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  • Allerta alimentare: salsicce di pollo e tacchino AIA

    Posted in Sicurezza Alimentare  by admin | febbraio 4th, 2010

    aia

    Allerta alimentare: salsicce di pollo e tacchino Aia

    DATA: 26 GENNAIO 2010

    PRODOTTO: SALSICCE DI POLLO E TACCHINO

    LOTTO: L 7911182

    CAUSA DELL’ALLERTA: Probabile accidentale presenza di frammenti di materiale plastico

    Note: nessuna informazione ai consumatori è presente sul sito AIA

    Fonte: GROS CIDAC

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    Tags: allerta alimentare, frammenti di materiale plastico, salsicce di pollo e tacchino AIA

    Sano come…il Latte

    Posted in Alimentazione  by admin | gennaio 14th, 2010

    latte

    Recenti ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei paesi dove viene consumata una maggiore quantità di latte e formaggio: Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo in cui il consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente, sono anche quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente diffusa fino a diventare una piaga sociale.
    Sembra quasi che i medici che consigliano il latte come prevenzione dell’osteoporosi, non siano a conoscenza che l’assunzione del calcio derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto, inibita dalla presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte stesso.
    Inoltre, fatto non meno importante, il latte tende ad “acidificare” il nostro organismo, mentre è risaputo che per essere assimilato il calcio necessita di ambiente alcalino.
    Anche il nostro organismo, per funzionare perfettamente, ha bisogno di un Ph neutro, se non leggermente alcalino. Il latte ingerito (assieme ad altri alimenti acidi quali carne, pomodoro, zucchero, farine raffinate, ecc..) crea un ambiente acido, che porta a innumerevoli malattie come indebolimento del sistema immunitario, colon irritabile, gastriti, emicranie, sinusiti, indebolimento del fegato e del sistema linfatico, ambiente favorevole alla proliferazione di infiammazioni urinarie e dell’orecchio. La medicina cinese insegna che l’ambiente acido facilita la proliferazione di cellule tumorali.
    Il discorso viene a complicarsi ulteriormente per i bambini allattati con latte vaccino: il latte di mucca, contenendo molecole più grandi rispetto al latte materno, tende a supernutrire il corpo ed a SOTTONUTRIRE il cervello ed il sistema nervoso. In generale i bambini allattati al seno sono più brillanti, più sensibili e più svegli di quelli nutriti con latte vaccino: inoltre il latte materno aiuta lo sviluppo corretto del sistema immunitario, che poi verrà distrutto in parte dalla bomba a orologeria dei vaccini obbligatori, ma questo è un altro triste discorso.

    Il latte materno prepara il corpo ad albergare
    l’anima e lo spirito.
    Porta l’essere umano
    sulla terra e gli fa percepire
    l’unità con il genere umano
    (Haushka
    )

    Per complicare ulteriormente la situazione, molto spesso vengono assunti vari tipi di proteine durante il pasto: è procedura usuale fornire ai bambini un bel bicchiere di latte durante il pranzo a base di carne oppure di pesce, oppure proporre ricette contenenti carne e formaggio formulati assieme. Anche se il gusto ne guadagna, proporre il latte ai bambini piccoli assieme ad altre proteine equivale a disorientare, sconquassare il loro povero fegato, che non sa più che enzima secernere: alla fine il nostro intestino si troverà con un amalgama di proteine digerite (cioè quelle cui fegato ha prodotto l’enzima corrispondente, dato che ne può fornire uno solo per digestione) e un altro amalgama di proteine indigerito (che tende ad andare in putrefazione). Quindi si avrà inizialmente un’irritazione sul tratto digerente e conseguentemente, se la dieta persiste, un’irritazione cronica sulle pareti dell’intestino (con sintomi quali diarrea, stitichezza, stanchezza oppure iperattività): e come ulteriore conseguenza, avremo un malassorbimento delle sostanze nutritive, delle vitamine, degli enzimi e dei minerali.
    Al giorno d’oggi nessuno è immune da carenze vitaminiche, vuoi per dieta sbagliata, vuoi per intestino irritato (che spesso passa inosservato), vuoi perché oramai anche le verdure biologiche si sono impoverite.
    Altro punto importante: la causa determinante per lo sviluppo delle malattie infettive non è dovuta, come opinione comune, esclusivamente dall’aggressione di virus e batteri che ci giungono dall’esterno. Occorre per prima cosa un terreno stressato (il nostro corpo nutrito in modo errato) su cui tali batteri possano impiantarsi e svilupparsi, ed in secondo luogo un sistema nervoso stanco e/o stressato. Studi recenti hanno dimostrato che togliendo latte e latticini (in quanto immuno-influenti, che vanno cioè a influenzare l’apparato immunitario) dalla dieta di 100 persone (senza alcuna spiegazione per evitare il famoso effetto placebo) e lasciando altre 100 con la loro dieta normale, si è notato che delle prime 100 solo 15 si sono ammalate durante il periodo freddo, mentre fra le altre 100 le malattie da raffreddamento hanno colpito più dell’85%.
    Nand Kishore Sharma, uno studioso contemporaneo, avvisa che nel latte di mucca ci sono troppi ormoni, residuo della loro alimentazione industriale contenente (fra le altre “prelibatezze” varie) l’ormone della crescita, per produrre vacche grasse. Basta poca, pochissima immaginazione per immaginare quali effetti hanno sull’organismo dei bambini allattati con tale prodotto: crescita ponderale esagerata, gonfiore del corpo, coliche intestinali. Analogo discorso avviene per gli adulti, ma in maniera più sottile, in quanto chi cresce non è il corpo, ma ciò che si presta alla crescita all’interno del nostro organismo, come per esempio, i tumori.
    Poche persone sono a conoscenza che buona parte della popolazione dei paesi industrializzati è esposta ad concentrazione di diossina tali da avere effetti sull’efficienza riproduttiva di uomini e donne (da notare come siano in aumento le tecniche di inseminazione artificiale) e da provocare casi di cancro in una persona su 1.000. L’assunzione di diossina avviene per ingestione con il cibo, soprattutto latte, latticini e carne.
    Ancora a proposito di cancro: in uno studio, condotto presso la Harvard University su 145 donne di Boston si è riscontrato che le donne che consumano yogurt e formaggi freschi hanno una probabilità tre volte maggiore di contrarre cancro alle ovaie. A tal proposito è utile ricordare che la Danimarca (paese in cui si fa un elevato consumo di grassi e latticini) ha un’incidenza di cancro alle ovaie di ben sei volte maggiore rispetto al Giappone, dove si consumano pochissimi latticini.
    Esiste un test per capire se si è consumatori di latte e formaggio. Alcune delle domande proposte sono:
    1) Tendete ad avere la pressione alta?
    2) Sentite il bisogno di lavarvi spesso?
    3) Avete forfora o perdete capelli?
    4) Avete foruncoli attorno alla bocca o sulle guance?
    5) Soffrite di osteoporosi?
    6) Avete dolori addominali?
    7) Avete problemi di pelle?
    8)ecc..

    Un libro molto interessante, “La cucina del diavolo” di Gunter Schwab, porta alcuni passi interessanti:
    “il latte delle mucche che ricevono prodotti coltivati con concime artificiale (composto da protidi sintetici ed altri preparati chimici) non può essere considerato alimento protettivo, e cagiona nell’organismo eczemi e disturbi intestinali che possono avere conseguenze mortali”
    “nel latte di mucche nutrite con farina di soia, fu riscontrata la presenza di tricloroetilene, usato nell’estrazione dell’olio dai suoi semi” molto tossico!
    “mi è nota una disposizione, secondo la quale il latte di mucche trattate con penicillina, può essere venduto solo 3 giorni dopo la cura”
    “DDT e composti esavalenti, i nostri più energici veleni, impiegati nelle campagne, si ritrovano nel grasso del latte”
    Nei ristoranti và di moda la panna: aiuta a non far attaccare il cibo dimenticato in padella, lega con gli ingredienti, fa consistenza, ed inoltre piace al cliente. Il cibo cucinato ad alte temperature con la panna è una delle cose più dannose che esistano: chi ha fatto il lavapiatti sa quanta fatica ci vuole a scrostarla dalle padelle una volta che è a temperatura ambiente. Lo stesso discorso vale per le nostre pareti dell’intestino. (da C.Corvino, “L’arte di cucinare in armonia con le stagioni – Estate” ed. Macroedizioni)
    Il dott. Roberto Marrocchesi, esperto in nutrizione, avvisa che tra il 70% e il 90% dell’umanità non digerisce il latte. Questa intolleranza venne individuata e descritta con enorme ritardo nei circoli scientifici a partire dal 1958. Finora sono stati individuati quattro tipi di intolleranza al latte: 1) la più importante, e cioè quella di intolleranza al lattosio 2) quella di sensibilizzazione alle proteine 3) l’intolleranza psicogena, cioè pura e semplice avversione da disgusto e 4) quella causata da microinquinamento batterico o chimico in un latte industrialmente trattato (residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari, antimuffe, coloranti, ecc..).
    La sensibilità del pubblico al problema delle allergie causate dai latticini è ancora scarsa: è stata così potente e capillare la pubblicità da parte delle fonti più autorevoli e “al di sopra delle parti” che il parere dominante è che non solo il latte è un cibo valido, ma che è un cibo perfetto per grandi e piccini. Ne consegue che la causa degli innumerevoli problemi di salute contemporanei rimane “sconosciuta”.

    Tratto da: www.disinformazione.it

    Articolo di Susanna Berginc

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    Tags: latte, latticini, osteoporosi

    Latte di Soia contaminato da Iodio

    Posted in Sicurezza Alimentare  by admin | gennaio 14th, 2010

    bonsoy

    L’Irlanda è diventata l’ultimo Paese ad emettere un avviso di sicurezza alimentare di iodio nel latte di soia contaminato dal Giappone che ha già causato problemi di salute a 10 persone in Australia. I test hanno rivelato che bere una tazza di soia latte potrebbe superare la dose giornaliera tollerabile (TDI) per lo iodio di più di 34 volte per i bambini fino a tre anni e sette volte per gli adulti. La Food Safety Authority of Ireland (FSAI) ha confermato che le confezioni da un litro di latte di soia Bonsoy che sono state distribuite nel Paese sono le stesse di quelle implicate nelle malattie della tiroide in Australia. I distributori e fornitori di latte di soia irlandesi sono stati contattati al fine di garantire che tutti i prodotti interessati siano ritirati dalla vendita. Le imprese hanno altresì l’incarico di rilasciare degli avvisi nei punti vendita. La UK Food Standards Agency (FSA) ricorda che la scorsa settimana dopo aver ricevuto un avviso dalla Food Standards Australia New Zealand (FSANZ) che il prodotto conteneva “Alti livelli di iodio” sta continuamente monitorando la distribuzione britannica del latte di soia ed è in collegamento con i suoi omologhi irlandesi per seguire gli sviluppi. L’agenzia ha aggiunto che mentre la maggior parte delle persone sane non sarebbero interessate da eventuali leggeri eccessi di iodio, coloro che bevono un sacco di questo latte di soia, compresi bambini nutriti con bevande di soia come alternativa al latte, potrebbero essere a rischio. Il latte di soia Bonsoy si arricchisce con la kombu, un prodotto di alghe che contiene naturalmente iodio. Tuttavia, i livelli della sostanza nel latte di soia sono estremamente elevati, ha detto la FSANZ. Lo iodio è un elemento essenziale per gli ormoni tiroidei, ma se i livelli di consumo superano le dosi giornaliere ammissibili, la funzione tiroidea può essere influenzata. La FSNAZ ha dato l’allarme inizialmente il 24 dicembre dopo aver confermato che un gruppo di nove adulti di età compresa tra 29-47 anni e un bambino nel Nuovo Galles del Sud, hanno avuto problemi alla tiroide, tutti i casi segnalati hanno consumato latte di soia Bonsoy.

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    Tags: Bonsoy, Giappone, Irlanda, Latte di soia contaminato da iodio

    Biotossine marine: cozze e ricci a rischio

    Posted in Sicurezza Alimentare  by admin | gennaio 14th, 2010

    Cozze

    Le tossine del gruppo della palitossina (PITX) sono biotossine marine che sono state individuate soprattutto nelle zoantidi marini (coralli molli) del genere Palythoa e dinoflagellati bentonici del genere Ostreopsis. Le tossine del gruppo PITX sono state segnalate nelle Hawaii e in Giappone, ma sono attualmente distribuite in tutto il mondo. Fioriture di Ostreopsis spp. sono state recentemente segnalate in quattro paesi europei: Francia, Grecia, Italia e Spagna. La presenza di Ostreopsis spp. può provocare la contaminazione delle specie di molluschi e crostacei destinati al consumo umano. I dati sulla presenza dichiarati dai paesi europei sono stati limitati e comprendono solo la PITX e la ovatossina-A in cozze e ricci di mare. Attualmente non ci sono Regolamenti in materia di tossine del gruppo PITX nei molluschi e crostacei, sia nell’Unione Europea (UE), sia in altre regioni del mondo. Segni e sintomi di intossicazione da tossine del gruppo PITX non sono ben definiti, ma includono mialgia e debolezza, eventualmente accompagnata da febbre, nausea e vomito. I decessi sembrano essere rari, anche se ci sono segnalazioni di casi gravi, in cui i pazienti sono morti dopo circa 15 ore. La banca dati tossicologica è limitata, comprende solo studi di tossicità acuta attraverso vie diverse di somministrazione in varie specie animali. La tossicità acuta e le morti sono state segnalate dai focolai umani, ma non ci sono dati affidabili quantitativi sulla tossicità acuta delle tossine del gruppo PITX negli esseri umani. L’assenza di studi di tossicità a lungo termine esclude la determinazione di una dose giornaliera accettabile (DGA).

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    Tags: biotossine marine, cozze, ricci

    Ftalati nella catena alimentare

    Posted in Sicurezza Alimentare  by admin | gennaio 14th, 2010

    ftalati

    Ormai preoccupazioni ne sono state sollevate parecchie circa gli ftalati e le cause di problemi alla salute – anche ai livelli molto bassi a cui siamo attualmente esposti. L’uso continuato di ftalati non è più necessario, dato che sono ora disponibili alternative più sicure.  Le preoccupazioni maggiori vengono dai plastificanti impiegati nel PVC, utilizzato nella fabbricazione di bottiglie, pellicole trasparenti e le guarnizioni per i tappi a vite dei vasi. Anche se questi composti sono indubbiamente pericolosi a livelli elevati di esposizione, nell’opinione scientifica tuttavia, si fa strada la crescente evidenza che anche ai livelli più bassi di esposizione, gli ftalati sono causa di problemi come la sterilità, l’obesità, il cancro al seno, il cancro della prostata, malattie cardiache e il diabete. Ai consumatori consigliamo di stare alla larga dalle materie plastiche con i codici di identificazione 3 ed evitare le carni fresche e verdure avvolte in pellicola trasparente. La maggior parte delle pellicole trasparenti vendute per uso domestico sono ormai fatte di polietilene a bassa densità (codice 4), che sembra essere sicuro. Ma molti supermercati, macellerie e fruttivendoli usano ancora il confezionamento di carni e verdure fresche in pellicola trasparente in PVC.

    Tags: catena alimentare, Ftalati, pvc

    Mozzarella al biossido di titanio

    Posted in Frodi alimentari  by admin | gennaio 4th, 2010

    E’ usato come colorante per inchiostri per carta, suppellettili di plastica, vernici, creme e filtri solari. Nell’industria alimentare è impiegato come colorante (E171). Si tratta del biossido di titanio, un colorante minerale. Il pigmento bianco è ottenuto con diversi processi dai composti estratti in natura sotto forma di rutile e anatase. Pensavo che il biossido di titanio fosse usato solo per colorare gomme da masticare, medicinali, confetti come gli Smarties e invece ho scoperto che trova impieghi molto piu’ vasti. Non voglio soffermarmi sulla sua sicurezza d’uso, bensì sull’impiego fuorviante. Qualche mese fa i Nas hanno scoperto che alcuni produttori con notevole fantasia lo usavano per sbiancare la mozzarella. mozzarellaIncreduli? Il suo impiego -dicevamo – è comunque ammesso in diversi Stati per produrre alimenti in cui non pensavo entrassero coloranti. In India impiego ristretto a gomme da masticare (non piu’ dell’1%) e drink alla frutta (non piu’ di 100 mg/kg) . In Giappone non ci sono limiti ?! L’Unione Europea ne permette l’uso alimentare a livelli quantum satis. Lo troviamo inserito nella Tabella 3 del Codex General Standard for Food Additives, additivo permesso in alcuni alimenti in accordo con Good manufacture practice (GMP)… e allora non dovremmo stupirci se la Nestlè Professional lo usa nella fabbricazione di un concentrato per salse? Curiosate anche tra gli ingredienti di alcuni prodotti di Pizza Hut, Vegan Cheese e in altri siti con preparati per pizza. Alla McDonal’d servono anche una salsa che lo contiene, ma sono soli pochi esempi. A proposito di mozzarelle, ho trovato un vecchio lavoro di Kosikowski: Application of Titanium Dioxide to Whiten Mozzarella Cheese che descrive come procedere per la produzione industriale della mozzarella cheese utilizzando il biossido di titanio come colorante. Come fare? Mescolare da 1.0 a 2.0 kg di biossido di titanio in polvere con 15 litri di acqua, poi aggiungere circa 4,000 kg di latte. Procedere con la caseificazione. Cosa ci colpisce di piu’ che ci siano disonesti che usano il biossido di titanio per sbiancare la mozzarella o leggere che il suo impiego come colorante alimentare è ammesso nella produzione per me “fuorviante” della mozzarella cheese o di altri “processed cheese” prodotti in accordo con il Codex alimentarius seguendo le previste Good manufacturing practices (GMP)?

    Riferimenti:

    -Lance G. Phillips and David M. Barbano. “The Influence of Fat Substitutes Based on Protein and Titanium Dioxide on the Sensory Properties of Lowfat Milk”. Journal of Dairy Science 80 (11): 2726.

    - Application of Titanium Dioxide to Whiten Mozzarella Cheese

    - Mozzarella manufacturing

    - codexalimentarius.net

    - Is titanium dioxide used as a food colour?

    - Determination of titanium dioxide in foods using inductively coupled plasma optical emission spectrometry Analyst, 2000

    - Opinion of the Scientific Panel on Food Additives, Flavourings, Processing Aids and materials in Contact with Food on a request from the Commission related to the safety in use of rutile titanium dioxide as an alternative to the presently permitted anatase form (pdf)

    Fonte: Trashfood

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    Tags: mozzarella al biossido di titanio

    Prodotti ritirati dagli scaffali dei supermercati

    Posted in Alimentazione  by admin | gennaio 4th, 2010

    IN ITALIA UNA CATENA RITIRA 400/500 ARTICOLI OGNI ANNO MA NESSUNO LO DICE.

    L’unica insegna che ha scelto di indicare sul sito internet i nomi dei prodotti ritirati è la Gros Cidac di Aosta.

    IN EUROPA I SUPERMERCATI METTONO IN RETE L’ELENCO DEI PRODOTTI RITIRATI DAGLI SCAFFALIsupermercati_europa

    In Italia una catena di supermercati ritira dagli scaffali 400/500 prodotti alimentari l’anno. E’ quanto emerge incrociando i dati forniti dal ministero della Salute con quelli del controllo qualità delle due principali insegne. Le campagne di ritiro sono un tema all’ordine del giorno anche in Europa, visto che l’anno scorso l’Italia ha inviato alla DG Sanco di Bruxelles (organismo che coordina il sistema di allerta alimentare europeo RASFF) ben 468 segnalazioni (su un totale di 3040). I problemi più diffusi riguardano la presenza di micotossine in pistacchi e arachidi (900 casi il numero è elevato perché si controllano tutte le partite), le salmonelle (300 casi), l’uso di additivi e coloranti vietati (200 casi).

    Per fare fronte alle emergenze  il controllo qualità dispone di una struttura pronta ad intervenire in poche ore.  Quando l’allerta riguarda un solo articolo la questione è abbastanza semplice. Diventa più complicata quando la segnalazione riguarda un ingrediente presente in centinaia di preparazioni,  come è avvenuto qualche anno per il peperoncino colorato con una sostanza cancerogena.
    Il ogni caso il sistema di allerta segnala solo una parte dei 400/500 prodotti difettosi che ogni anno vengono sottratti alla vendita. I ritiri quotidiani nel 15/20% dei casi scattano per la data di  scadenza, indicata in modo poco leggibile   o  per errori grossolani. Spesso il ritiro è richiesto dall’azienda in seguito ad un problema riscontrato durante la produzione (latte con troppa carica microbica, imperfetta chiusura della confezione, diciture errate….). Gli stessi supermercati intervengono per ritirare i prodotti difettosi con il loro marchio. Ci sono poi le segnalazioni dei dipendenti quando sistemano i prodotti sugli scaffali e notano involucri troppo fragili, pasta con farfalline, confezioni di latticini bombati, buste di prosciutto saldate male, conserve in scatola ammaccate… Le segnalazioni più preziose arrivano dai consumatori. Bastano 3/4 reclami per togliere il prodotto dagli scaffali, come è accaduto di recente per una maionese con un forte odore di pesce, pane in cassetta dal sapore troppo acido e porzioni di arrosto di tacchino con una strana colorazione gialla.

    In molti paesi occidentali e negli Stati Uniti decine di catene di supermercati  pubblicano  nel loro sito internet l’elenco dei prodotti alimentari ritirati dagli scaffali. La lista delle insegne comprende  nomi   famosi come l’inglese Sainsbury’s, l’americana Whole Food Market e anche Wall Mart . Vi proponiamo la lista dei siti  che adottano questa politica  con le pagine  dedicate ai recall . L’elenco è proposto dalla blogger inglese Phyllis Entis.

    http://www.shoprite.com/ProductRecall.aspx

    Fonte: http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/in-molti-paesi-occidentali-e-negli-stati–uniti-decine-di-catene-di-supermercati-ogni-settimana-inser.html

    Autore: Roberto La Pira

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    Tags: prodotti ritirati dai supermercati

    Ingannevole la pubblicità del materasso eminflex

    Posted in Pubblicità ingannevole  by admin | gennaio 4th, 2010

    INGANNEVOLE LA PUBBLICITA’ DEL MATERASSO EMINFLEX – 65.000 € DI MULTA- DELUDENTI RISULTATI NEI TEST COMPARATIVI

    12

    La pubblicità dei materassi Eminflex, i più famosi d’Italia grazie a 12 anni di spot, televendite e telepromozioni su canali come Rete 4, Canale  5… è stata censurata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, la società Cem dovrà  pagare una multa di 65.000 €.

    Le accuse sono molto precise: il prezzo di vendita non viene indicato chiaramente perché si dimentica di precisare che al listino occorre   aggiungere l’IVA. Anche le indicazioni relative alle spese di spedizione sono poco chiare,  per cui alla fine il materasso Alba proposto a 129 € veniva a costare  29 € in più, mentre al modello matrimoniale da 259 € bisognava aggiungere altri 58 €. Le stesse critiche sono state mosse al sito www.eminflex.it.

    Un altro aspetto evidenziato dall’Antitrust riguarda le scarse informazioni sulle modalità da seguire per chiedere  di esercitare il diritto di recesso,  ovvero i restituire  i materassi  e ricevere in cambio il denaro versato senza penali. Per correttezza va detto che la società CEM che gestisce il marchio Eminflex (fatturato nel  2008 pari a 63 milioni di €) nel corso dell’istruttoria ha provveduto a modificare i listini e a chiarire meglio le modalità per la restituzione dei materassi in caso di recesso.

    Un altro aspetto da considerare riguarda la scarsa descrizione dei regali abbinati ai materassi. I regali si sono rilevati spesso e volentieri degli accessori di scarsa qualità e anche fuori misura.

    Per dovere di cronaca va ricordato che nel 1997 in un test presentato nella trasmissione televisiva Mi Manda Lubrano sui cinque materassi più venduti in Italia),  Eminflex ha meritato il giudizio “medio” risultato il peggiore del test. Dalle prove effettuate in laboratorio emergeva la poca affidabilità della struttura e la non eccelsa qualità dei materiali per l’imbottitura. L’episodio è significativo perché raramente in un test comparativo il prodotto leader come era allora Eminflex, merita  l’utimo posto in classifica. Nel 2003 Altroconsumo ha condotto un altro test  da cui emerge che il modello Eminflex Renova è un po’ cambiato. Il materasso acquistato in televisione a 169 € con tutti gli accessori, ha meritato un giudizio medio/ buono, con un punteggio leggermente superiore a quello di Ikea Sultan Nattljus che però è stato pagato  92,9 €.  Il migliore modelo è risultato Magniflex Marte Boxato da 130 a 149 €. Più costoso ma con buone caratteristiche anche Dorelan Master Firm.

    Fonte: http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/ingannevole-la-pubblicita-del-materasso-eminflex-65000-di-multa.html

    Autore: Roberto La Pira

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    Tags: materasso eminflex, Pubblicità ingannevole

    Il cavallo per la raccolta differenziata e il trasporto alunni

    Posted in Mobilità sostenibile  by admin | novembre 8th, 2009

    ENVIRONNEMENT-DECHETS-ANIMAUX

    IN FRANCIA TORNA DI MODA IL CAVALLO PER LA RACCOLTA DIFFERENZAITA E IL TRASPORTO ALUNNI

    In Francia torna di moda il cavallo. Il comune di Maxéville  vicino a Nancy ha avviato una sperimentazione  con un cavallo municipale da tiro che  sarà adibito al trasporto degli alunni a scuola (Equibus). A Peyrestortes vicino a Perpignan invece il cavallo viene usato nel parco per raccogliere le foglie e fare lavori di manutenzione e anche per raccogliere  l’immondizia.

    equibus

    Fonte: ilsole24ore.com

    Autore: Roberto La Pira

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    Tags: cavallo municipale da tiro, comune di Maxéville, equibus

    Scuola Italiana di Giornalismo

    Posted in Internet e l'informazione  by admin | novembre 3rd, 2009
    Immagine anteprima YouTube

    In Italia la Politkovskaja e le decine di giornalisti russi assassinati sarebbero ancora vivi. La Scuola Italiana di Giornalismo non prevede la morte di un portatore di verità se non in rari casi, come per Mauro de Mauro o Ilaria Alpi. Eccezioni che confermano la regola del giornalista servo. Servo per vocazione e, soprattutto, per stipendio. Nel 2009 sono stati uccisi nel mondo 33 giornalisti e 171 sono finiti in galera insieme a 91 blogger. Il giornalismo nostrano pagato dallo Stato con i contributi pubblici non corre questi rischi. E’ come se la Politkovskaja fosse stata retribuita da Putin per scrivere sulla Pravda. I dati dei finanziamenti all’editoria per il 2007 e pagati nel 2008 spiegano meglio di qualunque discorso il posizionamento al 49simo posto della libertà di informazione dell’Italia nel 2009 (35sima nel 2007) secondo Reporters Sans Frontières.
    Alcuni dati: Libero (diventato una Onlus per i contributi) 7.794.367 euro, Il Riformista 2.530.638, Il Foglio 3.745.345, La Padania (serva di Roma Iddio la creò) 4.028.363, L’Unità 6.377.209, Europa (organo del rutellone) 3.599.203, Il Secolo d’Italia 2.959.948, Il Campanile (organo del mastellone) 1.150.919, Avvenire 6.174.758 (ma non gli basta l’otto per mille?), Il Denaro (il nostro?) 2.459.799. L’Avanti (i socialisti sono sempre presenti) 2.530.638. Non mancano neppure le elemosine folcloristiche elargite con le nostre tasse come: Il Granchio 88.444 euro, Motocross 506.660, Chitarre 273.126, Car Audio e FM 290.400, Italia Ornitologica 40.000 e il misterioso Adista 117.000 (*).
    Mancano i soldi per la Scuola, per la Polizia, per le case antisismiche, per il sussidio di disoccupazione ai padri di famiglia disoccupati. Non mancano mai per i giornalisti di regime. Il Dipartimento per l’informazione e per l’editoria è presieduto da Paolo Bonaiuti del PDL. Senza la cortina fumogena dell’informazione a tassametro il regime Pdl-pdmenoelle non durerebbe un giorno, Senza lo Stato la maggior parte dei giornali fallirebbe. Lo stipendio a Belpietro, Ferrara, Polito, Boriani lo decide lo psiconano e lo paghiamo noi. Gli editori sono i camerieri dei politici, i giornalisti scrivono il menu su ordinazione. I contributi pubblici all’editoria e gli sgravi fiscali di cui godono i grandi gruppi editoriali vanno aboliti. Se lettore compra, giornalista vive. Altrimenti faccia un altro mestiere.

    (*) Il Fatto Quotidiano che ha dichiarato di non voler fruire di contributi pubblici rappresenta una controprova. Travaglio, Lillo, Gomez non avrebbero mai potuto diventare editorialisti o direttori del Corriere della Sera o della Repubblica. Hanno dovuto farsi un loro giornale per scrivere.

    Fonte: beppegrillo.it

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    Tags: Editoria

    Sofisticazioni alimentari: olio di oliva

    Posted in Alimentazione  by admin | ottobre 31st, 2009

    SOFISTICAZIONI ALIMENTARI: OLIO DI OLIVA SPAGNOLO DEODORATO VENDUTO IN ITALIA COME EXTRA VERGINEolio

    Le adulterazioni dell’olio extra vergine di oliva sono riprese alla grande. Uno studio finanziato da Coop e realizzato dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna diretto dal Giovanni Lercker, ha bocciato il 70% dei campioni di olio extra vergine selezionato  tra le marche  meno costose (2,5/3,0 €/l) in vendita nei supermercati e negli hard-discount. Secondo gli esperti in questa fascia di prezzo  si trovano  gli oli con forti sospetti sulla genuinità.  I risultati sono  molto chiari: per 5 bottiglie si è avanzato il sospetto di deodorazione, per 3 campioni la denominazione  extra vergine è stata ritenuta errata per via dei difetti di sapore (avvinato, riscaldo e rancido e sarebbe corretto classificarli come   “vergini”), mentre altri 4 hanno un gusto di cartone. Alla fine quelli sicuramente genuini e con un buon sapore sono solo 4 pari al 30% circa! (la somma  complessiva è maggiore  dei campioni perché alcuni oli presentano più difetti). Certo l’analisi non è statisticamente esaustiva e non rappresenta l’intero mercato, ma fornisce  buoni elementi di riflessione.

    Precisazioni

    In laboratorio sono stati inviati 24 campioni anonimi (due bottiglie di olio extra vergine per ogni marca per verificare la riproducibilità del nuovo metodo di analisi). L’olio imbottigliato nella maggior parte dei casi proviene dalla Spagna e fa parte del cultivar Picual. Le bottiglie di olio extra vergine di marche conosciute vendute a meno di  3,0 €/l non rientrano nei campioni esaminati. In questi casi il prezzo super scontato  è collegato ad offerte speciali e a vendite sottocosto di breve periodo.

    Perché tante frodi

    Per capire cosa sta succedendo  sul mercato e perché tanti  produttori hanno ripreso a fare i furbi  bisogna trasferirsi in Spagna nell’Andalusia, dove una consistente parte del territorio è ricoperta da uliveti. Il momento critico si registra durante la raccolta, quando le olive vengono ammassate in attesa della spremitura e in queste condizioni si sviluppano fermentazioni anomale, per cui l’olio assume un cattivo odore e può essere venduto come extra vergine. Olive
    Per recuperare le partite difettose i produttori effettuano una deodorazione  blanda vietata per legge, riscaldando leggermente l’olio ed eliminando  il cattivo l’odore.  Attualmente non esistono  metodi analitici ufficiali in grado di svelare la  frode  e per questo motivo gli spagnoli deodorano l’olio senza problemi. Il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna  ha individuato un nuovo metodo (detto degli alchil esteri) che abbinato ad altri parametri permette di identificare le partite di olio deodorato. Il sistema non è ancora validato , anche se il Consiglio oleico internazionale (Coi) ha intenzione di adottarlo e di inserirlo  nell’elenco dei  metodi di controllo ufficiale.  Le analisi si basano sulla misurazione della quantità di acqua, dei componenti volatili e degli alchil esteri che si formano nelle olive di scarsa qualità o mal conservate prima della lavorazione. In linea con la politica di costante monitoraggio dei prodotti proposti sugli scaffali, Coop che ha finanziato lo studio ,  dopo avere visionato i risultati ha chiesto ai fornitori di olio extra vergine il rispetto dei nuovi parametri ancora non ufficiali. Non è la prima volta che Coop realizza operazioni di questo tipo per salvaguardare la qualità e arginare le furberie dei produttori troppo disinvolti.

    30 anni di frodi

    In Italia l’aggiunta fraudolenta di olio di semi all’olio di oliva negli anni 60’ è stata una truffa di grande respiro per quattro motivi: la semplicità dell’operazione, i grandi guadagni, l’assenza di problemi per la salute  trattandosi di oli commestibili e l’assenza  di rischi seri in assenza di metodi analitici ufficiali. Per rendersi conto della situazione basta ricordare che alcune aziende  imbottigliavano direttamente olio di semi di cartamo etichettandolo come olio di oliva. Negli anni 80-90  è arrivato  l’olio di nocciole, reso famoso dal sequestro nel 1991 alla ditta Riolio di Barletta di 1,8 milioni di litri di olio di nocciole, destinato ad adulterare  18 milioni di bottiglie di olio extra vergine. Pochi anni fa si miscelava all’olio di oliva, olio di semi di girasole denominato Trisun oppure alto oleico. Anche l’olio di semi di palma trifrazionato, l’olio di sansa manipolato e l’olio di vinacciolo rientravano nel gruppo degli ingredienti preferiti dai contraffattori. Il trucco era semplice.

    goce

    Bastava  miscelare il 10-15% di questi oli all’olio extra vergine di oliva, per rendere il riconoscimento quasi impossibile rispetto alla capacità analitiche di quel periodo. I problemi e le lacune degli  organi di controllo erano conosciute dalle grandi marche italiane che per anni hanno seguito politiche commerciali ambigue.

    bottiglia
    Negli anni 90  si registra la svolta e le grandi marche decidono di adottare  una politica indirizzata alla qualità. L’amara realtà di questa cronistoria è l’incolmabile  gap analitico  tra lo staff della repressione frodi e il gruppo agguerrito di operatori truffaldini . Quando i tecnici delle aziende inventano nuovi sistemi per trarre profitti illeciti i controllori riescono ad introdurre adeguate analisi per bloccare le furberie solo dopo qualche anno.
    L’ultima furberia  è la deodorazione dell’olio di oliva spagnolo che è vietata  dalla legge, ma d fatto adottata su vasta scala  non essendo rilevabile con le analisi convenzionali.Questa ricorsa tra produttori  un po’ troppo disinvolti e controllori  in ritardo continuerà  fino a quando non verrà attivato un sistema di controlli più severo affidato ad operatori esperti.

    Fonte: http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/10/le–frodi-sullolio-extra-vergine-di-oliva-sono-riprese-alla-grande-una-volta-si–miscelava-olio-d.html

    Autore: Roberto La Pira

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    Tags: olio deodorato, olio extra vergine di oliva, olive spagna truffe, sofisticazioni alimentari olio

    Studio medico USA: la Chemio distrugge il cervello

    Posted in Chemioterapia  by admin | ottobre 26th, 2009

    chemio

    Studio medico USA, conferma : La Chemio distrugge il cervello

    La chemioterapia distrugge la memoria e il cervello. Eppure in Italia
    la si continua a praticare: Perché?

    Uno studio dell’Università della California a Los Angeles pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Breast Cancer Research and Treatment” mostra che la chemioterapia è dannosa e che esistono tecniche non dannose come la Ipertermia per le parti Molli, (fegato, pancreas, intestino, seno, con nessun effetto collaterali negativo come cadute di capelli e dimagrimenti, e niente bisturi, ne avvelenamenti da farmaci) e la Radioterapia Stereotassica per le partì dure (cervello, polmone altre parti ) inventata nei Laboratori del “Dipartimento di Fisica Nucleare” di Stoccolma diretto dal dott. Lax in Svezia. La chemioterapia , afferma questo Studio, induce modificazioni nel metabolismo cerebrale e nel flusso ematico. Questi effetti il paziente può risentirli anche a dieci anni di distanza. Questi risultati aiutano a spiegare i disturbi lamentati dai pazienti sottoposti a chemioterapia. Le persone faticano a mettere a fuoco e a ricordare le cose in un modo che non gli accadeva prima della chemioterapia; lo spiega il Dott. Silverman che con i suoi colleghi ha usato la PET per scandire il cervello di pazienti che erano state sottoposte a intervento chirurgico per la rimozione di un cancro al seno da cinque a dieci anni prima. Una parte di esse era stata sottoposta a chemioterapia per ridurre il rischio di recidive. Confrontando le immagini PET ottenute da questo gruppo, da un gruppo di pazienti non sottoposte a chemioterapia e da un ulteriore gruppo di controllo di soggetti sani, si è riscontrato come nelle pazienti trattate si potesse riscontrare una forte diminuzione del metabolismo cerebrale . A questa riduzione del metabolismo corrispondeva un peggioramento nei test sulle capacità mnemoniche. Una scoperta che in Svezia era già stata appurata dal ” karolinska Hospital Center ” e in USA da diversi Ospedali Americani e Canadesi, come la “New York University of State Island”.

    Bisognerebbe togliere di mezzo ufficialmente la superata e medioevale chemioterapia , in favore della moderna “Ipertermia” e aggiornare la “radioterapia standard “, molto imprecisa (colpisce sia le cellule sane che quelle cancerogene), con quella Stereotassica ,precisa, grazie all’uso di Computer e di un “Acceleratore Lineare 3D”.

    E’ importante precisare che il fatto che esistano presunte metodologie e cure tecnicamente migliori della chemioterapia e della radioterapia è solamente un’informazione sullo stato delle metodologie ufficiali. E’ ben più importante sottolineare che esistono anche cure di medicina naturale che vengono ostacolate dallo status quo.

    “Occorre inserire la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione oppure verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e senza farsene
    accorgere, in una dittatura. Così il tentativo di limitare l’arte della medicina solo ad una classe di persone, rappresenterà la Battaglia della scienza medica”.
    (Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza USA – 17
    Sett 1787)

    Fonte: medicina.it – Duilio Pacifico

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    Tags: Chemioterapia, ipertermia, radioterapia stereotassica