi e nei laghi. La materia prima è il legno, risorsa naturale certo non illimitata, come dimostrano le difficoltà che già si incontrano sul mercato della cellulosa.

    L’abbattimento degli alberi provoca fenomeni di erosione che soprattutto nei Paesi nordici, in Canada e nell’ex Unione Sovietica hanno raggiunto dimensioni preoccupanti. Anche i Paesi tropicali non ne restano indenni.

    Carta “nuova” sbiancata senza cloro

    presenta lo stesso consumo di acqua ed energia necessario alla produzione della carta sbiancata con il cloro, ma con la differenza che il processo di sbiancamento avviene con preparati a base di ossigeno. Le acque di scarico presentano così un inquinamento decisamente inferiore.
    Rimane comunque consigliabile solo nei casi in cui sia proprio impossibile utilizzare carte ricavate da fibre riciclate (ad es. nella stampa fotografica).

    Carta riciclata (100% fibre di recupero)

    La materia prima non è il legno (cellulosa), ma la carta da macero ottenuta attraverso la raccolta differenziata. Dal momento che il consumatore medio italiano non collabora però con tanto entusiasmo alla raccolta differenziata dei rifiuti, il nostro Paese importa enormi quantità di carta da macero da quei Paesi (ad es. USA) che evidentemente godono di consumatori più “diligenti” sotto questo punto di vista. Una raccolta non proprio ordinata porta allora alla presenza di carta mescolata ad impurità o sporcizie, rendendo necessario uno sbiancamento – c.d. deinking – a base di composti chimici (senza cloro) per ottenere una tonalità sufficientemente chiara.

    Un piccolo confronto: per normale carta riciclata si utilizzano per ogni tonnellata di prodotto da 7 a 15 Kg di composti chimici a base di ossigeno, contro i 250 Kg necessari per la carta non riciclata.

    Carta riciclata “originale” o “ecologica”

    Viene ottenuta al 100% da fibre di recupero e non subisce alcun processo né di decolorazione (deinking) né di sbiancamento. Il modesto consumo di materie prime, di energia, di acqua e di prodotti chimici fa di questo prodotto l’alternativa certamente più ecologica. Solo questa può essere definita “carta ecologica”.

    Chi allora ritiene che:

    • - consumare meno energia
    • - consumare meno acqua,
    • - inquinare meno fiumi e laghi,
    • - abbattere la montagna dei rifiuti,
    • - risparmiare il patrimonio boschivo,

    siano punti da considerare nei propri acquisti di prodotti cartari, trova nella carta riciclata (soprattutto in quella “originale”) un’alternativa veramente intelligente.

    Se il privato consumatore può orientarsi verso queste alternative, l’utilizzatore pubblico (Stato, Comuni, Enti Pubblici, scuole,…) deve dare la preferenza a questi prodotti, come prescrive la Legge N. 283 del 5 giugno 1985.

    Ma…  si continuano a sentire le affermazioni più disparate in merito all’utilizzo di carta riciclata:

    non è igienica?

    nel corso della produzione, la carta da macero viene portata a temperature superiori ai 150°. Nessun microrganismo sopravvive a tali temperature.

    è costosa?

    Dalle nostre indagini risulta che si può trovare una buona carta riciclata risparmiando fino al 20% rispetto alla carta “bianca”. Senza considerare che la produzione della carta normale comporta costi (in termini di inquinamento e peggioramento della qualità di vita) che non vanno ad aggravare i listini prezzi, ma pesano sulla collettività e quindi anche… su noi stessi!

    è qualitativamente inferiore?

    Il Ministero dell’ambiente della Germania ha potuto constatare già nel 1983, sulla base di analisi condotte dall’Istituto federale per lo studio dei materiali, come la carta riciclata sia adatta a quasi tutti i campi di applicazione.

    Diversi enti e società hanno nel frattempo modificato i propri acquisti di carta puntando sul prodotto riciclato ed ottenendo risultati di tutto rispetto: fra questi in Germania le Poste, nonché all’incirca il 90% degli uffici pubblici, e in campo privato grosse società come Siemens, Oetker, Quelle e Ford.

    L’amministrazione finanziaria del Land Nordrhein-Westfalen ha presentato qualche tempo fa un rapporto delle esperienze acquisite in tema di carta riciclata, impiegata in tutti i normali lavori di ufficio, dalla carta intestata alla stampa laser, dalle fotocopie alle dichiarazioni dei redditi. I risultati presentati sono ottimi: non solo si è avuta conferma degli aspetti qualitativi, ma anche di quelli economici, con un risparmio di 650mila marchi nelle fase di acquisto, 500mila marchi risparmiati sotto forma di costi stimati per lo smaltimento della carta da macero, 7 milioni di KW/h di energia ed un’infinità di acqua che si sarebbero sprecati per la produzione della carta normale.

    L’ultima novità in tema di carta è senz’altro la produzione ottenuta dal mais e dalle alghe, dove non si dovrebbe porre il problema di utilizzo di risorse naturali divenute scarse.

    Ancora una considerazione generale: come per tutti i prodotti che acquistiamo dovremmo considerarne l’origine, la fase di utilizzazione e quella dello smaltimento finale: nel caso della carta risulta così assurdo utilizzare una carta, per quanto buona essa sia, che per arrivare al mio tavolo percorre una lunghissima strada, ad esempio trasportata su camion dai Paesi nordici.

    Se si decide di acquistare con consapevolezza, si può anche fare un ulteriore passo adottando un proprio sistema per la raccolta della carta usata, in casa e al lavoro, modificando ad esempio anche i contratti con le imprese di pulizia.

    Fonte: centroconsumatori.it

    Asl Ba, bilancio 2011 in rosso

    Posted in Puglia  by admin | febbraio 24th, 2011

    di Nino Sangerardi
    Giovedì 24 Febbraio 2011

    I vertici dell’ASL di Bari e provincia–Nicola Pansini, direttore generale, Francesco Lippolis, direttore amministrativo e Alessandro Calasso ,direttore sanitario-, oggi finito nel vortice della nuova bufera abbattutasi sulla sanità pugliese- hanno approvato il Bilancio economico preventivo  generale esercizio 2011 e il Bilancio pluriennale di previsione anni 2011, 2012, 2013. La diagnosi finanziaria dell’azienda sanitaria barese cosa racconta? Che butta male.Lo scrive il direttore Pansini chiaro e tondo: ” Il risultato economico negativo per il 2011 può senza alcun dubbio definirsi strutturale.Infatti riflette per un verso  l’ineludibilità dei costi rispetto alle prestazioni richieste ed offerte dalle strutture aziendali, e per altro verso, l’inadeguatezza delle quote di FSR( forse vuol dire Fondo sanitario regionale, ndr) assegnate all’ASL BA”. E Pansini continua: ” Si può affermare che la maggior parte dei costi sono riferibili a fattori non direttamente controllabili dalla Direzione Aziendale, gli stessi sono non governabili in quanto correlati alla domanda di assistenza da parte dei cittadini e a disposizioni regionali e/o accordi tra associazioni di categoria e organi regionali(costi per prestazioni sanitarie da pubblico e privato) nonchè alla dotazione organica dell’azienda( costi personale e di rinnovi contrattuali)”.

    Dunque a giudizio del direttore generale Nicola Pansini riguardo la gestione economico-finanziaria dell’ASL si è in presenza di ”… fattori non direttamente controllabili dalla Direzione aziendale… e non governabili”.Nel documento che si è potuto consultare il manager Pansini non menziona, in modo specifico, i diversi elementi inerenti il risultato economico non positivo.

    Gruppi di ammalati che sopravvivono tra  i letti ospedalieri d’Apulia e ausiliari  infemieri  e medici precari in attesa di ” sistemazione partitocratica”( probabilmente nei pressi delle elezioni politiche a venire, stante che Fitto e Vendola sono politicamente complementari; d’altro canto si rileva lo strano masochismo di un partito come il PD pugliese che regala troppi spazi di potere pubblico a  Vendola & Co–occupato e presidiato tramite le società e fondazioni e commissioni e enti  regionali in co-housing di stampo neosovietico, ammantato di populismo mediatico copiato dall’infelice grammatica propagandistica berlusconiana–  il quale alle elezioni regionali del 2010 ha perso 128.898 voti rispetto alle regionali del 2005 invece il PD ha raccolto, nel 2010,  410.935 voti; la narrazione delle percentuali è inconfutabile: 20,75% il PD e solo 9,7% l’agglomerato  Nichi- SEL) si chiedono un poco perplessi: ” Compito del direttore di un’azienda sanitaria non deve essere quello di ,appunto, governare  il Bilancio, i flussi di denaro pubblico, la domanda di assistenza, i costi e benefici delle prestazioni erogate dalle strutture sanitarie?”. Così dovrebbe essere.

    A titolo di cronaca sanitaria econtabile  si rammenta che il compenso economico annuale per il direttore Nicola Pansini è di 150 mila euro mentre quello dei direttori amministrativo e sanitario( Francesco Lippolis e Alessandro Calasso) è pari a 122 mila euro ciascuno.

    I dati economici previsionali relativi al triennio 2011-2013 evidenziano: 2011 perdita pari a euro 105.436, anno 2012 perdita di euro 88.506, anno 2013 euro 85.379.

    Nel resto del mondo terracqueo che succede ai dirigenti di un’azienda che presenta i conti in rosso?

    Una risposta forse potrebbe arrivare dal Governatore Nichi Vendola che a proposito di sanità ebbe a declamare: “Mai metterò una tassa sul dolore”.Infatti ha decretato la tassa-ticket di un euro sui medicinali a carico della sofferenza patita da gran parte dei pugliesi.

    Fonte: Asl Ba, bilancio 2011 in rosso

    La rivoluzione a Cinque Stelle di Treviso

    Posted in Comuni a cinque stelle  by admin | febbraio 19th, 2011
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    La rivoluzione verde di Treviso è firmata dalla Lista a Cinque Stelle.
    Caro Beppe,
    un altro passo avanti verso il completamento del Programma a 5 Stelle di Treviso è stato fatto e in modo condiviso da tutti i consiglieri comunali, ne cito solo alcuni punti:
    - Realizzazione di un piano energetico comunale.
    - Sportello di consulenza al pubblico per risparmio energetico, bioedilizia e energia rinnovabile
    - Costruzione di centraline idroelettriche su chiuse e strozzature di canali e pannelli fotovoltaici su tetti di edifici pubblici. Il progetto vale oltre tre milioni di euro, ma i vantaggi di simili impianti, alla lunga, compensano gli investimenti (coperti in nove anni) e producono utili.
    La svolta eco-sostenibile del consigliere David Borrelli è stata accettata da tecnici ed assessori che hanno accelerato rilievi e studi di fattibilità. Il piano operativo prevede l’installazione degli impianti per sfruttare l’energia solare sugli edifici pubblici “con scarsa valenza architettonica” e ampie superfici, e due centraline idroelettriche per sfruttare due “nodi” d’acqua persi. La Lista Civica a Cinque Stelle è dei cittadini e Borrelli è il nostro dipendente. Lo teniamo d’occhio e lui porta le nostre idee dove più conta.” Maurizio- Grillitreviso

    Fonte: beppegrillo.it

    Condomini a Cinque Stelle

    Posted in Comuni a cinque stelle  by admin | febbraio 19th, 2011
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    Dopo il Comune a Cinque Stelle arriva il Condominio a Cinque Stelle. Quel luogo in cui ci si accoltella per un nome su un citofono, per i bambini che giocano o per il volume della radio può diventare la nostra Shangri La. Il mito del Condominio Italiano che ha partorito scene indimenticabili come la riunione di condominio di Fantozzi e la coppia di macellai Olindo e Rosa, un luogo di sospetto e di abbrutimento sociale… può trasformarsi in un laboratorio della Nuova Italia. Se cambiamo i condomini, tutto il resto sarà in discesa. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.” Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

    Caro Beppe,
    tre settimane fa, con i consiglieri Matteo Olivieri e Davide Valeriani ho presentato in Comune e Circoscrizioni Ovest e Nord Est mozioni per istituire la pratica dei “Condomini Virtuosi” chiamati anche “
    Condomini a 5 Stelle“. Una pratica dove, partendo dalle assemblee condominiali, in maniera spontanea e non obbligatoria ed in collaborazione con associazioni di agricoltori, ambientalisti, consumatori, gestori condominio si intraprendono azioni utili e condivise come:
    -
    Frangigetto per rubinetti per risparmiare fino a 50% sui consumi di acqua potabile (quella che Pdl e Lega stanno privatizzando)
    -Installazione lampadine a risparmio energetico o
    led nei lampioni esterni condominiali per ridurre consumo energia e spese
    -
    Compostaggio domestico di condominio (sconto in tariffa del 20%) per ridurre i rifiuti organici e creare fertilizzante naturale per il giardino
    - Si creano
    gruppi acquisto solidale tra condomini per acquisto di beni e merci
    -promuovere lo scambio di oggetti tra i condomini
    - “
    Audit” energetico degli edifici per studiare come isolare meglio le strutture e ridurre i consumi energetici e dispersioni termiche
    -Creare un piccolo spazio di
    orto comune, etc.
    In poche parole si risparmia ed aiuta l’ambiente con piccole azioni quotidiane decise insieme tornandosi a parlare. Un cammino virtuoso, difficile in alcune situazioni ma di grande civiltà a nostro avviso. Un cammino apprezzato tanto che un
    Gruppo su Facebook ispirato a questa idea “Condomini a 5 Stelle” ha raccolto 1.645 adesioni di cittadini. In questo gruppo diversi cittadini portano esempi concreti di cosa stanno già facendo.
    La proposta nella Circoscrizione Ovest di Reggio ora verrà vagliata dalla commissione per studiare alcune iniziative che possano far partire questa pratica di buona cittadinanza da qualche condominio della nostra circoscrizione.
    Dal momento che
    il capogruppo PDL Primo Berti, dispensa lezioni sui giornali sul tempo sprecato in Circoscrizione, i cittadini in primis i suoi elettori devono conoscere come lui svolge il suo incarico all’interno di un ente che rappresenta 38.000 cittadini pur con competenze e risorse limitate. A voi la risposta del capogruppo del PDL Primo Berti in Circoscrizione Ovest…. . Registrazione della seduta del 23 novembre già su Youtube.
    Berti capogruppo del PDL non trova altre argomenti per criticare questa proposte pratiche per il risparmio dei cittadini dicendo che si tratta di “
    violazioni della sfera privata“, “fuffa” e propone leggendo un messaggio pensando di essere ironico (ride solo lui) . “distributori di preservativi nei condomini, distributori di banconote da 500 euro, la stanza della bambole gonfiabili dove gli abitanti possono vincere la solitudine, corsi di danza della pioggia, autoscontri di condominio…“. Ascoltare per credere. Tutto in seduta di Consiglio.
    A me personalmente da padre di famiglia questa risposta
    ha messo tristezza, anche perchè nel mio piccolo nel condominio di otto appartamenti dove vivo siamo riusciti a decidere insieme di mettere il pozzo per l’acqua piovana, compostiera domestica comune, un piccolo orto.
    Ma questa è la poca serietà e poca educazione con la quale il signor Primo Berti affronta spesso gli argomenti proposti dalle altre persone all’interno della Circoscrizione Ovest.
    Le critiche ad ogni proposta sono legittime, siamo i primi ad usare sarcasmo ed ironia ma fuori dalle istituzioni. Dentro le istituzioni dai Comuni alle Circoscrizioni, passando per Parlamento e Consiglio Regionale, ritengo ci si debba confrontare sempre seriamente sulle
    cose concrete. Per rispetto in primo luogo dei cittadini elettori che sono anche contribuenti che pagano il funzionamento di questi organi.” Vito Cerullo, consigliere Circoscrizione Ovest, Lista Civica Reggio 5 Stelle Beppe Grillo.

    Fonte: beppegrillo.it